Campionato 1914/15, il settimo sigillo: la rassegna stampa

CITAZIONE DAL SETTIMANALE TORINESE L’ILLUSTRAZIONE DELLA GUERRA E LA STAMPA SPORTIVA: Il Comitato direttivo [sic!: La Commissione Tecnica] della F. I. G. C., riunitosi d’urgenza, ha domenica [23] [sic!; sabato [22]] deliberato di sospendere i due matches pel [cioè: per]  Campionato di I Categoria [la Serie A dell’epoca] che dovevano svolgersi a Milano [Milan-Internazionale Milano] […]

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CITAZIONE DAL SETTIMANALE TORINESE L’ILLUSTRAZIONE DELLA GUERRA E LA STAMPA SPORTIVA: Il Comitato direttivo [sic!: La Commissione Tecnica] della F. I. G. C., riunitosi d’urgenza, ha domenica [23] [sic!; sabato [22]] deliberato di sospendere i due matches pel [cioè: per]  Campionato di I Categoria [la Serie A dell’epoca] che dovevano svolgersi a Milano [Milan-Internazionale Milano] e a Genova [Genoa-Torino].

   L’annuncio è stato dato agli interessati con questo sibillino telegramma: «In seguito mobilitazione per criteri opportunità sospendesi ogni gara».

   Però, nessuna decisione è stata presa riguardo alla classifica, che, dopo le [sic!: prima delle] partite di domenica scorsa era la seguente: 

      1. Genoa, punti 7.

      2. Torino, punti 5.

      2. Internazionale [Milano], punti 5.

      4. Milan, punti 3.

   PRIMA CITAZIONE DAL SETTIMANALE MILANESE IL FOOT BALL [articolo di «Il trainer»]: Pareva assicurato che il campionato italiano di football 1915 potesse giungere, dopo una delle vite più travagliate al suo termine.

   Gli eventi che da lunga data maturavano hanno lasciato che le finali [cioè:  i Gironi Finali dell’Italia Settentrionale e Meridionale] del Campionato [Italiano] si svolgessero e giungessero, senza eccessive scosse, fino alla vigilia dell’ultima giornata. Sabato sera usciva a Roma e veniva diramato in tutt’Italia l’ordine di mobilitazione [generale in vista dell’ingresso dell’Italia nel conflitto]. La vita sportiva italiana poteva, dal giorno in cui i campioni dovevano presentarsi alle caserme, considerarsi paralizzata. Noi per primi lo abbiamo compreso ed eravamo veramente lieti che il [Girone Finale dell’Italia Settentrionale del] Campionato Italiano fosse [quasi] giunto al suo compimento, e che anche il Torneo del Presidenti [un torneo di consolazione per le squadre settentrionali eliminate nei Gironi di Semifinale] fosse nelle identiche condizioni.

   Le Società che a costo di molti sacrifici erano riuscite a portare le rispettive équipes [cioè: squadre] al più completo possibile, alla soglia della finalissima [cioè: all’ultima giornata del Girone Finale dell’Italia Settentrionale], i giuocatori che per amore al loro team [cioè: squadra] avevano sacrificato agli allenamenti gli ultimi ritagli del loro tempo prezioso e consacrato tutto alla Patria, il pubblico che intendeva portare l’ultimo saluto ai baldi campioni del pallone rotondo nell’ultimo giorno della loro comparsa sulle pelouses italiane [cioè: campi sportivi italiani], hanno subito però domenica il più inatteso dei disinganni.

   Alla porta dei recinti del Milan al Velodromo del Sempione e del Genoa a Marassi, all’ultima ora era stato affisso un telegramma, col quale l’avv. Scamoni a nome della Federazione [Italiana Giuoco del Calcio] sospendeva di autorità le ultime due gare di Campionato.

   La Federazione [Italiana Giuoco del Calcio], che ha cercato durante tutto il corso del Campionato di ostacolarlo, in tutto e per tutto, offendendo la logica e sovente la giustizia, ha usato contro la massima competizione italiana l’estremo atto di sabotaggio.

   Non crediamo di dover spendere molte parole per dimostrare il nostro asserito. Basterebbe che una pallida eco di quello che è stato detto dal pubblico e dai dirigenti, all’apprendere l’inspiegabile deliberazione federale dell’ultima ora giungesse ai magnati della Federazione [Italiana Giuoco del Calcio] per persuaderli che essi non godono del favore del pubblico italiano.

   Con quale criterio si è sospeso il Campionato [Italiano]? Non vogliamo credere che sia stato fatto per il timore degli avvenimenti, per quanto gli altri ukases [decisioni indiscutibili] dell’on. Montù starebbero a dimostrare a che al Presidente della F. I. G. C. manca forse nei momenti difficili il sangue freddo che sarebbe desiderabile in un uomo come lui, che è alla testa di alcune fra le maggiori Federazioni Sportive Italiane [lo era anche dell’Aeronautica].

