Dov’era il Genoa quando fu assassinato Moro?

Il 7 maggio '78 il Grifo retrocedette in Serie B per differenza reti, si salvò la Fiorentina di Beppe Chiappella: due giorni dopo accaddero i fatti di via Caetani

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Pruzzo in Vicenza-Genoa dell'aprile '78, 1-0 (da museovicenzacalcio1902)

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La notte buia dello Stato italiano, “quella del 9 maggio ’78” per citare un brano dei Modena City Ramblers, doveva ancora arrivare. Ma era da settimane che tirava un’aria pestilenziale sulla nostra penisola. Chi c’era ha vissuto, chi non c’era ha studiato. Erano i giorni del rapimento di Aldo Moro, erano giorni di sole nero. Chi era in congedo militare non poteva uscire dalle caserme. Roma era una capitale militarizzata, roba da seconda guerra mondiale: le persone venivano perquisite e passate come chicchi di riso in essicatoio. L’Italia, in ogni punto cardinale, era avvolta da una pugnace nube di presunzione di colpevolezza.

Da marzo il calcio aveva perso gran parte della sua peculiare potenza dissuasiva di massa. Era una disciplina anestetizzata, una giostra che procedeva a ritmo di processione, incapace di rendere felici i partecipanti. Il Genoa lottava con tutte le sue forze contro una classifica sempre deficitaria. La vittoria valeva ancora due punti e il pareggio, specialmente contro certe squadre, era spacciato al pari di un lingotto d’oro. Era il calcio delle radioline, delle maglie senza nomi e senza sponsor, del primordiale “prendo la sciarpa e vengo da te” perché le tv mostravano poco e niente.

Erano altri tempi, sono passati quattro decenni da quel 9 maggio 1978, da via Caetani, dai dieci colpi che crivellarono Moro, lo statista democristiano che aprì il dialogo dell’attenzione con l’ala comunista del Parlamento. Il Genoa, due giorni prima, retrocedette poiché non fu in grado di battere la Fiorentina di Beppe Chiappella fuori casa. 0-0 (quindicesimo pareggio stagionale in trenta partite… al tempo si correva il rischio di salvarsi anche così) e Serie B per differenza reti. Anzi, differenza rete: una sola, letale e fatale, che condannò il Grifo di Simoni assieme a Foggia e Pescara. Valle a capire le convergenze parallele del campionato e dello Stato italiano prima della sua notte più buia.

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