Le lettere dei lettori – Psicodramma Genoa – Solidarietà ad Andreazzoli

Ecco l'opinione di Fabio Ravera e Domenico Lentini sul momento difficile del Grifone e sul possibile esonero di Aurelio Andreazzoli

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Tifosi del Genoa al Ferraris (foto di Genoa CFC Tanopress)
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E dopo un anno, poco più, poco meno, siamo nuovamente in una situazione da psicodramma. Sono cambiati molti interpreti, allenatore, direttore sportivo e un gran numero di giocatori, ma non è cambiata la sostanza. Dopo sei giornate siamo già a parlare di possibile esonero del tecnico.

Non mi è dato (e non mi interessa) sapere se all’improvviso i rapporti all’interno di squadra e dirigenza si siano incrinati, o cos’altro possa essere successo. Fatto sta che, in barba alle aspettative più rosee, maturate dopo le prime due giornate di campionato, ci si prospetta, ancora una volta, un anno di sofferenza.

È cambiato tutto, ma non è cambiato niente, dicevo.

E in effetti, ad una più attenta analisi, si può ben vedere che i difetti sono gli stessi di sempre.

Una squadra messa insieme non per durare, non per aprire un ciclo che possa, negli anni, portare a qualcosa di più di una salvezza tranquilla, ma solo per sfangare un altro anno di Serie A, sperando che qualche giocatore si metta in luce per fare un po’ di plusvalenze, e poi, fra un anno disfare nuovamente tutto e ricominciare da capo.

Sfido qualunque allenatore, giovane o vecchio, esperto o meno, a riuscire a creare qualcosa di buono.

E allora mi viene in mente l’Atalanta.

Nel 2016, quando Gasperini approdò sulla panchina dei bergamaschi, ebbe un inizio a dir poco disastroso.

Nelle prime cinque partite collezionò quattro sconfitte e una vittoria.

Vi ricordate?

Anche allora qualcuno parlava di esonero, ma il presidente Percassi e la sua dirigenza fecero quadrato attorno al tecnico, gli confermarono la fiducia e l’Atalanta riuscì a superare quel primo momento di difficoltà, aprendo poi un ciclo che l’ha portata ai recenti, incredibili, risultati.

In tre anni!

È forse l’Atalanta una squadra di fenomeni? Non mi pare.

È forse l’Atalanta una società super ricca, con finanze illimitate, tali da potersi permettere investimenti e ingaggi faraonici? Nemmeno.

È, semplicemente, una società seria, che si è data degli obiettivi precisi, a medio e lungo termine.

Che ha pianificato un serio programma, a livello societario, strutturale e di squadra.

Che ha voluto e saputo trattenere quei giocatori attorno ai quali ha costruito il suo progetto, cambiando, ogni anno, poche pedine che ha sostituito sempre con giocatori funzionali al progetto tecnico-tattico.

E che oggi ottiene i risultati di quel lavoro di programmazione e pianificazione, nonostante, dicevo, non abbia in organico nessun cosiddetto Top Player, ma tanti giocatori di buon livello e un bravo allenatore, che sanno di avere, alle loro spalle, una Società seria.

La differenza è tutta qui, e si può riassumere in una sola parola: serietà.

Fabio Ravera – Cassine (Alessandria)

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