   E allora è stata una deliberazione che ha favorito le Società?

   No, certo, né finanziariamente né moralmente. Attraverso il laborioso girone finale [dell’Italia Settentrionale] i vari teams [cioè: le varie squadre] avevano avuto occasione di misurarsi. Il solo fatto che poteva esservi una probabilità che tre squadre terminassero a pari punti [in caso di contemporaneee vittorie esterne di Torino sul campo del Genoa e di Internazionale Milano su quello del Milan all’ultima giornata, non disputata domenica 23 maggio 1915] dimostra quanta poca differenza di valore esistesse tra le squadre finaliste. Cosicché noi siamo convinti che se il Genoa avesse vinto la sua partita contro il Torino e l’Internazionale [Milano] quella col Milan, la classifica sarebbe stata persuasiva. Non solo tutti gli sportsmen d’Italia avrebbero riconosciuto la superiorità della squadra genoana, ma le stesse squadre soccombenti non avrebbero potuto che inchinarsi all’evidenza dei fatti. Che se i risultati fossero stati diversi il Campionato [Italiano] sarebbe finito in un modo soddisfacente lo stesso; sarebbe mancata la possibilità di stabilire con partite supplementari, una superiorità in favore delle squadre torinese, genovese e milanese, ma non vi sarebbero stati né recriminazioni né malcontenti.

   Finanziariamente non c’è chi non vede come tanto il Genoa quanto il Milan abbiano perduto, senza nessuna ragione, un incasso non trascurabile.

   Si aggiunga che il Genoa protesta ed è convinto che si sia voluto usare una grave partigianeria ai suoi danni, e non a torto. L’Internazionale [Milano] e il Torino a loro volta sono furenti e hanno ragione perché è mancata loro la possibilità di colmare la lieve differenza di punti che li separava dal Genoa.

   Non parliamo dei giuocatori singolarmente, ai quali è mancato l’entusiastico addio dei frequentatori delle pelouses [cioè: dei campi di gioco], degli ammiratori delle loro gesta sportive, è mancato l’incitamento a trasportare in un campo più vasto, più nobile [quello delle battaglie del conflitto], le loro ardite gesta.

   Dobbiamo dunque cercare altrove le cause di quest’ultima malefatta federale? Sarebbe troppo difficile. Ci limitiamo a ricordare a chi obbietta in questo momento storico d’Italia tutti i pensieri e le opere dover essere rivolte a uno scopo solo che le Società Ippiche, presiedute dai Principi di Casa Savoia e dalle più note figure di sportsmen [cioè: sportivi] italiani che si conoscano, hanno pure compreso questo, hanno deliberato la cessazione del programma sportivo stabilito all’inizio del’anno, ma hanno ugualmente riaperti [sic!: riaperto] gli ippodromi [di San Siro] a Milano e a [Torino di] Mirafiori. E si noti che la maggior parte dei proprietari di scuderie erano pure mobilitati, brillanti ufficiali dell’esercito.

   Ma poi, rimpicciolendo la questione sui 44 giuocatori partecipanti al girone finale [dell’Italia Settentrionale] prestavano già servizio militare per lo meno una metà. Dei 22 rimanenti 10 forse non avevano obblighi militari e gli altri avrebbero dovuto presentarsi chi il 25 maggio chi il 1(o) giugno.

   Quali sono dunque le ragioni che hanno consigliato all’Ente supremo del football italiano [cioè: la Federazione Italiana Giuoco del Calcio] il sabotage [cioè: sabotaggio] finale del Campionato. Rinunciamo a sapere, come saremmo curiosissimi di avere una spiegazione del perché si è permesso che si giuocasse a Milano una partita del Campionato di promozione [la Serie B dell’epoca], e la finale del Campionato di III Categoria [la Lega Pro dell’epoca], e saremmo grati se Scamoni ci spiegasse perché mentre avvertì l’Alessandria e la Pro Vercelli della sospensione del Torneo Piemontese, non avvertì del pari il Casale, che oggi è convinto di aver vinto la Coppa dei Presidenti [il torneo per le squadre eliminate nei Gironi di Semifinale dell’Italia Settentrionale].

   LETTERA AL SETTIMANALE TORINESE GUERIN SPORTIVO [firmata «Un footballer genovese»] Caro Guerino,                                                                       Genova, 24 maggio 1915.

   Ieri, per disposizione della Commissione Tecnica [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio], è stata rimandata la partita «Genoa – Torino». E così, dopo tanti sacrifici e fatiche, dopo le ansie di tutto un anno sportivo, il «Genoa» vede crollato il suo sogno per una – purtroppo – calcolata decisione della C. T. [cioè: Commissione Tecnica] [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio]. Premeva forse a qualche cane [cioè: pezzo] grosso del foot-ball che il «Genoa» non vincesse il Campionato [Italiano].

