Correva l’anno 2017: il Sassuolo vince per la prima volta contro il Genoa al Ferraris

Decisivo il gol di Pellegrini

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Palladino sovrasta di testa Gazzola (Foto Paolo Rattini/Getty Images)
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Domenica 5 febbraio 2017 il Genoa, dopo la sconfitta contro la Roma per 0-1 di domenica 8 gennaio e il pareggio contro il Crotone per 2-2 di domenica 22 gennaio, scese per la terza volta nell’anno solare al “Luigi Ferraris”, dove, a parte i due successi per 2-1 (dopo i tempi supplementari) contro il Cesena di domenica 13 agosto e per 1-0 contro il Crotone di giovedì 30 novembre a livello di Coppa Italia, avrebbe raccolto in totale tre vittorie, cinque pareggi ed undici sconfitte. La sconfitta maturata quel giorno contro il Sassuolo, per la prima e finora unica volta vittorioso in trasferta contro il Genoa, fu, quindi, una delle tante tappe della «via Crucis» rossoblù di fronte al proprio pubblico nell’«annus horribilis» appena conclusosi.

L’incontro, che ebbe inizio alle ore 15, venne giocato sotto la pioggia e fin dall’inizio con l’illuminazione artificiale. Al 17’ del primo tempo il macedone Goran «Goghi» Pandev, servito sul fronte sinistro dell’area di rigore del Sassuolo da un passaggio filtrante di Raffaele «Palla» Palladino, si vide respingere il suo rasoterra di sinistro da una deviazione con il piede destro del portiere Andrea «lo specialista» Consigli, che poi bloccò il pallone impennatosi. Molto miglior sorte ebbe otto minuti dopo, sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto dalla trequarti di sinistra da Domenico «il van Persie della Sila» Berardi e deviato dentro l’area di rigore di testa a parabola all’indietro in maniera obliqua per una ventina di metri da Danilo «Viper» Cataldi, la conclusione di piatto destro al volo del centrocampista degli ospiti Lorenzo «il predestinato normale» Pellegrini, a cui il portiere genoano Eugenio «il pararigori» Lamanna tentò di opporsi, lanciandosi sulla sua sinistra e riuscendo solamente a toccare il pallone con le mani senza mutarne l’originaria traiettoria vincente.

Due minuti dopo, servito dalla sinistra da un morbido traversone del ghanese Joseph Alfred «the Boss» Duncan, Alessandro «il Dandy» Matri fallì di testa, mettendo il pallone sul fondo da posizione ravvicinatissima, il raddoppio, sfiorato da un tiro ravvicinato di Pellegrini alla mezz’ora, deviato sul fondo da Lamanna. Dopo aver lambito la traversa al 42′ con un colpo di testa, su cross di Palladino, dell’argentino Nicolas «el Leon» Burdisso I, il Genoa, su cross dalla destra di Cataldi, la colpì – sempre con una deviazione di testa – al 4’ con l’argentino Santiago Juan «el Chueco» Gentiletti Selak (con successiva giravolta di destro di Pandev che mandò il pallone non lontano dal palo sinistro), ma la sua offensiva perse progressivamente intensità (da segnalare quattro conclusioni di destro: un tiro di da 27 metri dello svedese Oscar Hiljemark al 10’ che, visto il tempestivo balzo sulla sua sinistra di Consigli fruttò solamente un calcio d’angolo, uno, deviato da un neroverde sul fondo, di Palladino, appena dentro l’area di rigore, al 13’, uno di Cataldi al 25’ ed uno del marocchino Adel «Mille e una notte» Taarabt al 33’, entrambi provenienti da una ventina di metri e parati da Consigli), mentre gli ospiti andarono vicinissimi alla seconda rete al 20’, su cross dalla destra di Marcello Gazzola, con un colpo di testa schiacciato di Matri, respinto con un balzo felino sulla sua sinistra da Lamanna.

Stefano Massa

(Membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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