Correva l’anno 1960: un Genoa derelitto fermò sullo 0-0 un’ottima Fiorentina

Come oggi, si giocava nell'ultima giornata di andata: il Grifone ultimo in classifica riuscì a conquistare un punto contro i viola che viaggiavano nelle zone alte della serie A

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Un'azione durante Genoa-Fiorentina 0-0 del 1960 (Foto Gazzetta del Lunedì)
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Il Genoa a livello di Campionato ha affrontato la Fiorentina in casa (una volta, domenica 11 settembre 1994, avendo il campo squalificato, allo Stadio “Dino Manuzzi” di Cesena) per quarantanove volte (considerando una l’incontro del 2016 sospeso domenica 11 settembre e ripreso giovedì 15 dicembre) in altrettante partite di Serie A, eccezion fatta per quella vinta 2-1 sabato 10 aprile 2004, valida per quello di Serie B; solamente in due casi prima d’ora, nel gennaio del 1960 e del 1978 (la prima volta domenica 31 e la seconda domenica 22) la gara è coincisa con l’ultima del girone d’andata (il Genoa, purtroppo, pur avendo ottenuto in quelle partite un pareggio «a reti bianche» e una vittoria per 2-1, concluse quelle due stagioni agonistiche nella maniera meno auspicata dai suoi tifosi).

Ultimo in classifica con soli 7 punti conquistati in quindici partite, il Genoa, che avrebbe recuperato tre giorni dopo, pareggiando 0-0 con la Lazio al “Flaminio” di Roma, la partita interrotta per impraticabilità di campo dopo meno di cento secondi domenica 17 gennaio 1960, si trovò ad affrontare una temibilissima formazione viola, che, dopo aver conquistato nel 1956 il suo primo Scudetto (con l’unica sconfitta rimediata – con il risultato di 1-3 – all’ultima giornata proprio affrontando in trasferta il Genoa), si era classificata nei tre campionati successivi sempre seconda (piazzamento poi mantenuto, nonostante al «giro di boa» fosse quarta, ancora nel 1959/1960). Da un lato, l’allenatore genoano, l’inglese Jesse Carver, supplito da Ernesto Matteo «Gipo» Poggi II, in quanto rimasto indisposto nell’albergo del ritiro pre-partita, non poteva non tenere conto della sproporzione di valori tecnici tra le due squadre, dall’altro, avvertiva l’esigenza di cercare la vittoria per recuperare punti alle squadre coinvolte nella lotta per la salvezza (dopo il recupero di tre giorni dopo il Genoa si trovò distanziato di tre punti da Bari – l’unica di quelle formazioni a salvarsi – Palermo ed Alessandria), sicché cercò di impostare una formazione accorta, ma non votata alla difesa ad oltranza. Fece scelte coraggiose, quali quella di recuperare Lorenzo «il Magnifico» Buffon, che era anche titolare della maglia n. 1 nella Nazionale Italiana, infortunatosi (stiramento alla coscia sinistra) tre settimane prima nel bloccare in tuffo un tiro di Egidio Morbello nella partita interna persa 0-1 contro la Spal, e quella di escludere, ritenendolo fuori forma, l’ala sinistra Paolo «Paolone» Barison, che meno di un anno prima – sabato 28 febbraio 1959 – allo Stadio “Olimpico” di Roma aveva fatto il suo esordio nella Nazionale Italiana nell’incontro pareggiato 1-1 con le «Furie rosse» spagnole, preferendogli il più manovriero Amleto «Angelo» Frignani.

Al 17’ del primo tempo lo svedese Kurt «Uccellino» Hamrin, a coronamento di un’azione iniziata da Armando Segato e rifinita da un colpo di testa dell’italo-argentino Miguel. Ángel «Michelangelo» Montuori, ebbe una favorevole occasione per portare in vantaggio gli ospiti, che sprecò, tirando alto sulla traversa per l’uscita tempestiva di Buffon, il quale si ripetè nella prima frazione di gioco altre due volte sempre a negare la gioia alla talentuosa ala destra scandinava, prima sottraendogli al 24’ il pallone con una spericolata uscita bassa e poi respingendoglielo al 38’ da terra con un piede su una conclusione da distanza ravvicinata, poco prima di essere salvato dall’incrocio dei pali su tiro di Guido Gratton.

Nella ripresa il Genoa, che durante i primi 45 minuti di gioco si era fatto vivo con un tiro di poco alto sulla traversa al 4’ e una rovesciata al 29’, bloccata da Giuliano «il portiere di ghiaccio» Sarti, ad opera dell’ala destra Leonello Leoni sr., poi andato nella seconda parte della gara a rinforzare il reparto di centrocampo, subì di meno l’iniziativa dei viola, che, comunque al al 6’ si videro respingere prima in tuffo da Buffon un gran tiro di Gratton e poi poco prima della linea di porta da Rino Carlini sul fondo, il successivo «a botta sicura» dell’italo-argentino Francisco Ramón Loiácono «Francisco Lojacono». L’occasione che avrebbe potuto dare il successo ai rossoblù capitò al centravanti italo-somalo Mario Bresolin a sette minuti dal termine, quando, sfruttando un’incertezza in disimpegno di Alberto Orzan, si impadronì del pallone sul settore di destra e poi, dopo aver evitato in dribbling Saul Malatrasi, si trovò in posizione centrale a una decina di metri dalla porta, ma, facendosi prendere dal timore di essere contrato in extremis dai due rinvenenti difensori viola ed essendo probabilmente in debito d’ossigeno, finì per far partire un tiro dal basso in alto, colpendo con l’esterno sinistro il pallone, che sorvolò la traversa.

TABELLINO

Genova, domenica 31 gennaio 1960, Stadio “Luigi Ferraris”, ore 14,30

Genoa-Fiorentina 0-0 [XVII giornata del Campionato Italiano di Serie A 1959/1960]

Arbitro: De Marchi [Pordenone (UD)]

Spettatori: trentamila circa

Genoa: 1 L. Buffon, 2 G. Corradi, 3 Beraldo, 4 Piquè, 5 Carlini, 6 Pistorello, 7 Leoni sr., 8 Abbadie, 9 Bresolin, 10 Pantaleoni III, 11 Frignani. All.: Carver

Fiorentina: 1 G. Sarti, 2 Malatrasi, 3 Castelletti, 4 Chiappella, 5 Orzan, 6 Segato, 7 Hamrin, 8 Gratton, 9 Montuori, 10 Lojacono, 11 Petris. All.: Carniglia

Note: al 20’ del 2° tempo Piquè, dopo essere stato atterrato vicino alla linea del fallo laterale da Montuori, viene colpito alla testa da una bottiglietta di vetro lanciata dai Distinti da un tifoso rossoblù contro il centravanti della Fiorentina e deve rientrare in campo dopo un paio di minuti con la testa fasciata.

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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