   Domenica 16 corrente, il «Genoa» mancante dei suoi militari [Pella, A. Magni, C. Sardi I e Benvenuto I], giuocò contro l’«Internazionale [Milano]» ed a nessuno dei chiarissimi signori della C. T. [cioè: Commissione Tecnica] [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio] passò neppure per le scatole [cioè: la mente] di rimandare una partita che doveva segnare la sconfitta del «Genoa». Se si fossero trovati nella condizione [sotto]privilegiata del «Genoa», il «Torino» o l’«Internazionale [Milano]» avrebbe forse la illuminata C. T. [cioè: Commissione Tecnica] [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio] presa [sic!: preso] la stessa decisione?

   Io credo di no.

   Il «Genoa» con ogni sorta di sacrifici aveva domenica una squadra quasi al completo ed a quanto mi risulta anche il «Torino» poteva presentare una squadra fortissima; perché dunque rimandare una partita di così grande importanza, per poi – molto probabilmente – non farla più?

   Anche due anni fa e l’anno scorso, Meazza (d’infausta memoria) concedeva alla «Pro Vercelli» ed al «Casale» [in realtà, l’incontro, disputato fra le mura amiche e perso 0-1 il 6 aprile 1913, con le «bianche casacche», era stato diretto da Scamoni, che non aveva rilevato l’irregolarità nella posizione di  Rampini I, dalla cui discesa verso la porta rossoblù sarebbe scaturita la decisiva autorete di Casanova II, a seguito di una carambola del pallone tirato da Milano I e respinto da Surdez] due goals discutibilissimi, che fecero perdere al «Genoa» i campionati 1912-13 e 1913-14.

   Avanti! Su! Continuate a congiurare contro questo povero Genoa [Cricket and Foot Ball] Club!

   Ma che ci sta a fare questo C. T. [cioè: Commissione Tecnica] [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio] inutile e ridicola, tutta prosopopea, tutto cipiglio, ma non sa di essere di peso ed antipatica a tutti i foot ballers onesti?

   Ed Ella, illustre nato nel 1886, Tonino Scamoni, aveva finalmente capito qualche cosa e si era ritirato da fare il guastamestieri [cioè: guastafeste] in ogni partita importante. Ella è di nuovo fra i piedi, uccello di malo augurio! Ma che cosa aspetta ad andarsene?

   Mi associo a te, caro Guerin Sportivo, e se verrà il giorno in cui potremo dare un calcio nel preferito [cioè: sedere] a quella sclerotica e dannosa C. T. [cioè: Commissione Tecnica] [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio], che è la rovina del nostro foot-ball, mi guarderò bene dallo sbagliare.

   CITAZIONE DAL SETTIMANALE TORINESE GUERIN SPORTIVO [articolo di «Waldo»]: Un ordine federale ha sospeso all’ultima ora l’effettuazione delle due gare [del Girone Finale dell’Italia Settentrionale] di Campionato [Italiano] che ancora rimanevano da disputare. Pare che il provvedimento non sia stato accolto favorevolmente dalle società interessate, e qualche giornale si è fatto interprete di questo malumore movendo aspra critica alla Federazione [Italiana Giuoco del Calcio].

    Anzitutto faremo notare che di questa decisione si è attribuita a torto la responsabilità all’on. Montù [presidente della Federazione Italiana Giuoco del Calcio]. Egli da parecchio tempo è così occupato per gli impegni del servizio militare che dovette declinare ogni autorità nelle mani dell’on. Malvano. A quest’ultimo dunque se mai devono essere dirette le recriminazioni.

    D’altra parte noi non ci schieriamo oggi tra coloro che non hanno approvato la sospensione delle gare.

    Nel numero scorso il Guerino – solo fra tutti i confratelli sportivi che parevano  inconsapevoli delle gravissime circostanze imminenti avanzò il dubbio che domenica [23 maggio 1915] si effettuassero le due gare [del Girone Finale dell’Italia Settentrionale, Genoa-Torino e Milan-Internazionale Milano,] di Campionato [Italiano]. Oggi perciò non possiamo che considerare giusta e logica la decisione federale.

    Riconosciamo pur noi che l’ordine della mobilitazione diramato sabato sera non aveva – in linea puramente sportiva – in nulla aggravato la situazione. Le squadre, infatti, non avrebbero lamentato altre defezioni oltre quelle già verificatesi nell’ultima quindicina [di giorni]. Né i decreti del Ministero della Guerra avevano arrecato altri sensibili sconvolgimenti così da rendere pericoloso o inopportuno lo svolgimento delle due partite.

     Ma noi riteniamo che la Federazione [Italiana Giuoco del Calcio] abbia agito con senno per altre e ben fondate ragioni. Ognuno si sarà potuto rendere conto come le finali [cioè: partite del Girone Finale dell’Italia Settentrionale] non abbiano potuto svolgersi in condizioni regolari. Le squadre avevano necessariamente risentito della situazione politica e militare, molti foot-ballers avendo dovuto rispondere all’appello della Patria, prima che a quello della propria Società. Così si verificavano vuoti dolorosi nelle compagini, così molti giuocatori si presentavano stanchi e indeboliti per le fatiche del servizio [militare]. Avveniva per ciò che tutte le squadre, quale più quale meno, non potevano disputare le ultime battaglie decisive nella piena e felice integrità di propri mezzi come sarebbe stato equo e sportivo.

