Correva l’anno 1950: il Genoa perse nella Capitale contro la Roma e Boyé fuggì a Rio de Janeiro

Il Grifone subì una brutta sconfitta per 3-0 dai giallorossi al Flaminio. il bomber argentino, spinto probabilmente da sua moglie Elsa Pontoni, prenotò di nascosto un volo per il Brasile

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Mario Boyé al Ferraris Foto Il Calcio e il Ciclismo Illustrato)
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LA PARTITA. Quello di domenica 22 gennaio 1950 fu l’ultimo incontro di Serie A tra Roma e Genoa nello stadio, edificato nel 1911 (in occasione del Cinquantenario della nascita del Regno d’Italia) su progetto del grande architetto Marcello Piacentini e successivamente ampliato, che aveva ospitato domenica 10 giugno 1934 la Finalissima della Coppa Rimet, vinta per 2-1 dopo i tempi supplementari dall’Italia contro la Cecoslovacchia e che era stato informalmente dedicato al Grande Torino dopo la Tragedia di Superga di otto mesi e mezzo prima: infatti nel 1951, «annus horribilis» per entrambe le formazioni (retrocesse a fine campionato in Serie B), prima, stante la squalifica del campo dei giallorossi, la partita (vinta domenica 18 marzo 1-0 dai liguri) si giocò a L’Aquila e poi, nella stagione successiva, a livello di cadetteria (nuovo successo rossoblù per 2-1 – in rimonta – domenica 4 novembre); dopodiché dei trentatré incontri successivi nella Capitale solamente uno (l’unico vinto negli ultimi sessantasette anni dagli ospiti, grazie a una rete dopo un quarto d’ora di gioco dell’uruguayano Carlos Alberto «Pato» Aguilera Nova) si è giocato nella stessa area, ma nell’impianto ricostruito nella seconda metà degli anni Cinquanta per ospitare il torneo calcistico dei Giuochi Olimpici di Roma nel 1960 (vinto dalla Jugoslavia) e denominato Stadio “Flaminio”, e tutti gli altri (in cui si sono registrati ventotto successi dei padroni di casa e solamente quattro pareggi) all’“Olimpico”. La partita di quasi sessantanove anni fa è ricordata dai più anziani tifosi rossoblù e dagli appassionati di storia del Genoa più per quanto accadde due giorni dopo all’aeroporto di Ciampino che per quanto si verificò sul terreno di gioco.

Esaminando la partita, si può dire che il «quadrilatero» di centrocampo del Genoa, formato dai mediani Giulio Castelli e Francesco «France» Tortarolo e dalle mezzali Silvio Formantin e Luciano Fusari (rilevato «in corso d’opera» nella mansione svolta in maniera deficitaria dall’argentino Roberto José Aballay) non resse assolutamente all’urto dell’offensiva della Roma (schieratasi in maglia gialla con colletto rosso per dovere di ospitalità), che pure in quell’occasione doveva fare a meno del «fantasista» apolide (profugo dalla neonata Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia) Aleksandar «Arcangelo» Arangelovic, sicché l’angolata deviazione – su traversone di Renzo «Picchioni» Merlin – al volo di destro di Mario «testina d’oro» Tontodonati al 24’ (due minuti prima una conclusione del centravanti giallorosso si era stampata su un palo) nell’angolino destro alto della porta difesa da Enrico Gualazzi che sbloccò il risultato giunse sugli sviluppi del settimo calcio d’angolo battuto dai padroni di casa (e del campo!). Verso la mezz’ora il fortissimo attaccante argentino del Genoa Mario Emilio Heriberto «el Atómico» Boyé (dodici reti nelle precedenti diciassette partite – una in più dell’attuale centravanti rossoblù, il polacco Krzysztof «Bomber» Piatek, che, però, non ha fallito, a differenza del suo predecessore sudamericano, che si fece respingere da Pietro «Piero» Bonetti, sotto la Gradinata Sud, il calcio di rigore del pareggio nel derby) venne spostato dalla posizione di ala destra a quella di centravanti, ma il suo apporto in quella che sarebbe stata la sua ultima apparizione in maglia rossoblù alle manovre offensive genoane sicuramente non migliorò. Si giunse così al 41’, quando, imbeccato dall’argentino Bruno «Petisso» Pesaola, Tontodonati colpì con un tiro il palo e poi sugli sviluppi dell’azione fu abile a schiacciare – in posizione probabilmente irregolare non rilevata – con la fronte il cross a mezza altezza proveniente dalla destra del genovese Adriano «Danny Kay» Zecca (con Sergio Amidei ed Alberto Sordi – che era anche il protagonista – soggettista e sceneggiatore vent’anni dopo del film comico di argomento calcistico “Il presidente del Borgorosso Football Club” di Luigi Filippo D’Amico), mandando il pallone nell’angolino destro basso della porta del Genoa. Nella ripresa il Genoa rischiò subito di subire la terza rete, evitata prima da una deviazione a terra di Gualazzi su conclusione ravvicinatissima di sinistro di Merlin, presentatosi indisturbato davanti a lui dopo una triangolazione sulla destra del fronte d’attacco giallorosso con Tontodonati, poi sull’immediato secondo tentativo di sinistro dal palo sinistro, ma poi fu in grado di esprimere un livello di gioco dignitoso, ancorché improduttivo. A quattro minuti dalla fine, Zecca, incuneatosi nella difesa degli ospiti, siglò, sfruttando un colpo di testa di Merlin, con un bel diagonale destro in controbalzo la rete del definitivo 3-0 per la Roma.

