Provini falliti, mastite e ostacoli. Ecco Vásquez: «Non ha paura di niente»

La storia del difensore messicano raccontata a ESPN da chi lo conosce bene

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Vasquez Genoa
Il difensore Johan Vasquez esulta mimando la C della fidanza Camila (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Lo chiamano “il nomade del calcio”, ma le difficoltà per lui non si fermano al repentino cambio di città. Per Johan Vásquez, il gol segnato ieri pomeriggio all’esordio ha piuttosto le stigmate di una liberazione: i problemi affrontati in carriera, i provini non superati, una fastidiosa mastite capitatagli anni fa e, non ultimi, gli ostacoli linguistici che sembravano rinviare a oltranza il suo debutto, al netto dell’adattamento al calcio italiano.

Tutto – o molto, perlomeno – alleviato da un colpo di testa, preciso, assestato al 90′ spaccato di domenica 17 ottobre 2021, su calcio d’angolo pennellato da Nicolò Rovella. Di messicani in Serie A se ne sono visti sei e, a eccezione del napoletano Lozano, nessuno era riuscito a segnare: Johan, di professione difensore come gli altri quattro predecessori (Miguel Layún, Héctor Moreno, Carlos Salcedo e Rafa Marquez), ha atteso l’ultimo minuto regolamentare della prima partita giocata dall’inizio. Agognata, a giudicare dal furor di popolo che lo accompagna sui social da quando è arrivato a Genova, tra le bandiere messicane e i «metan Johan» auspicati dai connazionali. Un obbligo, quasi, più che una richiesta a Ballardini. Tutto esaudito. Vásquez titolare contro il Sassuolo e gol a parte, una partita di sostanza: il 94,6% dei passaggi a buon fine, il 30% dei duelli aerei vinti, 3 intercetti e 4 tackle.

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Criscito abbraccia Vasquez (foto di Genoa CFC Tanopress)

Pumas, Monterrey, Tigres, Cruz Azul, Cimarrones (non in ordine), ma ora il Genoa. Un viaggio che parte da una promessa fatta da Johan al padre, Rigoberto, intervistato da ESPN. E se Johan è nato il 22 ottobre 1998 a Navojoa, una municipalità di circa 170mila abitanti dello stato di Sonora (Messico settentrionale), a 9 anni si è trasferito nel centro del Paese, nello stato di Hidalgo, per sfondare nel mondo del pallone: dopo dodici mesi accusò però una mastite che obbligò sua madre a riportarlo a casa. Ristabilitosi, Vásquez ha nuovamente lasciato la famiglia, stavolta in direzione Città del Messico. Qui lo aveva portato un osservatore, il signor Jorge Valtonrá: «L’anno dopo però Valtonrá è stato licenziato e il club ha deciso che tutti i giocatori che non fossero originari di Città del Messico se ne sarebbero dovuti andare, perché il club non avrebbe pagato alloggi a calciatori provenienti da fuori», ha detto Rigoberto Vásquez a ESPN. Johan compreso.

Sempre nella capitale, assieme al fratello, Vásquez ha fatto provini per il Cruz Azul: «Normalmente i ragazzi magri non superavano le prove mediche». Così, se il fratello ha passato quel provino, il 16enne Johan è tornato a Navojoa. Senza però accantonare il suo sogno. E l’anno dopo ha firmato un contratto col Cimarrones, da svincolato. «Si tratta di un contratto semestrale da professionista» racconta sempre a ESPN il d.s. del Cimarrones, Alan Rivera, che ricorda di avergli anche detto: «Jugando en Liga de Ascenso [Serie B messicana, n.d.a.], en dos años debutarás en Primera División». E il suo allenatore Mario García già allora non aveva dubbi: «Johan ha una forza di volontà che nessuno può battere. Johan è così, non ha paura di niente».

Di qui la carriera di Vásquez è proseguita al Monterrey: debutto il 6 ottobre 2018, due anni ai Rayados, quindi il 2020/21 ai Pumas e il 16 agosto 2021 il Genoa, non prima del bronzo ottenuto con la sua Nazionale all’Olimpiade di Tokyo. I rossoblù, l’Europa, un salto importante. Decisivo. Tanto che sempre Rivera oggi ha detto: «Gli step che Johan ha percorso gli sono serviti, si è fortificato in ciascuno di questi. Il Genoa è un club ideale per lui, dà la possibilità ai giovani di giocare per poi venderli a club più importanti».

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