La lavagna tattica: Fiorentina-Genoa, anatomia di un pareggio

Granitico in fase difensiva, il Grifone di Ballardini è più portato a difendere e a colpire in contropiede: quando è chiamato a fare la partita, come al Ferraris, la squadra stenta

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Andrea Bertolacci e Miguel Veloso in azione (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Genoa, un pareggio che immortala le potenzialità del Grifone. Al “Franchi” è finita 0-0, un risultato-nel calcio- sinonimo di equilibrio assoluto e la partita con la Fiorentina non fa altro che confermare questo assunto. Un tempo a testa, salomonicamente, dove si sono evidenziati pregi e difetti di entrambe le formazioni: qualitativamente superiore la viola, ma a tratti prevedibile; granitico in fase difensiva, ma tremendamente sterile in fase offensiva il Grifone. Per gli uomini di Ballardini è un punto buono per il morale e per dare continuità al cammino esterno del Genoa: degli attuali 14 punti in classifica, ben 12 sono stati raccolti lontano dal “Ferraris”, e non è assolutamente un caso. Il Genoa non riesce ad esprimere un bel calcio con continuità, è più portato a difendere e a colpire in contropiede, perciò quando è chiamato a fare la partita, come nelle gare casalinghe, la squadra stenta. In più c’è da sottolineare la difficoltà degli attaccanti rossoblù nel trovare la porta avversaria, un problema che non conosce stadi, ma che potrebbe essere risolto da Ballardini con un accorgimento di natura tattica, nell’attesa di ritrovare il miglior Lapadula e un Giuseppe Rossi integro fisicamente e tonico atleticamente.

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