ESCLUSIVA PG, EZEQUIEL MUNOZ: “Che bello tornare a Palermo, ma domenica voglio vincere”

Il Chiquito: "Genova è più bella a livello turistico, personalmente preferisco il mare di Palermo"

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Munoz si rilassa leggendo il "Giornale di Sicilia" (Foto di Alfonso Magno)

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I casi della vita: Grifone a Torre del Grifo. Nella casa del Calcio Catania una full immersion alle pendici dell’Etna e lontano da distrazioni. Pianetagenoa1893.net raggiunge il ritiro nel residence costruito all’interno di Torre del Grifo Village. I ragazzi stanno terminando il pranzo. Alla spicciolata escono tutti, per primi gli uomini dello staff tecnico, poi tutto il gruppo. Si ferma a parlare con noi Ezequiel Matias Munoz, ex di turno in vista del match Palermo-Genoa in programma domenica pomeriggio.

Quasi cinque anni a Palermo, e sinora due a Genova. Cosa ti è rimasto di Palermo e cosa ti sta rimanendo di Genova?

«Di Palermo ho un ricordo molto particolare: le spiagge con la montagna a ridosso. Le spiagge palermitane per me sono sicuramente tra le più belle. Palermo mi piace come città, mi piace il suo clima. Il tempo è quasi sempre bello; c’è tanto sole e c’è sempre caldo. Genova ti offre la possibilità di fare turismo utilizzando l’automobile. Da Palermo, purtroppo, per andare in qualche località più lontana occorre prendere l’aereo. Sono ovviamente due città diverse ma con in comune il mare; personalmente preferisco il mare di Palermo che ritengo molto particolare. Genova però è molto bella».

E dal punto di vista professionale?

«Non posso che parlare bene del Palermo, che non smetterò mai di ringraziare per avermi dato la possibilità di giocare in Italia, facendomi scommettere sul mio futuro professionale. Con la maglia rosanero addosso ho vissuto tanti momenti belli e, purtroppo, anche una retrocessione. Però la stagione successiva abbiamo riconquistato la Serie A. Mi trovo benissimo a Genova e sono contento di essere qui e di far parte di questo gruppo».

Ritornare al “Renzo Barbera” che effetto pensi ti possa fare?

«Sarà una bella sensazione arrivare nello stadio dove sono stato quattro anni e mezzo. È uno stadio molto bello anche per giocare. C’è una bella tifoseria, c’è un bell’ambiente. Spero di trovare belle sensazioni ma spero anche di trovare la vittoria perché per noi è molto importante. Sono molto dispiaciuto per la retrocessione della mia ex squadra ma dobbiamo pensare a noi anche se per me sarà sicuramente una sensazione unica ritornare in quello stadio. Dobbiamo pensare a fare la partita e vincerla».

Cinque gol in cinque anni con la maglia del Palermo. È giunto il momento anche per un gol con la casacca rossoblù?

«Magari. Magari ma… non esulterei. Magari facessi un gol che aiuti la squadra a vincere. Però l’importante è vincere; chi segna o no per me non è fondamentale».

Da quasi due settimane la squadra è in “clausura”, prima ad Acqui Terme ora a Catania. Ritiro sì, ritiro no?

«L’aspetto negativo dell’andare in ritiro è lo stare lontano dalla famiglia; tanti di noi hanno figli (non lo dice ma è lampante che sta pensando alla sua Jazmin, nda). Di positivo c’è che il gruppo è più unito, più compatto e questo nel calcio è molto importante. Se il gruppo è unito si condividono tanti momenti ed il gruppo si fa più forte. Avevamo bisogno di questo. Sono certo che contro l’Inter hanno fatto la differenza i giorni trascorsi assieme ad Acqui Terme. A Torre del Grifo abbiamo vissuto una settimana molto particolare dove il gruppo si è rafforzato».

Domenica terzetto difensivo inedito con Biraschi, Gentiletti ed ovviamente Munoz. Due argentini con un italiano.

«Sono felice per Bira (Biraschi, ça va sans dire, nda) il quale ha giocato benissimo; anche Genti è un giocatore di esperienza. Spero di dare il mio contributo e di aiutare la squadra a vincere. Quando si vince e quando si perde tutti contano, gli undici in campo e chi è rimasto fuori. Dobbiamo pensare alla squadra e non alle singole individualità o alla difesa. Dobbiamo pensare che tutti i reparti devono fare bene e dare il cento percento per vincere questa partita».

Nel frattempo si sente qualcuno cantare a squarciagola la canzone “Se telefonando”: è un istrionico Mattia Perin che attraversa la reception per raggiungere la sua stanza. Intanto mister Ivan Jurić si allontana, con un computer portatile, ed esce al caldo sahariano di questo fine settimana alla ricerca della massima concentrazione.

Alfonso Magno

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