LA FUGA DI BOYÉ CON LA MADRE E LA MOGLIE. Il fatto, che ebbe un’eco nazionale (vennero addirittura interpellati dei giuslavoristi), aveva probabilmente le sue radici in problemi di adattamento alla più sobria – rispetto a quella bonearense – vita genovese della bella e volubile signora Elsa Pontoni (sorella del celebre attaccante René Alejandro «Huevito», che con le sue giocate con la maglia del San Lorenzo de Almagro, campione argentino nel 1946, aveva mandato in visibilio il piccolo Jorge Mario Bergoglio, futuro Papa Francesco, che lo considera ancora il miglior giocatore almeno tra quelli che hanno militato nella sua squadra del cuore), da poco consorte del giocatore, e dall’insoddisfazione professionale di un calciatore abituato a lottare con la maglia del Boca Juniors per il titolo nazionale. Sicuramente scorretto fu il comportamento di Boyé, il quale chiese ed ottenne un permesso di un giorno oltre a quello di riposo (il lunedì) che gli spettava, fingendo di voler trascorrere alcune ore, prima di salutarla, con la madre, che lo aveva seguito a Roma, in partenza per l’Argentina. In realtà, aveva prenotato con la KLM (acronimo della compagnia olandese Koninklijke Luchtvaart Maatschappij, cioè Compagnia Reale d’Aviazione) tre biglietti (per lui, per la madre e per la moglie, giunta in un secondo tempo nella Capitale, che viaggiarono in compagnia della moglie di Aballay) per un volo da Roma a Rio de Janeiro ed usò ogni precauzione perché nei bagagli (su richiesta della dirigenza genoana che, una volta scoperto l’inganno, nella Capitale era stata ricevuta in Questura, nel Consolato e nell’Ambasciata di Argentina, vennero accuratamente esaminati) non fosse rinvenuto alcunché che potesse giustificarne il fermo per evasione doganale (l’inadempienza contrattuale è perseguibile civilmente, ma non penalmente). La moralità del calciatore argentino venne ulteriormente messa in dubbio da rivelazioni presso l’Ambasciata sulla sua effettiva data di nascita, che pare che risalisse ai tardi anni Dieci e non al 1922, come ancora viene registrato adesso.

In ogni caso Boyé, che tra cartellino, ingaggio biennale (il giorno precedente la sua fuga aveva riscosso l’ultima tranche del primo anno) e stipendi era costato al Genoa circa quaranta milioni di lire, poté accasarsi nei Millionarios di Bogotà (la Colombia era in quel momento fuori dalla F.I.F.A.), in cui militava il fuoriclasse argentino Alfredo «la Saeta Rubia» Di Stéfano prima di tornare in Argentina per militare per quattro stagioni (le prime due con la conquista del titolo nazionale) nel Racing Avellaneda e per una sia nell’Huracán di Buenos Aires sia nei concittadini del Boca Juniors.

TABELLINO

Roma, domenica 22 gennaio 1950, Stadio “Nazionale”, ore 14,30

Roma-Genoa 3-0 [XXI giornata del Campionato di Serie A 1949/1950]

Arbitro: Bertoglio [Torino]

Spettatori: venticinquemila circa

Marcatori: nel 1° tempo al 24’ e al 33’ Tontodonati; nel 2° tempo al 41’ Zecca

Roma: 1 Risorti, 2 Andreoli, 3 Maestrelli, 4 Spartano, 5 Tre Re, 6 Venturi, 7 Merlin, 8 Zecca, 9 Tontodonati, 10 Bacci, 11 Pesaola. All.: F. Bernardini II

Genoa: 1 Gualazzi, 2 Pellicari, 3 Becattini II sr., 4 Castelli, 5 Cattani, 6 Tortarolo, 7 Boyé, 8 Formentin, 9 Aballay, 10 Fusari, 11 Magni. All.: Bacigalupo III

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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