Correva l’anno 1920: un Genoa tutto cuore vinse contro il Milan in rimonta nella ripresa

Nella serie A di un secolo fa il Grifone rimontò la rete dei rossoneri, grazie ai gol di Sardi e Dellacasa I: le due squadre terminarono la partita in dieci uomini per gli infortuni di Mariani e Santamaria

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Un calcio d'angolo durante Genoa-Milan 2-1 nel 1919: si noti l'arbitro, in primo piano, appoggiato al paolo (Foto per cortese concessione della Fondazione Genoa)
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Qualificatosi, vincendo tutte le partite del Girone Eliminatorio Ligure, eccezion fatta per quella pareggiata 1-1 domenica 23 novembre 1919 sul campo – la famigerata «Cajenna» – dell’Andrea Doria, il Genoa con l’inizio del nuovo anno – il 1920 – si trovava ad affrontare il ben più impegnativo Girone A di Semifinale dell’Italia Settentrionale, che alla sola vincitrice dava accesso a quello finale a tre squadre (con incontri di sola andata in campo neutro), da cui sarebbe poi uscita la contendente della vincitrice del Campionato Centro-Meridionale nella Finalissima nazionale. Gli avversari degli uomini allenati dall’inglese «Mister» William Thomas «Billy» Garbutt erano in quella seconda fase del Campionato, oltre al poco competitivo Venezia, i forti Alessandria, Legnano e Milan e la temibilissima Pro Vercelli. La prima partita, in programma domenica 4 gennaio, per i rossoblù (quel giorno schieratisi per ospitalità in maglia bianca) fu quella casalinga contro i rossoneri meneghini, che avevano vinto tutte e dieci le partite del loro girone eliminatorio.

Il “Campo del Genoa” di via del Piano presentò quel giorno spalti gremiti e vaste pozzanghere sul terreno di giorno che era stato «flagellato» da abbondanti precipitazioni. Il terreno pesante fece le sue «vittime», perché il milanista (aveva militato nel Genoa – di cui era stato domenica 17 marzo 1912, nella partita persa 3-4 contro la Francia a Torino, il primo calciatore ad indossare la maglia della Nazionale Italiana – negli ultimi cinque campionati prebellici e vi sarebbe ritornato per giocarne a partire da quello successivo altri quattro) Edoardo «Dino» Mariani subì una contrattura muscolare dopo poche battute di gioco, che ne ridusse notevolmente l’efficienza, ed al 35’ del primo tempo il genoano Emilio Aristodemo «Maia» Santamaria uno strappo muscolare, che gli consigliò di abbandonare, dopo un non riuscito tentativo di rientrare in campo all’inizio della ripresa, la contesa, lasciando i suoi compagni di squadra in dieci (si ricordi che fino alla seconda metà degli anni Sessanta il regolamento non contemplava le sostituzioni).

Il Genoa aveva affrontato, trascinato dal ventunenne centravanti (una sorta di «trequartista» con lo schema allora vigente del «Metodo») Guglielmo Brezzi (il quale avrebbe «bagnato» il suo esordio in Nazionale due settimane dopo al “Velodromo Sempione” di Milano con una tripletta – mai prima e mai più segnata da un genoano al servizio dell’Italia – nel roboante 9-4 inflitto alla Francia), la prima parte della gara impostandola sulla sua superiorità tecnica, ma, pur avendo sfiorato varie volte la segnatura, non solo non l’aveva ottenuta, ma l’aveva subita al 27’, quando una ripartenza degli ospiti aveva visto una conclusione al volo di sinistro da una ventina di metri di Francesco «Checc» Soldera I, servito dalla destra da Ernesto «el motorin» Morandi, che aveva avuto la meglio in un «corpo a corpo» con Renzo «il figlio di Dio» De Vecchi, infrangersi contro la parte alta dello spigolo sinistro dalla traversa ed essere ribadita in rete sulla parabola del pallone verso l’altro lato della porta difesa da Valerio Felice «Cino» Terzi da un colpo di testa dell’accorrente Amedeo Varese.

