Juric: “L’unione del gruppo, la forza per superare i momenti bui”

L'allenatore del Genoa: "Simeone ha margini di miglioramento pazzeschi. Sto pensando a un duetto con Pavoletti"

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Ivan Juric (Foto Genoa cfc)

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Ivan Juric, intervistato da Telenord, racconta gli inizi di carriera: “Tutte le tappe della mia carriera sono state fondamentali, tutte diverse e dove ho imparato tanto: a Mantova, un anno molto difficile, come a Crotone, dove bisognava gestire momenti molto positivi. Inter? Non è stato permesso a Gasperini di esperimersi a suo modo, ho imparato molto anche in soli due mesi“.

Il Crotone aveva grandi valori umani, abbiamo sempre lavorato bene e nella seconda parte di stagione è stata acquisita la consapevolezza di essere forti” spiega il tecnico di Spalato. Possibile un episodio Leicester in Serie A? “Non credo, c’è troppa differenza tra Juventus e Napoli e le altre“. Da chi ha imparato ad allenare? “Bielsa, Guardiola e Paulo Sousa. Cerco d’introdurre qualcosa prendendo da altri. I momenti difficili saranno da gestire al momento, se verranno: conterà molto l’unione di gruppo, essere caratterialmente forti“.

Juric viene poi stuzzicato sul suo rapporto nello spogliatoio: “Sono me stesso. Pretendo molto durante gli allenamenti ma per il resto lascio abbastanza libertà“. Ivan proviene da una famiglia di laureati, la mamma non era proprio felice del fatto che facesse il calciatore: “Vivevo alla giornata, mi allenavo senza fissazioni: in Croazia era normale a quel tempo. A Spalato abbiamo subito poco i danni della guerra, sono stato fortunato: ho avuto un’infanzia serena, con molti amici“.

Il rapporto con Milanetto non è cambiato. Omar e Fabrizio Preziosi sanno lavorare senza troppe risorse, prendiamo una decisione assieme sulla base delle nostre opportunità” chiarisce Juric. Ritorna di moda il paragone con il General Rincon: “Tomas è più forte di me perché ha più tecnica, potrebbe fare meglio in zona gol: peccato che gioca troppo tra Genoa e Nazionale“.

Simeone è la piacevole scoperta di questo inizio rossoblù: “Ci sono giocatori meglio di lui in Sud America, lui ha margini di miglioramento pazzeschi. Lavora bene, quello che a me più interessa è questo“. Può convivere con Pavoletti? “Sono due prime punte che hanno bisogno di spazi, posso farli giocare assieme magari avanzando un centrocampista per trovare le triangolazioni. Il problema è la gestione dello spazio se ognuno lo vuole per se“.

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