Lavagna tattica: la rivoluzione di Prandelli sta dando i suoi frutti

Contro il Sassuolo al “Ferraris” si è iniziato ad intravedere un Genoa “quadrato”, poco spettacolare, ma estremamente pratico

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Prandelli
Mister Prandelli (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Il Genoa cambia e la classifica sorride: la rivoluzione di Prandelli (o rivoluzione “prandelliana” per dirla con Vittorio Sirianni) sta dando i suoi frutti. Genoa-Sassuolo non passerà di certo agli annali per lo spettacolo offerto in campo, anche se i neroverdi guidati da De Zerbi fanno del gioco palla a terra il proprio marchio di fabbrica, ma al “Ferraris” inizia ad intravedersi un Genoa “quadrato”, poco spettacolare, ma estremamente pratico.

Addio difesa a 3: da qui parte la Prandelli revolution

Nel DNA del Genoa è sempre stata presente la difesa a 3, da Gasperini a Juric, passando per Ballardini, quasi mai si è derogato dalla linea difensiva a tre . Prandelli con il passare delle giornate ha impostato il Genoa partendo da una linea difensiva a quattro. Un cambiamento non solo numerico, ma anche di concetti rispetto al 3-5-2. A tre i difensori hanno dei riferimenti particolari, come può essere l’uomo – vedi Gasperini e Juric- e lavorano soprattutto singolarmente su una situazione. A quattro i difensori ragionano coralmente: si agisce di reparto, aumentano di conseguenza le difficoltà da parte degli interpreti del ruolo. Le caratteristiche del singolo al servizio del sistema, in cui il sincronismo e la coralità nei movimenti sono gli obiettivi da raggiungere. In questo il Genoa deve ancora migliorare, e non poco, lo si era notato ad Empoli e anche contro il Sassuolo si è vista una fase difensiva ancora troppo disordinata. Analizziamo la rete del momentaneo vantaggio del Sassuolo (figura 1).

Il gol del Sassuolo nasce da una palla persa da Criscito a metà campo, la transizione del Sassuolo è perfetta per tecnica e velocità d’esecuzione, ma il Genoa non si è mosso bene con la linea difensiva. Criscito era fuori posizione, di conseguenza tutta la difesa del Genoa si è trovata sbilanciata e mal posizionata. Zukanovic esce a contrastare Berardi lasciando Biraschi contro Babacar in posizione centrale: ottima la combinazione fra la punta emiliana e Locatelli, ma come si può notare alle spalle di Biraschi c’è il solo Djuricic, libero di inserirsi e di concludere a rete. In questa azione si può notare un’interpretazione della fase difensiva ancora troppo personale e poco di reparto da parte dei rossoblù.

4-4-2: ampiezza e attacco della profondità, il nuovo modo di offendere del Grifone

Lo ha detto il campo: il 4-2-3-1 con cui Prandelli ha deciso di affrontare inizialmente il Sassuolo si è dimostrato inadatto. Poco filtro a centrocampo, squadra lunga e Kouamé avulso dal gioco quando è impiegato largo – nell’occasione sull’out sinistro -. Una volta ritornati al 4-4-2 il Genoa si è reso pericoloso, riuscendo a sfruttare l’ampiezza che Lazovic e Bessa riescono a conferire al gioco. Due dati su tutti spiccano dopo i 90’ di Genoa-Sassuolo. I cross, ben 20 quelli dei rossoblù, e le palle lunghe, 60 contro le 50 del Sassuolo. Ampiezza e verticalizzazioni improvvise per innescare la velocità del duo Sanabria-Kouamè e gli inserimenti di uno tra Bessa e Lazovic – se uno o l’altro dipende da dove si sviluppa l’azione. Un’arma che il Genoa dovrà continuare ad affinare ma che al momento si sta rivelando molto produttiva.

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