Durante l’intervallo Garbutt, che in partenza aveva dovuto rinunciare alla «catena di sinistra» titolare, formata da Ettore Leale ed Augusto Bergamino I, «rimescolò le carte», cambiando l’assetto in campo dei suoi nove uomini di movimento a disposizione: schierò Carlo «Carlitto» Ghigliano «ultimo uomo» (non si dimentichi che con lo schema del «Metodo» i terzini si prendevano cura «a zona» le mezzali avversarie, mentre il centromediano e i mediani laterali marcavano «a uomo» il centravanti e le ali) e capitan De Vecchi in una posizione «ibrida» tra quella originaria di terzino sinistro e quella di centromediano (da tenere a seconda del fatto che il pallone fosse tra i piedi degli ospiti o dei padroni di casa), il che permetteva, in fase di possesso di palla, a Giacomo Bergamino II di «allargarsi» dal centro sulla fascia sinistra della mediana e a Giovanni Battista «Baciccia» Traverso I di «alzarsi» ad ala sinistra, prendendo il posto di Mario Capurro, spostato sulla – a lui più congeniale – opposta estrema, in luogo di Angelo «Baletta» Dellacasa I, che venne impiegato nel ruolo di mezzala sinistra (una vera e propria «punta» con lo schema del «Metodo») lasciato «scoperto» dal defezionario Santamaria I. Ovviamente per reggere tatticamente tale nuova disposizione tattica era necessaria una carica agonistica straordinaria, che il Genoa mostrò, riponendo il «fioretto» utilizzato nel primo tempo per sfoderare nella ripresa la «sciabola».

A dimostrazione della validità del proverbio latino “Fortuna audaces iuvat” (frase in lingua latina: “La fortuna aiuta gli audaci”), la rimonta dei padroni di casa fu agevolata da un paio di interventi non impeccabili dell’estremo difensore milanista Enrico «Moppi» Mariani, il quale prima, al 22’, non trattenne il pallone viscido su un tiro da una decina di metri di Celeste «Enrico» Sardi I (giunto a chiusura di una bella azione d’attacco impostata da Brezzi e rifinita da Dellacasa I) e poi, al 34’, su un potente diagonale al volo di destro dal basso in alto del medesimo attaccante (l’ex doriano aveva ricevuto, poco dentro l’area di rigore un calcio di punizione dalla sinistra battuto da De Vecchi), respinse, senza indirizzarlo verso l’esterno o sul fondo, il pallone che venne prontamente deviato in rete dall’opportunista Dellacasa I, tra l’entusiasmo delirante dei tifosi rossoblù, molti dei quali al triplice fischio finale del signor Alberto Crivelli II (socio dell’Ausonia-Pro Gorla di Milano) invasero il fangoso terreno di gioco (non ancora separato dagli spalti da reti metalliche) per festeggiare i loro beniamini.

TABELLINO

Genova, domenica 4 gennaio 1920, Stadio “Campo del Genoa”, ore 15:00

Genoa-Milan 2-1 [I giornata del Girone A di Semifinale dell’Italia Settentrionale del Campionato di Prima Categoria 1919/1920]

Spettatori: diecimila circa

Arbitro: Crivelli II [Milano]

Marcatori: nel 1° tempo al 27’ Varese (M); nel 2° tempo al 22’ C. Sardi I (G), al 34’ Dellacasa I (G)

Genoa: Terzi; Ghigliano, R. De Vecchi; O. Barbieri, Bergamino II, G. B. Traverso I; Dellacasa I, C. Sardi I, Brezzi, E. A. Santamaria I, Capurro. All.: Garbutt

Milan: En. Mariani; Azaghi, Roghi; Scarioni II, Soldera II, Lovati; Er. Morandi, Ferrario, Oleario, Varese, Ed. Mariani. All.: Moda I

Note: poco dopo l’inizio dell’incontro Ed. Mariani (M) si infortuna, potendo dare un contributo limitatissimo – in particolare, nella ripresa – alla sua squadra; al 35’ del 1° T. E. A. Santamaria I si infortuna e – dopo un fallito tentativo di rientro in campo all’inizio della ripresa – è costretto a ritirarsi; i tifosi del Genoa invadono festosamente il campo al termine dell’incontro; il Milan aveva vinto le precedenti dieci partite di Campionato (tutte quelle del Gruppo B del Girone Eliminatorio Lombardo); il Genoa consegue – con soluzione di continuità, determinata dall’interruzione bellica – la sua diciassettesima vittoria casalinga consecutiva in Campionato 

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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