Correva l’anno 1955: nel giorno di Natale il Genoa batte l’Inter con una splendida remuntada

I rossoblù vincono 4-3 grazie all'incitamento dei tifosi. In campo anche Becattini, scomparso di recente

120
Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

[tps_title]Il magico secondo tempo del Grifone[/tps_title]

Il secondo tempo è un festival pirotecnico di emozioni poco adatte ai malati di cuore. Una gara che si trasforma in un giallo di Agatha Christie o di Hitchock. In 20 minuti il Genoa sembra naufragare: l’Inter si porta sul 3-1 con gol di Nesti e Vonlanthen, lo svizzero che ai mondiali del 1954 aveva contribuito a eliminare l’Italia con le sue giocate di alto livello. Partita chiusa? Nemmeno per idea: anzi, è proprio in quel momento che i rossoblù, come dicono i tifosi, iniziano a “giocare da Genoa”. Gli uomini allenati da Renzo Magli, non appena subiscono il terzo gol si lanciano alla carica contro gli avversari. “La squadra rossoblù – prosegue Venturelli – attacca in massa, avanzano anche i mediani, costringendo le mezze ali nerazzurre a ripiegare e a lasciare isolati gli attaccanti”. Gli uomini del tecnico Aldo Campatelli sono così spaccati in due pezzi “mentre il Genoa che è disposto secondo il classico “sistema” senza particolari accorgimenti a protezione della difesa -aggiunge Venturelli – grazie alla gran corsa dei suoi giovani e al senso della posizione degli anziani fuoriclasse, riesce a tenere bene le distanze in campo, apparendo così come un corpo unico, compatto, padrone del terreno di gioco. Scende a folate, all’inglese, un’azione dopo l’altra, con aperture sulle ali e cross al centro”.

I tifosi si entusiasmo davanti a questo passo di carica dell’amato Genoa e scandiscono l’urlo di guerra che sale alto fino al Righi: “Ge-nua!” “Genua!”. Il Ferraris si trasforma in una bolgia da inferno dantesco. Tanto furore agonistico, un vero e proprio “sturm und drang” di marca genoana, si concretizza. E’ il minuto numero 63 della gara: Delfino, partito dalle retrovie, galoppa per tutto il campo ed entra nell’area di rigore: Invernizzi lo stende e l’arbitro Jonni di Macerata lo stende. Rigore netto e sacrosanto: Frizzi calcia e batte “kamikaze” Ghezzi. Ecco la descrizione di Vigorelli. Frizzi “con calma deposita il pallone sul dischetto, poi al fischio dell’arbitro inizia la rincorsa con finta, ma arrivato sul pallone si ferma di colpo e non tira, mentre Ghezzi abboccando alla finta si era spostato a sinistra. Intanto dietro al portiere nerazzurro la Nord sta bollendo come una pentola di minestrone, i tifosi in gradinata saltano e urlano e quelli del parterre dietro la porta sono minacciosamente attaccati alle reti di cinta come pirati pronti all’abbordaggio. A Ghezzi improvvisamente sembra di averli tutti sulle spalle mentre sta tornando precipitosamente a centro porta, ma in quel preciso momento Frizzi calcia il pallone proprio alla sinistra del portiere prendendolo il contropiede e infilando il pallone del 2 a 3 che riapre la partita”.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.