Attilio Perotti: “Mai avuto feeling con i tifosi ma amo il Genoa”

"Sbagliai a scegliere il Grifone perché mi sentivo uno da Grifone, potevo andare al Napoli" rivela l'ex calciatore e allenatore rossoblù

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Un altro pezzo di storia del Genoa, Attilio Perotti, è stato intervistato da Beppe Nuti nella sua trasmissione ‘BenveNuti’. L’ex allenatore rossoblù ha rivelato: «Feci un lavoro certosino perché il Genoa non aveva un settore giovanile organizzato (c’era solo un campo al Pio XII disponibile per un giorno). Fossati mi concesse di lavorarci per tutta la settimana: i frutti iniziarono ad arrivare dopo tre anni circa, e da lì passarono Rotella, Eranio, Sbravati, Nela…».

Perotti ha attraversato mezzo secolo di Genoa: «Silvestri creò un gruppo eccezionale nell’anno della Serie C, era riuscito a responsabilizzare tutti dopo il terremoto della retocessione. L’emozione più grande della stagione ’70-’71 fu il rientro in nave da Porto Torres: i rimorchiatori genovesi suonarono le sirene per salutarci e la città era tappezzata di rossoblù. Molti giocatori non trattenero le lacrime».

Nonostante questi grandi ricordi Perotti non ha mai avuto un buon rapporto con la tifoseria genoana: «Chiesero a Spinelli di non confermarmi nonostante avessi già una proposta contrattuale in mano. Infatti l’anno dopo arrivò Gigi Simoni, brindai ironicamente con il presidente poiché fu il primo a cacciarmi dopo vent’anni. Sbagliai a scegliere il Genoa perché mi sentivo uno da Genoa. Ormai sono genoano ma a modo mio, senza urlare o andare allo stadio, soprattutto perché mi emozioneri».

Perotti ha lavorato con molti presidenti e allenatori: «Preziosi è contestato da una parte di tifosi perché talvolta ha un comportamento che lascia a desiderare: le salvezze oggi sono più semplici del passato perché ad agosto si possono grossomodo delineare le retrocesse. Berrino aveva un aplomb presidenziale, Renzo Fossati invece era uno di noi. Mister Silvestri è stato unico assieme a Bagnoli e Gasperini. Ballardini? E’ entrato in un momento di tensione generale con grande intelligenza, merita di allenare una squadra fin dall’inizio».

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