WE ARE GENOA/Simone Braglia: «Sono stato il portiere di un sogno»

«Mi sono sentito e mi sento il portiere di un sogno». Questa frase fa venire i brividi a tutti i tifosi rossoblù, poiché fa ritornare alla mente il grande Genoa degli anni  ’90, che portava in alto in Europa il nome del club più antico d’Italia. Simone Braglia è stato il difensore dei pali rossoblù […]

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«Mi sono sentito e mi sento il portiere di un sogno». Questa frase fa venire i brividi a tutti i tifosi rossoblù, poiché fa ritornare alla mente il grande Genoa degli anni  ’90, che portava in alto in Europa il nome del club più antico d’Italia. Simone Braglia è stato il difensore dei pali rossoblù in quella magnifica cavalcata che ha portato nella stagione 1991/92 ad espugnare il magico Anfield Road in quell’eccezionale quarto di finale della Coppa Uefa. Lo stadio del Liverpool non era mai stato violato dalle squadre italiane fino al 18 Marzo 1992, quando Pato Aguilera mise a segno una storica doppietta, che sancì il passaggio del turno dopo una bellissima vittoria in casa quindici giorni prima. Pianetagenoa1893.net in onore del ventennale di questo magnifico periodo, ha deciso di intervistare in esclusiva Simone Braglia, che ha voluto ricordare quel magnifico periodo con grande commozione. Prima di iniziare la nostra chiacchierata sull’onda dei ricordi, l’ex portiere del Grifone svolge un piccolo preabolo: «Ho sempre un grande attaccamento ai colori rossoblù e alla città che abbiamo reso partecipe di momenti bellissimi»

Braglia se le dico 4 Marzo 1992, cosa le viene in mente?

«Mi ricordo l’uscita dal tunnel prima del riscaldamento con lo stadio tutto buio, con delle luci psichedeliche e una musica che mi ha fatto venire i brividi. Scendere in campo un’ora prima del match con lo stadio già gremito che urlava come non mai, una emozione che mi porto dentro il mio cuore. Condita dalla gioia di aver battuto il Liverpool».

Della partita giocata sul campo cosa ci può raccontare?

«Partita importantissima per noi. Ci stavamo giocando i quarti di finale della Coppa Uefa, contro una squadra importantissima come il Liverpool. Avevamo inoltre la consapevolezze di giocare davanti al nostro pubblico una gara storica. Il gol di Fiorin fu stupendo, come del resto l’assist di Aguilera di tacco, la rete di Branco suggellò una fantastica serata».

Al timone di quella squadra c’era un grande allenatore come Osvaldo Bagnoli, come vi preparò?

«Osvaldo era un uomo mite. Preparava le partite sempre allo stesso modo, il fatto già di giocare contro una grande squadra era per noi una motivazione più che valida e accorgimenti tecnico tattici erano quasi inutili. Bagnoli fu un grande allenatore oltre che un innovatore, che riuscì a farci giocare un grande calcio».

Quindici giorni dopo ci fu il ritorno al magico Anfield Road, dove lei in particolare fu artefice di una partita straordinaria, cambiando la storia del Genoa

«Quella partita non ha cambiato solo la storia del Genoa, ma la mia vita. Mai come in quella occasione effettuai un così numero alto di parate. Ha lasciato in me un segno indelebile, come lo ha lasciato nei tifosi, perché tutte le volte che vengo a Genova ne parlano ancora con gli occhi luccicanti. Non ci sono parole per descrivere quelle emozioni, le sensazioni che ho provato quella sera sono uniche. La cosa che mi emoziona di più è di aver lasciato un segno nella storia gloriosa del Genoa» (Ndr: lo dice con la voce rotta dall’emozione)

Quelle notti magiche si interruppero sul più bello contro una squadra di altissimo livello come l’Ajax. Su questo fatto ci furono molte dicerie, lei cosa ci può raccontare?

«In quel momento forse non eravamo abituati a giocare partite di così alto livello e forse anche la società. Entrambi perdemmo l’esatta identità di quello che stavamo facendo. Purtroppo ciò che è accaduto dopo non è stato bellissimo, ma alla fine chi la fa da padrone, ora come allora, è il dio denaro e tutto quello che sta intorno al calcio».

 

Tornando all’attualità. Lei è stato un grande portiere ed ora al Genoa c’è un grande numero 1 come Frey

«Posso dirle solo una cosa: non lo invidio in questo momento anche perché riceve moltissimi tiri e questo di certo non è solo colpa sua (Ndr: ride), ma si fa sempre trovare pronto. E’ un grandissimo portiere è indiscutibile, con grandi valori sia tecnici che umani. Meno male per il Genoa che in questo momento così difficile ha trovato un ottimo punto di riferimento come lui».

 

Ora il Genoa non vede l’Europa da tre anni ed anche per quest’anno il sogno europeo non è stato esaudito. Il Grifone ha le possiblità di ritornare a vivere serata come quelle del 1992?

«Il Genoa ha tutte le possibilità di ritornare in Europa. Probabilmente non sarà quest’anno, ma sono sicuro che ritornerà. Qualche anno fa con Milito e Thiago Motta aveva tutte le carte in regola, ma purtroppo il mercato e i soldi dominano il mondo del pallone. Io mi auguro che la società punti ancor più fortemente su giocatori del settore giovanile, visto che negli ultimi i risultati della primavera parlano per loro e vedere un nuovo Eranio con la maglia rossoblù sarebbe stupendo. Ma purtroppo in vent’anni è tutto cambiato. Io non vedo l’ora che il Genoa torni a vivere serate di questo tipo perché questa gente se lo merita per tutto quello che dà alla squadra».

Alessandro Casu

RIPRODUZIONE (ANCHE PARZIALE) DELL’ARTICOLO CONSENTITA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE: WWW.PIANETAGENOA1893.NET

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