Roma-Genoa: è andato in scena all’Olimpico “The Rocky horror picture show”

Due squadre allegre in difesa quanto ficcanti in fase offensiva, una novità più rossoblù che capitolina quest’ultima, il tutto condito da una direzione arbitrale che è costata - ipoteticamente- un punto al Grifone

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Kouamé Fazio
Kouamé scappa a Fazio (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Distrazioni, errori e orrori. Roma-Genoa è stato il “The Rocky horror picture show” della 16 ^ giornata di serie A. Due squadre allegre in difesa quanto ficcanti in fase offensiva, una novità più rossoblù che capitolina quest’ultima, il tutto condito da una direzione arbitrale che è costata-ipoteticamente- un punto al Grifone. Il calcio di rigore negato a Pandev grida ancora vendetta, e se è vero che un penalty va comunque trasformato per avere un senso, non fischiarlo equivale a mortificare la credibilità del sistema calcistico italiano. Detto ciò, come d’abitudine in questa rubrica, ci concentreremo sulla tattica e da questo punto di vista il Genoa di Prandelli ha ancora tanto lavoro da fare. Apprezzabile la voglia del Grifone di approfittare della confusione tecnico-tattica che dimora attualmente nella Roma giallorossa, ma gli errori commessi dagli uomini di Prandelli hanno evidenziato  il poco equilibrio della squadra, ancora in cerca della propria dimensione.

Ancora 3-5-2, ma con Prandelli non si difende a 5

Cesare Prandelli, a quanto pare, ha optato per una rivoluzione di concetti più che di assetto tattico. Anche nella trasferta capitolina, seconda stagionale per il Prandelli nazionale sulla panchina rossoblù, è stato confermato il 3-5-2 tanto caro a Ivan Juric. Una scelta obbligata considerato il poco tempo a disposizione dell’ex ct azzurro per lavorare su un altro sistema di gioco, ma nel Genoa si sono visti alcuni sprazzi del “Prandelli pensiero”. Non si difende più con una linea a 5, ma gli esterni di centrocampo, di solito chiamati ad abbassarsi sulla linea difensiva a 3, restano alti, per sfruttarli nelle transizioni offensive (figura 1). Non solo, anche il play di turno-in quel di Roma è toccato a Sandro- ha cambiato modo di interpretare il ruolo: non attacca più il vertice basso del centrocampo avversario, ma staziona a ridosso della linea a 3 fungendo da schermo difensivo (figura2). Le mezzali, soprattutto Hiljeamrk, hanno licenza di offendere attaccando con continuità l’aerea di rigore (figura 3) in supporto del duo offensivo Piatek-Kouamé, un atteggiamento offensivo favorito anche dall’inedito 3-4-3 con cui Di Francesco ha disegnato la Roma. Vediamo nelle immagini in basso alcuni dei movimenti descritti poc’anzi.

Figura 1

Come si evidenzia dall’immagine, anche se in costruzione, nel Genoa di Prandelli gli esterni di centrocampo partono da una posizione più avanzata rispetto al recente passato, la linea difensiva è “realmente” a 3 e non più 3+2 con gli esterni di centrocampo costretti a sdoppiarsi nel doppio ruolo.

Figura 2

Un’altra novità introdotta da Prandelli riguarda il centrocampista centrale. Con Juric spesso il play era chiamato ad attaccare il suo dirimpettaio di turno, mentre con l’ex ct della Nazionale il centrocampista centrale resta più basso, a schermare da difesa. Nell’immagine in alto si può notare come Sandro vada in pressione su Zaniolo, tocca Kouamè portare pressione sul play avversario, in questo caso su Cristante. Resta, invece, l’uno contro uno dei due difensori esterni: Biraschi/Kluivert, Zukanovic/ Under.

Figura 3

SOS fase difensiva, colabrodo Grifone

Con le 3 reti incassate a Roma salgono a 33 i gol al passivo del Grifone in 16 giornate, una media di 2 gol subiti a partita, troppi, davvero troppi. Ed è proprio sulla fase difensiva che dovranno concentrarsi gli sforzi di Prandelli. Ancora una volta si è preso gol sugli sviluppi di un calcio piazzato, il 9° in questo campionato, mentre le altre reti subite sono figlie di uno scarso equilibrio tattico e anche di una forma atletica non ancora ottimale di alcuni elementi.

Nella figura in alto è riproposto il gol del 2-1 della Roma. L’azione nasce da un pallone perso ingenuamente da Romulo nella metà campo offensiva, il contropiede che ne scaturisce è letale, un 3 contro 3 in cui difensori del Genoa hanno potuto fare ben poco. Brutta la figura di Zukanovic nell’arrancare in corsa contro il velocissimo Kluivert, ma una situazione del genere non doveva crearsi. La mancanza di equilibrio nelle due fasi di gioco e la poca cattiveria in marcatura sui calci da fermo, se non corretti,  rischiano di diventare la vera zavorra del Grifone nella corsa alla salvezza.

 

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