Ritratto di Galabinov, quando la gavetta porta frutti

Arrivato in sordina, "Galagol" ha saputo ricredere tutti: fisico statuario e tanta umiltà. Perché cederlo?

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L'apertura alare di Galabinov (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Colpo di testa ben assestato, specialità della casa dopo un’elevazione alla quale si potrebbero trovare ben pochi difetti. Lo stacco è eseguito alla perfezione, il pallone colpito proprio con l’intenzione di volerlo spedire in un determinato punto. Il resto è gioia, tremore e tumulto in Gradinata Nord, là dove nessuno sta più nella pelle, pace e relax nell’animo di un guerriero pagato per quello. Non un mercenario, si faccia attenzione, bensì un ottimo possessore di quella cagion de’ mestiere dantesca che si può tradurre in scaltrezza e opportunismo. Andrej Galabinov è questo, fisico statuario e l’aria di un gigante buono. L’esultanza con cui celebra il gol è mite e umile, quasi rispettosa. Mani sui fianchi, poi pure il più granitico dei lottatori cede all’emozione si fa scappare un sorriso rivolto al compagno Lapadula, uno che nelle gerarchie starebbe ben più alto rispetto a lui.

Andrey Galabinov e la posa dopo il gol (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)
Andrey Galabinov e la posa dopo il gol (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Andrej da Sofia è questo, prode cavaliere cui la natura ha donato un generoso fisico da corazziere. Abbraccio con Lapadula, ma sempre con estrema compostezza: capelli pettinati verso sinistra, neppur minimamente scompigliati dal colpo di testa precedentemente scagliato. E’ una pugnalata letale inferta al cuore di Beppe Iachini, cui il popolo genoano non ha mai nascosto un certo astio. E’ una marcatura leggiadra, esteticamente impeccabile, segno della qualità di un gigante imperturbabile. Come il classico bomber dell’est Europa, per antonomasia, Andrej parla poco. Pure quando era arrivato a Genova, e il suo acquisto era stato da alcuni criticato perché a parametro zero dalla Serie B, Andrej era stato zitto e muto. Preferisce parlare col lavoro, questo bronzo di Riace non estratto dal mare bensì scolpito in qualche cava marmorea di Sofia: 190 centimetri per 88 chili, una buona esperienza, abbondante massa muscolare e una certa affinità col gol. Ricetta semplice, ma efficace.

Andrej Galabinov (Foto Genoa cfc)
Andrej Galabinov (Foto Genoa cfc)

Serietà, per arrivare a far star zitti tutti i detrattori che lo consideravano solo un fiore mai sbocciato. Nonostante i 29 anni e le difficoltà di chi mai aveva giocato in Serie A prima di agosto, Galabinov s’è preso il Genoa. Lo ha fatto partendo da Genoa-Juventus, sempre con la dote che più di tutte fa impazzire il popolo del Grifone, la gavetta. Troppo facile presentarsi a Genova prendendo la dieci, con un assegno a doppia cifra sborsato al Milan per il tuo cartellino a farti da biglietto da visita. Troppo facile, caro Lapa, visto che al momento le tue reti sono due sole e tutte realizzate dal dischetto. Sono invece tre le marcature di Andrej, ma è soprattutto il lavoro che c’è dietro a far emozionare: una chiave bulgara capace di scardinare i serramenti avversari come pochi, un passepartout o piede di porco a seconda di cosa le occasioni richiedano. Spada o fioretto, rapace del gol o calamita per aprire gli spazi.

Galabinov (Foto Genoa cfc Tanopress)
Galabinov (Foto Genoa cfc Tanopress)

Arrivato in sordina, mai una parola fuori posto o un comportamento eccentrico. Solo tanto lavoro, vista la potenza racchiusa in quei quadricipiti che colpirono tutti quando le fotografie di Tanopress immortalarono i primi allenamenti del Grifone. Gambe come quelle nascondono un solo segreto dietro, un costante e proficuo training. Niente raccomandazioni, ma anzi la necessità di dover sgomitare contro tutto e tutti per arrivare là dov’è oggi (sulle prime pagine dei giornali). Dicono che debba partire, Ballardini l’ha trattenuto sostenendo come le sue qualità siano un qualcosa di unico nella rosa del Genoa. Sarebbe un gran peccato, se partisse, proprio perché in molti vorrebbero alle proprie dipendenze un profilo del genere. Non sempre la sorte è giusta, ma questo Andrej lo sa. Perché magari sorriderà pure poco, ma sui punti numero tredici, quattordici e quindici messi in cascina dal Grifone quest’anno c’è certamente la sua firma.

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