ESCLUSIVA PG. Ecco la prova che condannò il Genoa allo spareggio farsa del 1925

Pubblichiamo il documento del Prefetto Bocchini di Bologna che tolse le sanzioni al club felsineo e stabilì che si giocasse la quinta finale della Lega Nord a Milano il 9 Agosto alle 7 del mattino

330
Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

E’ l’ultima e forse definitiva prova di come il regime fascista ed il federale di Bologna Leandro Arpinati scipparono al Genoa la Stella del decimo scudetto nel corso delle celeberrime cinque finali di Lega Nord 1924/25 contro il Bologna.

Un elemento forse determinante, che arricchisce ulteriormente un quadro già abbondantemente ricco di prove e testimonianze su come quel titolo avrebbe dovuto prendere la via del Mar Ligure e non certo di quella emiliana.

Dall’archivio centrale del Ministero degli Interni emerge infatti un documento, all’epoca riservatissimo, che potrebbe una volta per tutte comprovare come le autorità fasciste intervennero direttamente sugli organi della Federazione Italiana Gioco Calcio per influenzare l’esito di quel campionato a favore dei petroniani. Come voleva appunto Leandro Arpinati.

Stiamo parlando dell’informativa (che pubblichiamo a fine testo) con cui l’allora Prefetto di Bologna Arturo Bocchini, riferì, con un dattiloscritto datato 21 Luglio 1925 inviato al Ministero ed alla Direzione Generale della Pubblica Sicurezza di Roma, sulla crescente tensione e sullo stato di rivolta che i tifosi bolognesi avevano ormai intrapreso contro i dirigenti della Federcalcio, colpevoli, secondo loro, di pretendere entro il 31 Luglio tutti i nominativi dei responsabili della famosa sparatoria che dal convoglio emiliano partì contro i tifosi genoani. Non fosse stato rispettato quel termine, il Bologna sarebbe stato escluso da ogni competizione sportiva e lo scudetto sarebbe stato assegnato al Genoa, in quanto non si sarebbe più parlato di finale.

Ma Bocchini non si limitò solo a descrivere una manifestazione che nella fascistissima Bologna di quei tempi non poteva che svolgersi solo dietro l’approvazione del suo federale, ossia Leandro Arpinati, ma concluse anche “avvertendo“ il Ministero che se il Bologna fosse stato punito dalla Federcalcio, e quindi escluso dalle competizioni sportive, ci sarebbero state gravissime ripercussioni sull’ordine pubblico.

Una vera e propria richiesta alle autorità ministeriali ad intervenire direttamente sulla Federcalcio affinché annullasse la sanzione, favorendo così il Bologna.

Come ormai tutti sapranno, la sparatoria alla stazione Porta Nuova di Torino avvenne la sera del 5 Luglio dopo la quarta finale disputata sul campo della Juventus e terminata 1-1 dopo i tempi supplementari.

Ormai gli animi tra le due tifoserie erano bollenti, perché dopo le prime due partite in cui il Genoa vinse a Bologna ed i felsinei a Marassi con l’identico punteggio di 1-2 e soprattutto dopo la terza, celeberrima e contestatissima finale di Milano del 7 Giugno, dove l’arbitro Mauro fu costretto con la violenza a convertire in gol un corner da lui precedentemente concesso al Bologna, le accuse reciproche di favoritismi erano aspre ed all’ordine del giorno.

Terminata la partita, dove numerosi spettatori neutrali e reciproche tifoserie si ritrovarono frammiste sugli spalti, alla stazione Porta Nuova cominciarono prima i battibecchi e poi, in un drammatico crescendo,  gli insulti.

Giova ricordare che i due treni speciali erano organizzati direttamente dalle due società, che avevano registrato tutti i nominativi dei tifosi che partecipavano alla trasferta.

