Presidenza Figc, Gravina: “Lotito, opzione che non esiste più”

Il candidato spiega ai microfoni di "Tutti convocati" su Radio 24: "Avrei votato un candidato della Lega di A, ma lui mai"

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Gabriele Gravina (Foto Giuseppe Bellini/Getty Images)
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“In occasione dell’audizione a Milano mi è stato chiesto come presidente della Lega Pro se ero disponibile ad appoggiare una candidatura alla presidenza di un candidato indicato dalla Lega di A,  io dissi sicuramente sì con due requisiti fondamentali: una persona competente e affidabile e che potesse portare con sè un bagaglio fondamentale di consenso unitario da parte della lega” Così Gabriele Gravina intervenuto a Tutti Convocati su Radio 24, in merito alla candidatura di Lotito e prosegue: “Mi è stato fatto il nome, personalmente dal Presidente Lotito, il suo e ho detto categoricamente che non l’avrei mai votato, quindi lo sa e ora mi ha chiesto la ragione agli lo rappresentate per cui per me il problema di Claudio Lotito è un problema superato ormai da anni perché ho avuto rapporti conflittuali sul politico con Claudio Lotito già in Lega Pro e ben conosciamo i risultati, quindi è un problema che non voglio ripetere per quanto riguarda la lega di A, quindi non è sicuramente il mio candidato”.

POSSIBILE ASSE CON TOMMASI E ULIVIERI – Con Tommasi c’è un dialogo costante e continuo, non è un rapporto conflittuale, ci sono delle valutazioni delle riflessioni da fare” Gravina prosegue ancora a Tutti Convocati su Radio 24 in merito al suo rapporto con Tommasi e spiega: “io ho chiesto a tutti di fare una valutazione insieme, vedo che ci sono ancora formazioni in essere che, come ho detto prima, non accetto sul metodo, cioè la riproposizione di un qualcosa che abbiamo già visto il 6 marzo e io un 6 marzo non lo voglio rivivere. È chiaro che la mia posizione evidentemente, se quello è lo schieramento che qualcuno vuole proporre, è chiara e netta ed è di contrapposizione a quello schieramento e quindi in linea di principio io, Damiano e Renzo (Ulivieri) siamo perfettamente affini a portare avanti insieme un percorso poi decideremo chi e come.” “Dobbiamo essere responsabili sia io che Damiano che Renzo che Marcello Nicchi, ma devo dire anche gli altri”.  Il candidato alla presidenza federale commenta: “Stavo seguendo il ragionamento sulla riflessione dei calcoli, è un qualcosa che sento da diversi giorni, l’idea proprio della valutazione sul pensiero calcolante che è quello che ha ammazzato in questi ultimi anni il nostro calcio, io vorrei abbandonarlo per un attimo. Mi piace più l’idea di un pensiero pensante, di mettere insieme dei soggetti che condividono un percorso, che hanno voglia di rivoluzionare la cultura del calcio italiano, cambiare pelle al calcio italiano e chi ha voglia di fare questo a mio avviso deve fare un passo avanti”.

CALCIO ITALIANO NON ANCORA PRONTO AD UN PRESIDENTE EX CALCIATORE, MA CON TOMMASI ABBIAMO ALLEANZA DI PRINCIPI – Gravina spiega da dove nasce la sua candidatura: “Con Tommasi abbiamo tracciato nella prima elezione del 6 marzo un’alleanza di principi, valgono ancora quei principi, ma mi preoccupa, è che qui nasce la mia candidatura, che il mondo, e quindi la cultura del calcio italiano, della politica del calcio italiano, che non sia ancora pronta a condividere la presenza di un calciatore alla guida del calcio italiano, per cui la mia paura che la candidatura di Damiano, che stimo come una persona corretta e come una persona per bene, oggi potrebbe correre il rischio di non aggregare quel consenso che invece serve per allontanare alcune logiche che purtroppo vedo all’orizzonte e continuando ancora riproporsi”.

FONDAMENTALE LA RIFORMA DELLO STATUTO SE SI VOGLIONO EVITARE INCIUCI ELETTORALI – “Io non condivido i metodi e soprattutto la formazione che si sta riproponendo, quindi al di là dei programmi, in cui ci sono delle diversità, credo che ripresentare la stessa formazione, che noi abbiamo contestato come opposizione sia io che Damiano Tommasi, credo che non sia riproponibile in questa fase”. Gravina sottolinea un importante aspetto: “C’è una differenza sostanziale nei programmi, io ho parlato di pilastri fondamentali, di asset fondamentali, dal settore giovanile, alla valorizzazione del patrimonio infrastrutturale cercando di valorizzare al massimo alcune dimensioni,  tra queste dimensioni ce n’è una che è vitale per il futuro, che è la riforma del nostro statuto, oltre alla riforma della Giustizia. La riforma dello Statuto è determinante perché purtroppo quello che stiamo vivendo ancora una volta, ed è l’ennesima volta all’interno di una competizione elettorale nel mondo del calcio, è legato a una vacatio, a delle deficienze previste all’interno del nostro statuto. Non è pensabile che il presidente, nel momento in cui si cambia, ha già a sua volta pronta, per ragioni statutarie, la composizione del governo del calcio italiano, è chiaro che questo ti induce a fare accordi e non sono assolutamente più possibili, visto che oggi. ormai abbiamo dimostrato, non abbiamo quella flessibilità nel concedere parte dei nostri interessi a favore dell’interesse generale del calcio italiano”.

ALTRI FALLLIMENTI DA QUI A FINE STAGIONE – “I fallimenti non riguardano la Lega Pro, ma riguardano il sistema e come sistema mi riferisco al fatto che se retrocedono alcune società dalla B, e puntualmente di queste società il 50% fallisce subito, altri falliscono dopo un anno, vuol dire c’è un problema di sistema, non è la Lega Pro che genera i fallimenti perché il Vicenza fallisce in Lega Pro perché è retrocesso, il Como fallisce in lega Pro ma è retrocesso dalla B, il Modena lo stesso, il Mantova uguale, l’Ancona è uguale, il Lanciano uguale.” Così Gabriele Gravina riguardo al grave problema dei fallimenti in Lega Pro. “Questa realtà di dati, che io seguo con grande attenzione, ci deve far riflettere. Quando parlo di rivoluzione culturale di sistema mi riferisco a questo, è il sistema che non regge, evidentemente il sistema di mutualità tra B e C tra A, B e C non funziona, c’è qualcosa che non permette una normale gestione”. Il numero uno della Lega Pro, candidato alla presidenza Figc, conclude: “Nel momento in cui la Lega Pro ha deciso di dotarsi di uno strumento che è il codice di autoregolamentazione che alza la qualità dei controlli, immediatamente viene fuori il caso Modena viene fuori il caso Vicenza e ahimè ho paura che venga fuori qualche altro caso da qui alla fine dell’anno, perché la mia lega quindi le mie società hanno deciso di privilegiare il rapporto qualitativo all’interno del mondo del calcio, quindi dobbiamo ripulire, come si ripulisce? Attraverso dei sistemi di controllo, che sono particolarmente severi, attenti e nel mio programma, nella mia piattaforma, io ho inserito il principio del rating perché non è pensabile che all’interno di un sistema economico come quello del calcio noi non possiamo ispirarci ai principi dominanti di controllo, di verifica e di garanzia di qualità che sono tipici del mondo economico”

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