Correva l’anno 1977: il Genoa affrontava per la prima volta il Lecce

Si giocava in Coppa Italia e terminò 1-1

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Carlo Sartori ai tempi del Manchester United

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Tre giorni dopo la sconfitta per 0-2 nel penultimo derby non ufficiale finora disputato (contro una neoretrocessa Sampdoria, militante nella serie inferiore, quella cadetta) il Genoa cercò il riscatto nella serata di mercoledì 31 agosto 1977 nell’incontro casalingo con il Lecce, il primo in assoluto con la formazione salentina e fino a quello in programma sabato 13 agosto 2016 l’unico disputatosi a Genova a livello di Coppa Italia.

Dopo le fasi di studio, la partita ebbe un’impennata nella seconda metà del primo tempo: al 27′ il signor Gino Menicucci di Firenze in un intervento di Giuliano Belluzzi ai danni di Pietro «Pierino» Ghetti, lanciato in area di rigore da una verticalizzazione di Giuseppe «Oscar» Damiani sr., ravvisò gli estremi per la concessione della massima punizione che il «gemello del goal» di Roberto «o’Rey da Crocefieschi» Pruzzo trasformò con freddezza, spiazzando Aldo Nardin con un diagonale di destro; due minuti dopo il palo sinistro della porta di Sergio Girardi, nell’occasione non reattivo, negò il pareggio a Michele Lorusso (lo sfortunato giocatore a cui, come al compagno di squadra Ciro Pezzella, sarebbe stata fatale la paura di volare, che avrebbe fatto sì che venerdì 2 dicembre 1983 i due difensori del Lecce trovassero la morte in un incidente stradale, mentre si stavano recando alla stazione ferroviaria di Bari Centrale, da dove avrebbero preso il treno per raggiungere a Varese i compagni di squadra, che due giorni dopo sarebbero comunque scesi in campo nell’incontro pareggiato 0-0 al “Franco Ossola”).

Al 33′ Damiani sr., smarcato da un colpo di testa di Pruzzo, fallì, solo davanti a Nardin, la palla del raddoppio genoano. Nella ripresa il Genoa subì ancor di più l’atteggiamento aggressivo (tanto sul piano della continuità della corsa quanto su quello della rudezza degli interventi) degli avversari. A metà del secondo tempo Luigi «Gigi» Simoni, che negli spogliatoi non avrebbe nascosto l’amarezza per la deludente prova offerta dalla sua squadra, dovette sostituire l’infortunato Claudio Onofri con l’italovenezuelano Denis Mendoza, arretrando a libero Ignazio Arcoleo. A cinque minuti dal termine Ruggero Cannito (l’uomo che era stato, durante la prima stagione della formazione salentina nella cadetteria dopo ventisette campionati di assenza, domenica 20 marzo di quell’anno l’involontario destinatario dell’arancia scagliata dagli spalti del “Sant’Elia” al termine di un primo tempo conclusosi a reti bianche tra Cagliari e Lecce, che sarebbe costata alla compagine isolana l’immediato ritorno in Serie A e l’avrebbe costretta a disputare altri due campionati cadetti) fece partire un cross dalla sinistra, che ingenerò una mischia davanti alla porta sotto la Gradinata Nord risolta con un tocco vincente di Carlo Sartori (il fulvocrinito altoatesino trapiantato in Inghilterra che con il fittizio soprannome di «Musiello», subentrato all’inizio della ripresa a Bruno Piccioni, aveva mandato con le sue giocate in visibilio il pubblico rossoblù nell’amichevole vinta 4-3 dal Genoa contro l’Hellas-Verona sabato 24 giugno 1972; l’ex compagno di squadra del nordirlandese George «the best» Best, dell’inglese Robert «Bobby» Charlton II e dello scozzese Denis «the King» Law nel Manchester United, che con l’intermediazione dell’ex genoano Edwing Ronald «Tacchino freddo» Firmani I lo aveva «parcheggiato» all’Almas Roma per cederlo poi al Bologna, avrebbe in Italia palesato qualità da normale giocatore della serie cadetta e non certo da quel fenomeno che era apparso in quella partita di inizio estate).

Stefano Massa

(Membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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