    Sarebbe superfluo suffragare le nostre asserzioni con esempi e ricordi, freschi e palpitanti per i nostri lettori.

    Da questo irregolare stato di cose non potevano derivare che conseguenze conformi e perciò anormali: onde i risultati irregolari contradditori, onde le oscillazioni strane della forma delle squadre e i continui rivolgimenti della graduatoria. Era questo lo svolgimento più sportivo di una gara dove si decideva il titolo di campione, dove le squadre scelte da due successive e severe eliminatorie [cioè: i Gironi Eliminatori e di Semifinale dell’Italia Settentrionale] rappresentavano la miglior forza del foot-ball italiano?

    No, certamente! E perciò l’ordine di sospensione per una gara [cioè: competizione] che ormai doveva terminare con risultati antisportivi, fu giusto e necessario.

    Perché ci sembra indiscutibile che nessuna delle tre squadre tale quale si era circoscritta la lotta, avesse nettamente dimostrato di meritarsi la vittoria finale. Invochiamo a confortare la nostra affermazione la tabella dei matches [cioè: incontri] dalla quale risulta come un’assioma [sic!: un assioma] irrefutabile che nessuna squadra aveva rivelato una palese e sensibile superiorità sulle avversarie. Né il Genoa che oltre al match [cioè: all’incontro] pari col Milan [1-1 a Milano domenica 18 aprile 1915] aveva subito a Torino [1-6 domenica 2 maggio 1915] una clamorosa sconfitta e pur poteva vantare due nette vittorie sull’Internazionale [Milano] [5-3 a Genova domenica 25 aprile 1915 e 3-1 a Milano domenica 16 maggio 1915]. Né quest’ultima che accanto ad affermazioni significative come quelle sul Milan e sul Torino [entrambe in casa domenica 2 e domenica 9 maggio 1915, rispettivamente per 3-1 e 2-1] lamentava appunto le due sconfitte da parte del Genoa. La squadra più regolare, infine, era apparsa quella del Torino. Ma pur essa non era immune da titoli negativi per fregiarsi del titolo di campione.

    Anche se l’ultima giornata si fosse effettuata e con i risultati normalmente previsti – se pure era da attendersi una conclusione regolare, dati i precedenti! – avremmo salutato i rosso-bleu campioni d’Italia [stante l’assoluta superiorità contro qualsiasi formazione centro-meridionale avessero dovuto affrontare nella doppia finale nazionale].

    Ma non esitiamo ad affermare che la vittoria finale del Genoa non avrebbe coronato nel modo più soddisfacente l’aspra disputa di quest’anno. E ciò sosteniamo, pur essendo fra quelli che pronosticarono vincitrice la squadra di [R.] De Vecchi [cioè: il Genoa (identificato con il suo capitano e giocatore maggiormente rappresentativo)].

   La sospensione del Campionato [Italiano] fu quindi savia deliberazione e giusto omaggio ai buoni diritti dello sport.

   Ci ha poi sorpreso la proposta avanzata di ritenere definitiva la classifica di un Campionato che non è finito.

   Non così deve conchiudersi un ciclo di gare per le quali tante energie si sono spese e tanti mesi si sono impiegati. Quando la situazione politica riporterà il viver sociale nelle condizioni normali potremo riprendere e definire l’interrotta tenzone.

    Chiudiamo perciò la rassegna di questa laboriosa stagione calcistica con lo augurio che possa ben presto riprendere la sua attività in un atmosfera di pace e di serenità.

   I cinque comandamenti sportivi. 1) Ogni uomo di sport, oggi dev’essere un soldato.

   2) Il suo arruolamento volontario è avvenuto sulle arene e sulle piste pel [cioè: per il] buon nome d’Italia. La prima gara fu un tacito patto.

   3) L’uomo di sport è stato educato a una disciplina: obbedire! A una fede: soffrire! La sua preparazione morale è dunque perfetta.

   4) Lo sport è stato l’incudine ferrea su cui si sono temprati i muscoli e i nervi, saldamente. Anche la preparazione fisica, così è compiuta.

   5) Ogni uomo di sport che rimane a casa è perciò un abile soldato che rifiuta la prova. Il suo gesto è un delitto di fede sportiva.

