Zanimacchia: “Questa città vive per il Genoa”

Il numero 10 della Primavera rossoblù s'è confidato a Genoa Channel

174
Capitan Zanimacchia in corsa (Foto Genoa cfc Tanopress)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

La mia passione per il calcio è nata quando avevo circa quattro, cinque anni. Mi ricordo una scena importante, in cui eravamo in un negozio di articoli sportivi: mio papà comprò una porta, agli inizi mi faceva stare in porta e parare i suoi tiri, poi pian piano, col passare del tempo, magari dopo due o tre mesi, mi ha detto di provare a giocare fuori. Da lì iniziai a calciare, con lui in porta, appunto, e passavamo tantissimi pomeriggi, tantissime ore con lui a calciare. Anche tre ore di fila, fino alle 18, fino a quando non si stancava perché poi aveva una certa età”. Luca Zanimacchia è un attaccante, sulle spalle porta il numero 10 ed è il capitano della Primavera del Genoa. S’è confidato oggi, ai microfoni di Genoa Channel, raccontando tutte le sue sensazioni da quando è approdato all’ombra della Lanterna.

A cinque anni ho iniziato nella squadra del mio paese, i miei genitori non mi hanno mai obbligato a giocare a calcio, è una passione che è sì nata con l’aiuto di mio papà ma che poi è cresciuta dentro di me”. Quando gli vien chiesto a chi deve i passi compiuti finora, Zanimacchia non ha dubbi:Chiaramente mi sento di ringraziare i miei genitori e la mia famiglia, che comunque mi sostengono sempre, nei momenti di difficoltà e nei momenti belli. Poi Pietro Parente e Beppe Galli, che mi seguono sempre, mi aiutano e mi supportano sempre nelle decisioni. Ho giocato in Serie D e poi col loro aiuto abbiamo avuto modo di concludere qualcosa di importante col Genoa. Poi penso che le persone coi loro piccoli messaggi di stima aiutino sempre, anche se son piccoli danno la carica”.

Qualità in campo, ma soprattutto fuori dal rettangolo di gioco: Amicizie e scuola hanno tanta importanza, sono molto estroverso e mi piace passare tempo con gli amici, andare al cinema, giocare insieme alla PlayStation. Da piccolo, mia mamma e mio papà hanno insegnato a portare avanti tutte e due le squadre. Se non fossi andato bene a scuola, non sarei andato ad allenamento. Un brutto voto non mi avrebbe mandato alla partita. Anche se non volevo, ho dovuto andar bene in tutti e due i campi. Adesso mi manca l’ultimo anno, frequento una scuola privata”. E su che cosa voglia dire vestire i colori rossoblù: “Il Genoa per me è molto importante, ho imparato quanto è importante e quanto questa città respiri quest’aria di calcio. Pian piano è cresciuto quest’amore, vedendo la prima squadra viene voglia di far bene per poter un giorno essere lì con loro. Vedo anche il calore della gente, anche degli anziani che ti fermano e ti chiedono quanto avete fatto con la Primavera. Fa piacere, quando si vince fa ancora più piacere. Una cosa che ho notato e pian piano sto iniziando a capire è che questa città vive per il Genoa.

Infine, un pensiero al futuro: La prima convocazione con la prima squadra è avvenuta l’anno scorso a Neustift in ritiro. Abbiamo passato lì due settimane, è stata un’esperienza importante a livello costruttivo, perché vedi tutti i giorni allenarsi giocatori importanti, già affermati anche a livello nazionale. E poi vedi la costanza e l’impegno che mettono a ogni allenamento, da ogni gesto si può imparare qualcosa. La prima convocazione in Serie A è avvenuta a Pescara, contro il Crotone, poi ci sono stati vari allenamenti, è sempre stato qualcosa di importante. Per il mio futuro spero fare il calciatore in Serie A, magari anche al Genoa, molto volentieri. Spero in una carriera importante, vorrei vivere di calcio, cercherò di impegnarmi sempre e di fare qualcosa di importante, anche a livello personale, per essere un orgoglio per i miei genitori. Vorrei ripagarli dei sacrifici che hanno fatto”.

 

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.