Dzemaili e la Svizzera multietnica agli ottavi

L'arbitro Skomina non convalida un rigore al genoano al 92' in seguito a una trattenuta di Sagna

68
Blerim Dzemaili (Photo by Clive Mason/Getty Images)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Quel gentiluomo di Vlado Petkovic, rigurgitato troppo in fretta dal nostro calcio, ha messo in campo un classe ’97 dal sicuro avvenire: Breel-Donald Emoblo. A parte l’ilarità che il suo cognome può suscitare nella nostra lingua, il ragazzo è il prodotto della naturalizzazione della Svizzera multietnica. Come del resto lo erano anche altri sei compagni in campo dal primo minuto: solo Sommer, Lichtsteiner e Schär potevano dirsi svizzeri discendenti purosangue di Guglielmo Tell. Fa sorridere, invece, l’arretratezza culturale-sportiva italiana che prima condanna la convocazione di Eder (e dagli oriundi, in generale) per poi santificarlo al primo gol.

Tra i figli accolti da mamma Suisse c’è anche quel Blerim Dzemaili che i genoani hanno imparato a conoscere nell’ultima stagione. Nato a Tetovo, in Macedonia, da genitori d’etnia albanese, a quattro anni emigrò con la famiglia a Zurigo dove sviluppò la passione del calcio fino a debuttare nel glorioso Letzigrund Stadion della capitale. Il prestito dal Galatasaray terminerà il 30 giugno e fino a quel momento Dzemaili è da considerare un centrocampista rossoblù. Di doman non c’è certezza.

Svizzera-Francia ha detto qualcosa solo nel primo tempo quando i padroni di casa cercavano la vittoria per suggellare il primo posto nel girone. Ci provava Pogba, in debito con i tifosi dopo due prestazioni opache: colpiva la traversa con un grandioso tiro dai venti metri, poi una bella parata di Sommer chiudeva il primo tempo sullo 0-0. Nella ripresa tanti sbadigli, un pallone scoppiato, un’altra traversa di Payet (capolavoro di coordinazione) e un rigore solare non convalidato da Skomina per trattenuta di Sagna su Dzemaili non schiodavano il risultato.

Dzemaili agiva come centrocampista a stantuffo tra le linee: trequartista in fase di transizione positiva, a ridosso di Behrami e Xhaka in fase di non possesso. Una più che discreta quantità di chilometri percorsi e una buonissima occupazione degli spazi gli garantivano un sei pieno in pagella. La Svizzera multietnica del poliglotta Petkovic (parla in modo fluente sette lingue) è qualificata agli ottavi di finale dell’Europeo per la prima volta nella sua storia: affronterà Germania o Polonia. Destino ben diverso per i ragazzi di Deschamps che al prossimo turno incroceranno la terza miglior classificata ripescata.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.