   PRIMA CITAZIONE DAL GIORNALE MILANESE LA GAZZETTA DELLO SPORT: Non vale la pena di ripetere la nostra disapprovazione per la deliberazione federale che tronca, proprio quando la massima competizione calcistica italiana era giunta felicemente all’ultimo suo giorno di vita [nel Girone Finale dell’Italia Settentrionale], il Campionato Italiano [1914/]1915. Rileveremo soltanto che nessuno ha osato prendere le difese della Commissione Tecnica [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio] alla quale pare debba risalire il biasimo dei footballers italiani. Una voce è venuta dalla città [cioè: Torino] dove la Federazione [Italiana Giuoco del Calcio] risiede a dire che, malgrado la guerra, tutte le squadre erano pronte all’ultimo cimento, e che il fatto specifico determinante la sospensione delle gare non avrebbe tolto un uomo di più ai quattro teams [cioè: squadre ] in campo per la [disputa dell’ultima giornata del girone] finale [dell’Italia Settentrionale]. Ed aggiungeva che d’altra parte la decisione federale era da apprezzare e da considerarsi giusta perché… perché nessuna delle squadre aspiranti al primo posto in classifica si era mostrata degna della vittoria e perché, dopo tutto, il Campionato Italiano [1914/]1915 non aveva avuto quel regolare svolgimento che avrebbe invece dovuto avere. Basterebbe questa ufficiosa difesa per aumentare la condanna all’accusata. Se il Campionato [Italiano] non aveva avuto uno svolgimento regolare – a parer nostro – era dovere della Federazione [Italiana Giuoco del Calcio] fare cessare prima la disputa della gara [cioè: competizione] stessa. Che nessuna delle tre squadre [settentrionali] [cioè: Genoa, Torino ed Internazionale Milano] vantanti titoli [cioè: possibilità] di vittoria fosse veramente degna del titolo assoluto di Campione d’Italia forse può essere vero in via assoluta; ma noi siamo convinti che – relativamente ai valori in campo – la squadra [cioè: il Genoa (a cui sarebbe bastato un pareggio nell’incontro casalingo di domenica 23 maggio 1915 per conservare definitivamente il primato nel Girone Finale dell’Italia Settentrionale)] che avesse saputo strappare il punto, o i due punti, necessari per conquistare il primato era meritevole di tanto maggior elogio, in quanto a tale risultato essa sarebbe arrivata in un anno sportivo disgraziato, a costo di sacrifici personali di giuocatori e di Società. Tutto a questo mondo è relativo. Così noi avremmo avuto nel [1914/]1915 una squadra relativamente superiore a tutte le altre. Del resto, di grazia, dopo il magnifico e crediamo irripetibile exploit della Pro Vercelli che vinse per [5 volte in] 6 anni il Campionato [dal 1908 al 1912/1913, con l’unica eccezione del 1909/1910, quando si era aggiudicato il titolo nazionale l’Internazionale Milano], dimostrandosi di classe nettamente superiore a tutte, quale altra squadra ha potuto, pure fregiandosi del titolo ambitissimo di Campione Nazionale, vantarsi di essere realmente superiore ad ogni altra? L’Internazionale [Milano] [campione d’Italia nel 1909/1910, dopo aver vinto il 24 aprile 1910 lo spareggio in casa della Pro Vercelli, che per protesta contro il mancato rinvio dell’incontro per impegni calcistico-militari di quattro suoi giocatori aveva schierato una formazione di ragazzini, sconfitta 3-10] forse? Il Casale [campione d’Italia nel 1913/1914]? Non lo crediamo! Noi classifichiamo l’atto della Federazione Italiana Giuoco del Calcio il più grande errore sportivo che si potesse immaginare. E la cosa è tanto più grave in quanto la deliberazione non ha avuto il tempo necessario di essere trattata e discussa ampiamente come la gravità della cosa meritava. Dalle ore 6 di sabato, l’ora in cui si conobbe il decreto di mobilitazione [generale per l’imminente ingresso dell’Italia nel conflitto], alla domenica mattina, non sappiamo se i membri non residenti a Torino, della Commissione Tecnica [della Federazione Italiana Giuoco del Calcio] in nome della quale l’avvocato Scamoni sospendeva i matches finali [cioè: gli incontri dell’ultima giornata del Girone Finale dell’Italia Settentrionale], siano stati interpellati ed abbiano in qualche senso risposto. E forse nemmeno l’onorevole Montù [presidente della Federazione Italiana Giuoco del Calcio], su cui ricade tutta la responsabilità dell’ingiusta deliberazione, ha avuto il tempo di farsi una idea esatta dell’importanza della decisione che gli è stata fatta prendere.

   Ché [cioè: Perché], se poi fosse vero che si pensava già da tempo a sospendere il Campionato [Italiano], la cosa potrebbe apparire ancor più grave.

   Vediamo un po’ ora la situazione dei vari teams [cioè: squadre]. E cominciamo dal Genoa che, meritatamente o no, è venuto a trovarsi alla testa della classifica con due punti di vantaggio sul Torino e sull’Internazionale [Milano] e con un ultimo match [cioè: incontro] da disputare sul suo campo [con il Torino domenica 23 maggio 1915].

