Ferroni: “I Grifoncini non mollano mai e sono capaci di dare il massimo”

“Questo è un gruppo di ragazzi che può avere qualche lacuna, ma non molla mai ed è capace di dare il massimo”. Armando Ferroni, vice-mister dell’Under 15 del Genoa, non ha dubbi: al sito ufficiale del Grifone racconta che i Grifoncini sono pronti per le finali a otto per l’assegnazione dello scudetto di categoria che […]

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Armando Ferroni (Foto Genoa cfc)
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“Questo è un gruppo di ragazzi che può avere qualche lacuna, ma non molla mai ed è capace di dare il massimo”. Armando Ferroni, vice-mister dell’Under 15 del Genoa, non ha dubbi: al sito ufficiale del Grifone racconta che i Grifoncini sono pronti per le finali a otto per l’assegnazione dello scudetto di categoria che si giocheranno da lunedì in Romagna. “Chi ci incontra lo sa che contro di noi è dura e deve fare una grande partita” avvisa Ferroni.

Non ha lasciato strascichi la pesante eredità lasciata dai vice-campioni del mondo alla Manchester United Premier Cup. “È stato davvero bravo – prosegue Ferroni – il responsabile tecnico della squadra, Gabriele Gervasi, nel modo di accompagnare i ragazzi nella crescita. Abbiamo subito iniziato a lavorare sulla tecnica e sui difetti perché se ne avvertiva il bisogno. L’assemblaggio tattico ha portato a puntare su un modulo da cui poche volte abbiamo derogato. Mister Gervasi ha forgiato il gruppo e dato lo spunto per andare oltre i limiti”.

Ferroni cambia argomento: parla degli sfottò con suo fratello Mauro, che ha giocato nella Sampdoria. “Tra me e mio fratello, sono io che ho scelto la parte giusta” racconta sorridendo. “Mi ero innamorato di Genova, dove sono rimasto poi a fine carriera, quando venivo a seguire le partite di mio fratello. Così quando arrivò la chiamata della società non ci pensai un secondo. Il Genoa è qualcosa che ti entra nelle vene e trasmette orgoglio e appartenenza. Oggi sono un papà felice di un bimbo di cinque anni, un tecnico che si diverte e ha passione per un lavoro, che ti fa sentire giovane tra i giovani anche se gli anni passano”.
Conclusione sul parallelo riguardante come ci si approcciava al gioco un tempo e al giorno d’oggi: “Le cose sono cambiate con il passare delle generazioni. Ai miei tempi giocavamo in strada e piazzetta, mentre oggi si va diretti nelle scuole calcio dove vige forse un’impostazione eccessiva da piccoli, a danno della fantasia che si può esprimere e del divertimento che si ricava. Non so se sia meglio oggi o prima. Tornando all’esperienza che vivremo alla Final Eight, l’obiettivo è passare il primo turno, arrivare alle semifinali e provare a vincere, perché no?, anche se la concorrenza è forte. Sognare non costa nulla e per i giovani di questa età, in un mondo non semplice come l’attuale, credo che sia anche un dovere”.

 

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