ESCLUSIVA PG, Cesare Lanza: “Genoa, occorre una prova di orgoglio nel derby”

Il celebre giornalista spera in una prestazione arrembante dei rossoblù contro i blucerchiati. E punta su Taarabt "piacevole sorpresa"

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Lanza Genoa
Cesare Lanza
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Una vita spesa per Genova e il Genoa. Il celebre giornalista Cesare Lanza ha vissuto per molti anni nella Superba, ricoprendo incarichi di prestigio ne Il Secolo XIX e ne Il Lavoro: ha descritto tante volte il derby della Lanterna nei suoi vari aspetti. Ma soprattutto è un tifoso, un vero innamorato dei colori rossoblù: racconta in esclusiva a Pianetagenoa1893.net i suoi ricordi nella stracittadina oltre alle sue aspettative e i suoi timori per la sfida di domani sera.

Iniziamo con un po’ di amarcord: lei ha vissuto tanti anni a Genova, si ricorda qualche episodio in particolare del derby?

“Molti! Ad esempio il gol che segnò all’ultimo secondo Mauro Boselli, il sogno di ogni tifoso: vittoria all’ultimissimo istante, i ciclisti – come chiamiamo noi i sampdoriani per il colore delle loro maglie – condannati alla serie B. Eravamo in dieci! Un ricordo incancellabile…”

Da tifoso genoano, qual è il suo ricordo più bello della stracittadina?

“Senza dubbio il gol vincente di Branco, una fucilata, il terzino sinistro brasiliano, su punizione. Da qualche parte conservo anche un gigantesco poker. Ma i ricordi sono tanti. Quando ero un adolescente, fu ingaggiato un modestissimo attaccante brasiliano, Marinho, alias Mario Di Pietro, nato a Banne il 23 aprile 1928. Era il campionato 1955-56. Con tutto il rispetto, un assoluto pippone. Però, poco dopo il suo arrivo, fu schierato nel derby e segnò due gol inverosimili, che ci diedero la vittoria. Poi sparì, senza altri contributi memorabili. È morto nel 2005, pace all’anima sua; il nome resterà nella storia del Grifo”.

E veniamo alla sfida di sabato: le ultime vicende del Genoa lascerebbero presagire un successo per la Sampdoria. Lei che ne pensa?

“Penso che i ciclisti siano largamente favoriti. Temo il peggio. Giampaolo è un signor allenatore, uno che sa insegnare a giocare al calcio. Confido in una prova di orgoglio dei nostri calciatori. Finora la superiorità della squadra della delegazione, purtroppo, è risultata evidente”.

E’ stato giusto dare un’ultima possibilità a Juric prima di una gara così importante e delicata?

“Certamente sì. Come calciatore Juric era un mio idolo, uno che si batteva sempre e non si arrendeva mai. Come allenatore, mi sembra bravo soprattutto nel galvanizzare i giocatori”.

Meglio che il Grifone sia più attendista (o come si diceva un tempo, catenaccio e contropiede) oppure prenda in pugno le redini del gioco?

“In molte partite la squadra ha fatto la partita, anche nell’ultima prestazione contro la Spal. Ma il gioco è lento, compassato; noioso, prevedibile. Preferirei un’impostazione più rapida e incisiva”.

Qual è a suo giudizio il giocatore più in forma del Genoa che potrebbe dare problemi alla Sampdoria?

“Taarabt senza alcun dubbio. Una piacevole sorpresa”.

Se dovesse vincere il Genoa, il giorno dopo si dedicherà allo sfottò con amici e colleghi tifosi blucerchiati?

“Certamente. Ma al momento temo che succeda il contrario. Sono sincero: è un momento molto brutto. L’anno scorso la Samp andava male e dal derby cominciò la sua rimonta. Chissà, quest’anno potrebbe toccare a noi. Spes ultima dea”.

E concludiamo con una frase tratta da Il derby delle parole di Pino Flamigni «A Genova conta solo il derby. Se non lo vinci è come rapinare una banca ed accorgersi di aver portato via una valigia piena di stracci». Stavolta chi porterà via la valigia con gli stracci?

“È una metafora suggestiva, che non mi convince. Non ci sono stracci, mai, nella valigia preparata per un derby. Ci sono pepite d’oro, se vinci: ti fanno ricco per la vita. Lacrime amare, invece, quanto meno malinconia profonda, se si perde”.

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