   Il Genoa è l’unica squadra che abbia battuto – durante le gare di Campionato – due volte in match [cioè: incontro (d’andata)] e retour match [cioè: incontro di ritorno] [rispettivamente 5-3 a Genova domenica 25 aprile 1915 e 3-1 a Milano domenica 16 maggio 1915] la medesima squadra dell’Internazionale [Milano] [fino ad allora sconfitta in due incontri in trasferta: 2-3 dal Como domenica 4 ottobre 1914 e 0-1 dall’Andrea Doria domenica 17 gennaio 1915] apparsa, fino alla penultima giornata come la squadra dominatrice di tutte le consorelle.

   Contro il Milan, i rosso-bleu del Genoa strapparono a Genova una facile vittoria [3-0 domenica 9 maggio 1915], dopo il match [cioè: la partita] nullo [cioè: pari] della prima giornata [del Girone Finale dell’Italia Settentrionale] [l’1-1 a Milano di domenica 18 aprile 1915].

   L’unica sconfitta subita dagli uomini di [R.] De Vecchi è dovuta al Torino [in trasferta domenica 2 maggio 1915]. E fu una sconfitta schiacciante (sei a uno) una sconfitta che, considerata in relazione a tutti gli altri matches [cioè: incontri] di Campionato giuocati dallo squadrone genoano, sta a dimostrarci come il Genoa si trovasse in quel giorno in una ben nera giornata collettivamente, e individualmente con tutti i suoi giuocatori, mentre il Torino fu in quel giorno veramente superbo.

   Il Genoa dunque ha al suo attivo tre partite vinte, una perduta e un match [cioè: incontro] nullo [cioè: pari].

   Il Torino si è dimostrato anche nella finale [cioè: il Girone Finale dell’Italia Settentrionale], come nelle semifinali [cioè: il Girone C di Semifinale dell’Italia Settentrionale] e durante tutto il non breve svolgimento del Campionato, il team [cioè: la squadra] più regolare: vanta tre matches [cioè: partite] nulli [cioè: pari], due contro il Milan [gli 1-1 a Milano di domenica 25 aprile 1915 e a Torino di domenica 16 maggio 1915] e uno contro l’Internazionale [Milano] [il 2-2 casalingo di domenica 18 aprile 1915], una vittoria, contro il Genoa [il 6-1 di domenica 2 maggio 1915], e una sconfitta [l’1-2 di domenica 9 maggio 1915] patita sul campo dei nero-azzurri, nel più bel [sic!: bell’]incontro che abbia visto il Campionato [1914/]1915. Una sconfitta onorevolissima, d’altra parte, e solo imputabile ad una di quelle giornate meravigliose di tecnica, di brio, di combattività che i veltri [così chiamati per la rapidità del loro gioco] nero-azzurri sanno trovare sul loro terreno, quando sono spinti dall’incitamento dei suoi [sic!: loro] [sostenitori], da un nobile sentimento di emulazione nei riguardi di una squadra del pari forte, corretta ed agguerrita.

   L’Internazionale [Milano] ha invece al suo passivo due sconfitte [entrambe contro il Genoa: quella esterna per 3-5 di domenica 25 aprile 1915 e quella per 1-3 a Milano di domenica 16 maggio 1915], una delle quali, l’ultima, dolorosa, inspiegabile, tale da togliere di colpo [la possibilità di vincere] il Campionato [Italiano] che, con una vittoria, sarebbe rimasto aggiudicato senza dubbio ai suoi uomini. Conta un match [cioè: una partita] nullo [cioè: pari], quello della prima giornata [del Girone Finale dell’Italia Settentrionale] contro il Torino [2-2 in trasferta domenica 18 aprile 1915], e due vittorie; una contro il Milan e l’altra contro i granata del signor Pozzo [ottenute entrambe in casa, rispettivamente per 3-1 domenica 2 maggio 1915 e per 2-1 domenica 9 maggio 1915]. È perciò a pari punti [cioè: 5] con la squadra torinese, pur dovendo, per il numero delle sconfitte patite, essere classificata in questa nostra rassegna al terzo posto.

   Il Milan ha subito due sconfitte: una contro il Genoa a Genova ed una contro l’Internazionale [Milano] [subite entrambe in trasferta, rispettivamente per 0-3 domenica 9 maggio 1915 e per 1-3 domenica 2 maggio 1915], e conta tre matches [cioè: partite] nulli [cioè: pari (gli 1-1 in casa contro Genoa e Torino di domenica 18 e di domenica 25 aprile 1915 e in trasferta contro il Torno di domenica 16 maggio 1915)],  dovuti più alla tradizionale foga dei suoi uomini che ad un valore effettivo della squadra di Van Hege, rivissuta soltanto in alcuni matches [cioè: incontri] per la virtuosità della sua difesa.

   Rimanevano da disputare domenica due partite: Torino – Genoa a Genova e una a Milano fra le due squadre concittadine [che si sarebbero dovute affrontare sul terreno dell’Internazionale Milano].

