Correva l’anno 1963: Meroni fa impazzire Castelletti e segna una doppietta alla Fiorentina

Nel 50mo anniversario della morte del fuoriclasse, Pianetagenoa1893.net lo ricorda con il racconto tratto da un volume di Franco Venturelli

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Gigi Meroni (tratto da Lo Sport Illustrato)

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Cinquanta anni fa moriva a Torino Gigi Meroni, il fuoriclasse che aveva incantato per due stagioni i tifosi rossoblù. La “Farfalla” aveva militato dal 1962 al 1964, collezionando 42 presenze e 7 gol. Pianetagenoa1893.net vuol ricordare il giocatore pubblicando un racconto intitolato “Un sogno chiamato Meroni”, tratto dal celebre libro di Franco Venturelli “Genoa, una leggenda in 110 partite, storie di Genoa e di Genoani”, dove si descrive una super prestazione di Meroni che valse la vittoria al Grifone sulla Fiorentina.

Linea a Venturelli!

Genoa -Fiorentina 2 – 1 (1 – 0)

Genova, 27 ottobre 1963

Formazioni.

Genoa

Da Pozzo, Bagnasco, Bruno, Colombo, Bassi, Rivara, Meroni, Pantaleoni, Piaceri, Locatelli, Bicicli.

Fiorentina

Albertosi, Robotti, Castelletti, Guarnacci, Gonfiantini, Pirovano, Hamrin, Maschio, Brugnera, Bartù, Salvori.

Reti

Meroni (G)18′; Meroni (G) 52′; Hamrin (F) rig. 71′.

Arbitro

Genel di Trieste

Secondo anno di A dopo la promozione del 1962. Nel Genoa è arrivato Santos, e questa volta la scelta dell’allenatore da parte della dirigenza non poteva essere migliore.

Santos, come Sarosi dieci anni prima creerà le basi per far crescere un forte Genoa, capace di vivere in modo meno precario e di garantirsi la serie A in modo meno episodico, senza dover aspettare l’ultimo minuto dell’ultima giornata.

Grazie a Santos, il Genoa esprime un gioco difensivo di tutto rispetto, capace di non degenerare nel catenaccio più deteriore anche se utilizza il “libero” e la marcatura a uomo, perché non si limita all’ostruzionismo, ma al contrario esprime anche un’idea di gioco d’attacco ben manovrato.

La chiave del gioco difensivo è il libero Colombo, perfetto nelle chiusure ma capace anche di collaborare alla costruzione del gioco. L’elemento creativo del gioco offensivo è il giovane Meroni che in questo campionato ottiene la sua consacrazione.

Il Genoa riceve la Fiorentina nel catino di Marassi all’ottava giornata, dopo un inizio a luci e ombre che tuttavia lascia abbastanza fiduciosa una tifoseria che percepisce il carisma di Santos.

Partita difficile perché la Fiorentina è squadra di notevoli valori, primo tra tutti Hamrin che ogni volta che incontra il Genoa non riesce a frenarsi dall’andare a rete, e poi Guarnacci, Maschio, Brugnera, Castelletti e Albertosi, tutti giocatori di primo piano, ma ci pensa Meroni a metterla subito sui binari giusti.

L’arbitro fischia l’inizio e la palla comincia a rotolare. E Meroni comincia subito a fare impazzire Castelletti, il suo marcatore. Per Castelletti, che è nel giro della Nazionale, sarà un pomeriggio d’inferno, Meroni gli scappa da tutte le parti e al 18′ gli va già in gol.

La Fiorentina reagisce ma la difesa del Genoa tiene bene e riesce a portare l’1 a 0 negli spogliatoi.

I tifosi sono entusiasti di un primo tempo che ha mostrato un Genoa ben organizzato e robusto, ma all’inizio del secondo tempo spunta qualche apprensione perché la Fiorentina ha giocatori di valore che sanno farsi valere.

Ci pensa di nuovo Meroni a mettere tutti tranquilli andando ancora via a Castelletti e siglando la rete del 2 a 0 dopo soli 7′. Tripudio sugli spalti. Una squadra così quadrata e sicura nei movimenti in campo, erano anni che non si vedeva. Il Genoa ha gioco e organizzazione di squadra, questa la novità che scatena gli entusiasmi.

Ma la partita non è finita. La Fiorentina insiste e a venti minuti dalla fine ottiene un calcio di rigore che il solito Hamrin trasforma.

Sul 2 a 1 ritorna l’apprensione tra i tifosi, ma il risultato non cambierà più, e arriverà una vittoria che imprime una svolta al campionato.

Questo non è un Genoa da salvezza all’ultima giornata. E infatti finirà ottavo e scriverà anche una pagina importante stabilendo il record di imbattibilità della propria porta con 791′, che darà a Da Pozzo un quarto d’ora di gloria e un posto d’onore nella storia del Genoa.

Il presente sembra finalmente sorridere. E il presente ha un nome che è già un mito: Meroni.

Un fuoriclasse che fa di nuovo sognare i tifosi genoani come non accadeva dai tempi di Verdeal e di Abbadie, al punto che un giovane tifoso della Nord gli dedica una canzone in genovese che termina dicendo:

…e u ne faiâ mette a stella in sciù Griffun”.

Ma il male oscuro del Genoa, che lo trascina in basso tutte le volte che sta per spiccare il volo, colpirà ancora. Meroni, la farfalla dalle ali rossoblù che doveva mettere la “stella” sulla maglia del Genoa, volerà via, e Santos ci lascerà per sempre vittima di un incidente d’auto.

La partenza di Meroni sarà causa di una ribellione spontanea e civile, con migliaia di tifosi che invadono piazza De Ferrari e protestano sotto la sede. Ma non servirà a nulla.

Meroni non tornerà e nel futuro, invece della “stella” ci saranno sette anni di sano calcio di provincia, lontani dalla serie A, su campi troppo piccoli per contenere tutta la passione dei tifosi genoani.

Franco Venturelli

(Tratto da “Genoa, una leggenda in 110 partite – Storie di Genoa e di Genoani”, prefazione di Claudio Onofri – Nuova Editrice Genovese)

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