Correva l’anno 1978: una mancata vittoria a Pescara costò al Genoa la salvezza

Il portiere abruzzese Piloni sfoderò una serie di parate sui tiri di Damiani, Pruzzo e Castronaro

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Il Genoa 1977-78 (Wikipedia)

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Domenica 2 aprile 1978 era in programma la quintultima giornata del massimo campionato. Prima dell’incontro la classifica vedeva i rossoblù di Luigi «Gigi» Simoni occupare l’ultima posizione (la tredicesima) in classifica che garantiva la salvezza con un punto di vantaggio sul Bologna e sulla Fiorentina e cinque sul Pescara, vessillifero dell’Abruzzo per la prima volta in Serie A (sedicesima e finora ultima regione ad essere rappresentata, visto che non ci hanno mai giocato squadre della Valle d’Aosta, del Trentino-Alto Adige, del Molise e della Basilicata). Il campionato per i biancoazzurri era, come sarebbe stato nelle sei successive apparizioni nella massima serie (una sola salvezza nel 1987/1988 nell’unica edizione delle ultime cinquantotto – compresa l’attuale – con due sole retrocessioni e complice la penalizzazione di cinque punti per illecito sportivo che era gravata dall’inizio del campionato sull’Empoli, il quale sul campo ne realizzò uno in più), molto problematico e l’andamento dell’incontro disputato all’“Adriatico”, all’insegna del «mezzo campo da vendere» (quello rossoblù, in cui si giocò pochissimo), confermò che il Pescara, invece che pensare a tentare di rilanciarsi nella lotta per la salvezza puntava a concludere con dignità quella stagione comunque storica per il club.

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