   Avrebbero potuto questi due matches [cioè: incontri] portare un assestamento definitivo alla classifica oppure avrebbero sanzionato l’equivalenza dei valori fra le tre squadre [cioè: Genoa, Torino ed Internazionale Milano] maggiormente quotate.

   È questo che la Federazione [Italian Giuoco del Calcio] ha impedito fosse dimostrato.

   Per noi veramente la possibilità che il Genoa, l’Internazionale ed il Torino [caso che si sarebbe verificato se le due ultime squadre menzionate avessero vinto i loro incontri che non si erano disputati domenica 23 maggio 1915] potessero ritrovarsi, a girone [finale dell’Italia Settentrionale] ultimato, a pari punti esisteva e forse più seria di quanto non potesse supporsi.

   A Milano i rosso-neri non avrebbero potuto seriamente minacciare l’Internazionale [Milano]. Sul campo del Velodromo [Sempione]  le due squadre (che avrebbero potuto presentarsi nella formazione della penultima domenica) avrebbero lottato con la passione che i due teams [cioè: le due squadre] rivali sanno portare in ogni loro disputa cortese. Gli uomini di Van Hege avrebbero ceduto dopo una accanita difesa ma non avrebbero potuto, ed essi per i primi ne erano convinti, fare di più. Tanto più che nessun incentivo, oltre alla rivalità di campanile, i milanesi avrebbero potuto avere; vincendo, non avrebbero migliorata [sic!: migliorato (nel senso che non avevano più possibilità di vincere il Girone Finale dell’Italia Settentrionale)] la loro posizione ormai decisa.

   La vera lotta per il primato si riduceva quindi a Genova, ed è alla Superba che si sarebbero fissati tutti gli occhi dei footballers italiani. Il Torino sarebbe stato in condizioni di battere il Genoa, perché al Torino occorreva battere la squadra avversaria che, anche solo col match [cioè: incontro] pari, avrebbe vinto il [Girone Finale dell’Italia Settentrionale del] Campionato [Italiano]. È ardito affermarlo, così come crediamo che nessuno possa escluderlo con sicurezza. Non che noi vogliamo accordare eccessivamente importanza alla oltraggiosa sconfitta [l’1-6 di domenica 2 maggio 1915 contro il Torino] patita dai genoani sul campo di Via Sebastopoli; vogliamo semplicemente pensare che il signor Pozzo, come profondo conoscitore dei valori di cui disponeva, doveva aver fatto per il suo team [cioè: la sua squadra] quello che ha fatto alla vigilia del match [cioè: dell’incontro] contro la Pro Vercelli [vinto 1-0 domenica 7 marzo 1915 sul campo delle «bianche casacche» e decisivo per la qualificazione al Girone Finale dell’Italia Settentrionale]. Anche allora si trattava di conquistare un primato ambitissimo su terreno avversario; anche allora la squadra avversaria era una delle più forti, delle più celebrate, che faceva per l’occasione il miracolo di rimettere in squadra uomini che avevano da difendere – e difeso realmente – tutto un passato di gloria. Ma anche a Vercelli la massiccia squadra torinese seppe vincere, e vincere brillantemente, dopo una superba partita che li obbligò oltre a tutto ad adattare il loro giuoco a quello assai diverso e più rude dei bianchi avversari.

   E se allora si trattava per il Torino soltanto di entrare nel girone finale [dell’Italia Settentrionale], è possibile escludere a priori, che per avere la soddisfazione di essere in classifica alla pari coi migliori – la quale cosa equivaleva, nelle attuali circostanze ad una vittoria morale – gli scarlatti [dal colore della divisa regalata dalla Nazionale Argentina nella tournée in America Meridionale dell’estate del 1914] non avrebbero saputo ripetere la loro bella prova?

   Il Genoa stesso era conscio del pericolo e ci si assicura, a costo di grandi sacrifici, era riuscito ad avere il suo squadrone pressoché al completo. Questa è la prova migliore di quanto abbiamo scritto.

   Mai come quest’anno, se il Genoa avesse vinto [sul campo], le altre squadre avrebbero volentieri chinato il capo ed avrebbero riconosciuta logica e giusta la vittoria del più forte. Così come se il Genoa avesse perduto e le tre squadre finaliste [cioè: le meglio piazzate nel Girone Finale dell’Italia Settentrionale] si fossero trovate alla pari con sette punti, nessuno avrebbe potuto elevare rampogna [sic!: recriminazione] di sorta. Sarebbe stato un forzato riconoscimento di equivalenza di valori che avrebbe accontentato Società, pubblico e giuocatori: il Campionato [Italiano] o sarebbe stato aggiudicato [stante la netta inferiorità delle squadre centro-meridionali, la cui migliore avrebbe dovuto affrontare in doppia finale nazionale la vincente dell’Italia Settentrionale] o avrebbe subito una sincope [cioè: interruzione] in un momento in cui le sue sorti non erano decise.

