Il genoano Pertini e il calcio: tre episodi raccontati dalla Fondazione Genoa

Tre incroci con il football che rigurdano il celebre presidente della Repubblica

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Sandro Pertini, Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985 (Foto Wikipedia)

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Domenica 11 luglio 1982: quale tifoso calcistico italiano allora ed ancora vivente non ricorda quel giorno? Fu probabilmente la prima volta che i telegiornali del primo pomeriggio aprirono con un servizio di argomento sportivo, quello che mostrava il Presidente della Repubblica Italiana, on. Alessandro «Sandro» Pertini, che familiarizzava nel ritiro degli Azzurri con i calciatori e il Commissario Tecnico, Enzo Bearzot, per stemperare la tensione e, nello stesso tempo, per caricarli in vista della Finale della Coppa del Mondo, che sarebbe stata loro contesa in serata dai giocatori della Germania Ovest. All’Estadio “Santiago Bernabeu” «il Presidente più amato dagli Italiani» diede ancora una volta con la sua genuina e davvero poco contenuta esultanza alle reti di Paolo «Pablito» Rossi, Marco «Schizzo» Tardelli ed Alessandro «Spillo» Altobelli sr. un saggio della sua insofferenza alle rigide regole del protocollo, a cui si erano uniformati i suoi predecessori. Tra le tante domande di argomento calcistico che in quell’effervescente estate furono rivolte al Capo dello Stato ci fu anche quella se, oltre a palpitare per la Nazionale Italiana, il suo cuore propendesse per una squadra e Pertini rispose: “In gioventù facevo il tifo per il Genoa Club”.

Due altri incroci con il calcio, dei quali il primo davvero drammatico per chi lo visse in prima persona, il secondo, invece, sicuramente gradevole per i tifosi rossoblù, di Pertini, in occasione del suo 120° anniversario della nascita, vanno ricordati.

La sera di sabato 11 dicembre 1926 era partito segretamente da Savona un motoscafo guidato da Italo Oxilia, su cui si erano imbarcati Pertini e l’anziano leader socialista Filippo Turati, che era giunto l’indomani a Calvi, in Corsica. Ai due oppositori del Regime Fascista venne riconosciuto dalla Repubblica Francese lo status di rifugiati politici, mentre in Italia sarebbe stata comminata loro, grazie all’abilità oratoria dei difensori degli accusati e alla clemenza dei giudici non allineati con le direttive dall’alto, una pena in contumacia di 10 mesi ciascuno per espatrio clandestino. Dopo essere approdato nella Francia peninsulare ed esservi vissuto per più di due anni, Pertini decise nel marzo del 1929 di fare ritorno in Italia per meglio organizzare le fila dell’antifascismo e, una volta avuto da Randolfo Pacciardi in Svizzera un documento falso intestato a Luigi Roncaglia era ritornato in Italia martedì 26. Tra i progetti del futuro Presidente della Repubblica Italiana c’era quello di organizzare un attentato alla vita dell’allora Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, l’on. Benito «il Duce degli Italiani» Mussolini: a quello scopo fissò un incontro clandestino a Pisa con un altro antifascista, Ernesto Rossi, per domenica 14 aprile 1929. Il caso volle che quel giorno all’“Arena Garibaldi” fosse in programma per la XX giornata del Girone A dell’Italia Settentrionale del Campionato di Prima Divisione (la Lega Pro dell’epoca) l’incontro Pisa-Savona (terminato 1-0 per i padroni di casa, in rete al 26’ del 1° tempo con Giuseppe Barbieri) e tra i tifosi al seguito della compagine ligure ci fosse tal Icadio Saroldi, convinto fascista, che, avendolo riconosciuto in corso Vittorio Emanuele II (corrispondente all’attuale Corso Italia), lo fece catturare da un manipolo di camicie nere. Davvero singolare il fatto che il 10 marzo di cinquantasette anni prima, nella stessa città, anche lui sotto mentite spoglie (quelle di George Brown), fosse deceduto (tre giorni dopo il suo arrivo) nella casa di Pellegrino Rosselli, prozio dei martiri dell’antifascismo Carlo e Nello Rosselli, Giuseppe Mazzini, padre di quell’idea repubblicana che si sarebbe concretizzata in Italia istituzionalmente nel 1946 ed avrebbe avuto in Pertini uno dei suoi più autorevoli e degni esponenti ai vertici dello Stato. Sabato 30 novembre dello stesso anno il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato comminò a Pertini, che non si era voluto difendere in quanto non aveva riconosciuto l’autorità di tale tribunale, per attività all’estero ostili all’Italia e per contraffazione di passaporto straniero la pena detentiva di 10 anni e 9 mesi di reclusione e di 3 anni di vigilanza speciale.

Se quello fu l’episodio, oltre che più drammatico, più lontano nel tempo, si concluderà l’articolo con quello più recente, datato domenica 6 ottobre 1985: pochi mesi dopo aver terminato il suo settennato presidenziale l’ottantanovenne Pertini fece una «scappata» a Genova (nel capoluogo ligure era stato direttore del quotidiano “Il Lavoro” dal 1947 al 1968) e trovò il tempo di assistere allo Stadio “Luigi Ferraris”, seduto tra il Sindaco di Genova, on. Fulvio Cerofolini, e il Presidente della Sampdoria, dott. Paolo Mantovani sr., all’ultimo minuto del primo tempo e alla ripresa dell’incontro valido per la V giornata del campionato di Serie A che vedeva opposti i blucerchiati ai rossoneri del Milan, in vantaggio al momento del suo arrivo in virtù della rete dell’inglese Mark Wayne «Attila» Hateley al 14’. Nella ripresa, al 13’, giunse il definitivo pareggio dei padroni di casa grazie a una rete di Gianluca «Stradivialli» Vialli: l’ex Presidente della Repubblica Italiana applaudì e disse, come si può leggere nell’intervista fattagli per “La Gazzetta del Lunedì” dal dott. Vittorio Sirianni che viene pubblicata integralmente, di aver fatto nell’occasione il tifo per i blucerchiati, ma che la sua squadra del cuore, come nella giovinezza, era il Genoa (anzi, quasi sicuramente per la forza incomparabilmente superiore alle altre formazioni concittadine che aveva negli anni Dieci e Venti, dimenticandosi di tutte le altre, in primis l’Andrea Doria, affermò che “ai suoi tempi” era l’unica).

A cura di Stefano Massa

Tratto da sito della Fondazione Genoa 1893

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