Sbravati ha ragione: nuove strutture e l’unione scuola-sport per ripartire

Dalla California una nostra lettrice ci mostra come gli Stati Uniti sappiano coniugare la crescita didattica allo sviluppo sportivo degli atleti

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Pellegri festeggiato da Salcedo (foto di Tanopress)

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Le foto giungono in redazione in seguito al brillante intervento di Michele Sbravati. La nostra lettrice genoana ci scrive in privato da Los Angeles laddove sta affrontando il quadriennale percorso universitario presso la University of South California. Ha vinto in Italia la borsa di studio per meriti sportivi e ora sogna di diventare una protagonista del canottaggio azzurro. Negli Stati Uniti la competizione è l’allenamento quotidiano, l’attitudine a misurarsi costantemente con gli altri: dal mattino alla sera, sui libri come al campo sportivo. Funziona così ogni università americana, un distacco culturale evidente rispetto alla realtà italiana, dove i giovani percepiscono le prime asperità della vita una volta entrati nel mondo del lavoro.

Ma c’è un ulteriore differenza che sconfigge lo sport italiano: le strutture. Come testimoniano le foto, il movimento americano possiede una ricchezza enorme di spazi, attrezzature, confort e luoghi per la pratica sportiva e didattica. Dalle palestre che ospitano campi da football al coperto, alle porte degli spogliatoi che si aprono attraverso la scannerizzazione dell’impronta digitale. Tutto di ultima generazione. E ogni mese un televisore proietta i nomi e le foto dei cinque migliori studenti-atleti: un’incredibile spinta emotiva a confermarsi o a fare meglio.

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In Italia stiamo raccogliendo i cocci del fallimento Mondiale della Nazionale: teniamo presente che il calcio è il veicolo prediletto dallo sport italiano, che da anni vive una crisi generale. Bisognerebbe coordinare le direttive scolastiche (dalle elementari fino all’università) con il Ministero dello Sport. Una consonanza che darebbe i suoi frutti in un lasso di tempo medio-lungo: ci vorrà competenza, passione nell’insegnamento, pazienza e molta fiducia nel progetto. Lasciamo perdere i centri federali, siamo morfologicamente e caratterialmente diversi dal popolo tedesco: meglio ripartire dagli istituti che un tempo illuminavano tutti i settori dello sport itaiano.

Michele Sbravati è senza dubbio un’eccellenza del calcio italiano che padroneggia un impareggiabile contatto umano con il territorio ligure. Da Ventimiglia a La Spezia. E’ un uomo integro, perciò credibile. In dieci anni ha scoperto tanti campioni e lanciato tra i professionisti più di ottanta ragazzi del settore giovanile. Sturaro, El Shaarawy, Perin, Mandragora… per citare i più noti che purtroppo i genoani non si sono goduti per più di un anno, delle volte anche meno. L’eccezione è l’Airone, diventato capitano del Genoa. Eddie Salcedo e Pietro Pellegri sono i provvisori chiudifila della nidiata di talenti scoperti sul territorio. Perché sono spariti dai radar dopo un promettente inizio di stagione? Salcedo è stato convocato una sola volta (Napoli) da ottobre; Pellegri, che prima era preferito a Galabinov, gioca nove minuti (a Ferrara) nelle ultime cinque gare di campionato. Troppo poco per due valenti ragazzi che supererebbero i problemi con il talento e la leggerezza dei sedici anni.

L’instancabile scoperta di campioncini ha sempre corso in parallelo con il progressivo depauperamento della prima squadra: e se Sbravati e i suoi collaboratori avessero anche delle strutture adeguate, i risultati sarebbero ancora più grandi.

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