Siccome i convogli erano entrambi diretti ad Alessandria per poi dividere le proprie strade per Genova e Bologna, per motivi di sicurezza la partenza di quello emiliano era stata programmata con 25 minuti di anticipo rispetto a quello ligure.

Proprio questo fatto permise ai malviventi presenti sul treno dei tifosi bolognesi di premeditare la sparatoria.

Infatti, alle ore 21, appena il convoglio emiliano cominciò a muoversi, partirono immediatamente dai finestrini dai venticinque ai trenta colpi di rivoltella diretti sui tifosi genoani che erano ancora sulla banchina in attesa che partisse il loro treno. A terra, tra il panico generale, rimase il tifoso genoano Vittorio Tentorio di anni 39 abitante a Genova in Vico Angeli 2/2 colpito al costato da un proiettile e Mario De Barbieri, altro tifoso rossoblù, ferito alla mano destra.

Entrambi furono portati all’Ospedale S. Giovanni di Torino e fortunatamente giudicati guaribili in venti giorni.

Le autorità, perfettamente consapevoli del fatto che solo gli squadristi fascisti, in gran numero presenti nella tifoseria felsinea, potevano tenere in dotazione le pistole, preferirono lasciar continuare il viaggio del convoglio verso il capoluogo emiliano, riservandosi di continuare le indagini sui nominativi registrati direttamente dal Bologna.

La Federazione Italiana Gioco Calcio, sulla base delle indagini svolte, multò quindi il Bologna di       5 mila lire, intimandogli con termine perentorio del 31 Luglio di consegnare i colpevoli di tale gesto alle autorità. Deliberò poi che se tale termine non fosse stato rispettato, sarebbero state presi nei confronti del Bologna gravi provvedimenti, quali l’esclusione dalle gare sportive con la conseguente assegnazione dello scudetto al Genoa.

La Federcalcio deliberò quindi che la designazione della quinta finale sarebbe avvenuta solo dopo il 31 Luglio.

Da Bologna si cominciò ad inveire contro gli organi federali coi toni e modi divenuti tristemente famosi nella Storia d’Italia di quel periodo. Ma più passavano i giorni e più i colpevoli della sparatoria rimanevano impuniti, e questo a sua volta suscitava le proteste del Genoa, il quale sospettava che si stesse coprendo qualcuno, e ciò non garantiva che le finali non fossero in qualche modo inquinate da poteri al di sopra degli enti federali.

E allora si arrivò al 20 Luglio quando a Bologna in Piazza Nettuno si radunarono con modi e toni bellicosi circa un migliaio di tifosi e squadristi con l’autorizzazione di Leandro Arpinati, colui che il 7 Giugno a Milano capitanò gli invasori di campo per costringere il direttore di gara Mauro, con la forza, a concedere un gol da lui assolutamente non visto a favore del Bologna.

Nella sua riservata informativa al Ministero degli Interni, il Prefetto Bocchini afferma con preoccupazione che “il Comitato Federazione addebitò al Bologna la responsabilità degli incidenti ( la sparatoria alla stazione di Torino, n.d.r. ), inflisse il pagamento di una multa di 5 mila lire ed ordinò allo stesso Bologna di rendere note le indagini per l’identificazione dei colpevoli nel termine massimo del 31 Luglio“.

Bocchini continua ancora dicendo che “tale deliberato fu respinto dal Football Club di Bologna perché ritenuto lesivo della dignità degli associati e dettato da sentimenti partigiani dei membri della Federazione“.

Il rapporto descrive poi come l’avvocato Galliano, consigliere municipale, guidò il comizio il cui ordine del giorno parlò di “rivoltante sopruso che i dirigenti della Federazione Italiana del Gioco del Calcio vorrebbero consumare ai danni del Bologna F.C. “, di “ pazzesco ultimatum “, di “ Enti Federali i quali, dopo aver dato ripetute prove di grossolana insipienza, di evidente partigianeria e perfino di mendacio, tenterebbero ora di rifarsi della perduta autorità ricorrendo all’intimidazione ed al terrore e mediante il sacrificio premeditato di una fra le società federate che più onora il calcio italiano“ e di “promettere di non desistere dall’agitazione oggi iniziata fino a che non vengano spazzati via, anche come perturbatori della quiete pubblica, i manipolatori del più gretto parlamentarismo sportivo, tutti coloro che si sono dimostrati indegni di reggere le sorti della grande e rigogliosa famiglia calcistica nazionale“.

