Gasperini: “Mio figlio era vicino all’Ikea, sotto il ponte Morandi”

L'ex tecnico del Genoa: "Le due squadre di Genova non sono nelle condizioni psicologiche di giocare, anche tutto il contesto intorno a loro"

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Gian Piero Gasperini

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“Mio figlio era lì sotto, lui era a 300 metri, vicino all’Ikea, lungo quel fiume”. Gian Piero Gasperini, ex allenatore del Genoa, racconta che il tragico crollo del ponte Morandi ha sfiorato la sua famiglia. Durante la conferenza stampa dopo la gara vittoriosa a Reggio Emilia in Europa League della sua Atalanta contro l’Hapoel Haifa parla anche di Genova, dove ha allenato per 8 anni. “Qualcuno tipo Criscito era passato da poco – si legge su Tmw – il mio collaboratore ha tardato per prendere un caffè. Quello che addolora è che sembra impossibile, era sempre fermo per lavori, la sera era chiuso. Non è che non ci lavorava mai nessuno. Non si possono gettare accuse, almeno da parte nostra”. Gasp aggiunge: “Le due squadre di Genova non sono nelle condizioni psicologiche di giocare, anche tutto il contesto intorno a loro. È difficile prendere decisioni, io mi limito a non criticare. Va bene in tutti e due i modi. C’è chi dice che lo spettacolo deve continuare: ognuno può manifestare. Non è detto che chi gioca sia meno addolorato di chi sta fermo. Quando succedono i terremoti, cosa fai, ti fermi, non giochi, la vita va avanti? Questa è più grave perché, seppur nei numeri forse lo è meno, perché è crollato un ponte e si poteva evitare. Se dobbiamo fermarci ci fermiamo”.

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