Ed ora ecco le conclusioni di Bocchini per il Ministero, quasi un invito a non contrariare i manifestanti ed un’esortazione ad intervenire sugli organi della Federazione.

“Per quanto la vertenza tra il Football Club di Bologna e gli organi delle federazioni, qui non potrò dar luogo che a platoniche ed entusiaste manifestazioni, ma credo opportuno riferirne a cotesto On. Ministero per le conseguenze che essa potrà avere sull’ordine pubblico in altre città sulle quali la squadra del Bologna in virtù del deliberato della Federazione potrebbe essere ritenuta esclusa dalle gare sportive“.

Ed a questo punto capiamo definitivamente il perché, dopo qualche giorno, al Bologna venne revocata la multa, i colpevoli della sparatoria rimasero impuniti, la delibera della Federcalcio fu annullata e quindi messa improvvisamente in programma la quinta finale per il 9 Agosto a Milano alle 7 del mattino sul campo della Forza e Coraggio a porte chiuse al pubblico.

Tutto ciò col Genoa che, essendo certo che non si sarebbe più giocato, a fine stagione aveva legittimamente sciolto la squadra e mandato i suoi giocatori in vacanza, mentre il Bologna continuava gli allenamenti, evidentemente informato sull’imminenza della quinta partita.

A nulla valsero le proteste del Genoa che rivendicava la precedente delibera della Federazione e che reclamava giustamente il fatto che ai propri giocatori mancava ormai il necessario allenamento. Tutto inutile, perché fu obbligato a giocare pena la radiazione dagli organi federali.

E da tutto ciò, ci spieghiamo anche il perché l’anno successivo tutti i dirigenti della Federazione Italiana Gioco Calcio furono effettivamente “ spazzati via “ e venne eletto come Presidente proprio Leandro Arpinati.

Ma non basta, perché c’è un’altra chicca.

Dallo stesso archivio centrale salta fuori un altro documento all’epoca riservato (pubblicato sempre a fine testo), questa volta ad opera diretta di un importante funzionario del Ministero dell’Interno che fu inviato ad assistere all’ultima finale del 9 Agosto a Milano a porte chiuse.

Tutti sanno che le relazioni sulla sicurezza sono ad opera delle forze dell’ordine, quindi risulta perlomeno curioso il fatto che questo funzionario, appena terminata la partita, inviò alle ore 10,10 un telegramma per informare subito il Ministero che la “ Gara finale del campionato italiano di calcio fra Genoa e Bologna si è svolta dalle ore 7 alle ore 9 a porte chiuse senza alcun incidente. Erano presenti 150 invitati fra cui numerosi rappresentanti stampa. Vinto Bologna con due punti contro zero “.

Già, senza alcun incidente. Tutto come doveva andare, senza bisogno di tirare fuori le pistole per la terza volta. Tutto come voleva Leandro Arpinati.

Giancarlo Rizzoglio

RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO CONSENTITA SOLO PER ESTRATTO PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE: WWW.PIANETAGENOA1893.NET

Image and video hosting by TinyPic

Image and video hosting by TinyPic

Image and video hosting by TinyPic

CLICCA QUESTO LINK PER LEGGERE IL FURTO DELLA STELLA 4: Bologna-Genoa 1925, va in scena la farsa dello spareggio https://www.pianetagenoa1893.net/esclusive/il-furto-della-stella-4-bologna-genoa-1925-va-in-scena-la-farsa-dello-spareggio-52920

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.