   Ma le cose logiche non sono quelle che piacciono di più alla F. I. G. C..

   SECONDA CITAZIONE DAL GIORNALE MILANESE LA GAZZETTA DELLO SPORT: GENOVA, 28 [MAGGIO 1915]. – Questa sera si è riunito il Consiglio direttivo del Genoa, che ha preso la seguente deliberazione in merito alla sospensione del Campionato:

   «Il Consiglio direttivo del Genoa Cricket and Foot Ball Club[»]

   «Visto l’improvviso deliberato della Commissione Tecnica della Federazione Italiana del Giuoco del Calcio col quale nello stesso giorno [domenica 23 maggio 1915] della finalissima [cioè: dell’ultimo incontro del Girone Finale dell’Italia Settentrionale] veniva soppressa la gara, facendo così cadere le aspirazioni legittime del Genoa [Cricket and Foot Ball] Club e di quei giuocatori che dopo ben otto mesi di sacrificio attendevano con serena fiducia l’ambito onore del[la vittoria nel Girone Finale dell’Italia Settentrionale, a cui sarebbe poi seguita quella del] Campionato Italiano, pel [cioè: per il] quale si erano già portati alla testa delle squadre concorrenti,[»]

   «pur considerando che necessità alcuna, dopo la mobilitazione già da tempo iniziata, non imponeva tale draconiano provvedimento,[»]

   «unanime delibera, di fronte alla imponenza e [alla] nobiltà dell’attuale momento patriottico per spirito di fratellanza e concordia colle [cioè: con le] Società consorelle, di soprassedere per ora a quelle fondate proteste cui in tempo di vita sportiva normale avrebbe dovuto ricorrere.[»]

[Il presidente: Geo Davidson]

[Il segretario: Paganelli]

   TERZA CITAZIONE DAL GIORNALE MILANESE LA GAZZETTA DELLO SPORT: TORINO, 26 [MAGGIO 1915]. – Abbiamo voluto conoscere i motivi che spinsero il dott. Scamoni a sospendere i due ultimi matches [cioè: incontri] e ci è stato dichiarato che, causa la mobilitazione, la squadra del Torino F. C. non avrebbe potuto raggiungere nella giornata di domenica [23 maggio 1915] Genova. Il presidente della C. T. [cioè: Commissione Tecnica della Federazione Italiana Giuoco del Calcio], nel sospendere il match [cioè: incontro] di Genova [cioè: Genoa-Torino], si vide di conseguenza obbligato a sospendere anche quello di Milano [cioè: Milan-Internazionale Milano].

   Per ora non venne fatta alcuna classifica, che forse si avrà in una prossima seduta federale, per la quale l’ordine del giorno porta in discussione, fra l’altro, il campionato italiano.

   CITAZIONE DAL SETTIMANALE MILANESE SPORT [articolo di «Chantecler»]: Garbutt ha fatto le valigie ed è partito alla volta della natia Inghilterra, col fermo proposito di arruolarsi in un reggimento d’artiglieria che vada al fronte.

   Ai più questa notizia potrà sorprendere [sic!; giungere sorprendente]. Non ha sorpreso però noi, che alcuni mesi or sono avemmo le confidenze del simpatico e sapiente allenatore.

   Fu a Torino in occasione dell’ultimo match [cioè: incontro] Italia-Francia [sic!: Italia-Svizzera (giocata domenica 31 gennaio 1915 e vinta dai padroni di casa per 3-1)], passeggiando con Garbutt lungo la linea di fallo [laterale] e discorrendo del più e del meno, mentre si delineava sempre più netta la vittoria dei nostri azzurri.

   Il discorso cadde incidentalmente sulla guerra:

   Oh! – disse Garbutt – io ho già deciso; se l’Italia entra [sic!: entrerà] in guerra, io tornerò al mio paese e mi arruolerò fra i volontari.

   Ci tornano oggi alla mente quelle parole dette con grandissima semplicità da quell’uomo così calmo, di così poche parole; oggi, che Garbutt è definitivamente per giuocare anche lui la sua parte nel «grande match» [cioè: la guerra].

   Mister Garbutt lascia fra noi un ricordo che non si spegnerà. Nello sport italiano la sua figura ha dominato, nelle vicende del football, per più di un biennio [era arrivato al Genoa nell’estate del 1912]. È stato lui che ha creato per l’attuale squadra del Genoa, finita in testa alle finaliste [settentrionali] del campionato [italiano]. È stato Garbutt che ha realizzato le speranze della parte migliore dei soci del club genovese: quella che voleva abbandonare definitivamente il forestierismo per affidare i destini del club ad una squadra esclusivamente italiana [l’inglese Walsingham era l’unico straniero nella formazione titolare del Genoa, mentre lo svizzero Herrmann era stato schierato solamente nel vittorioso incontro casalingo – per 3-0 – con l’Associazione Ligure del Calcio di domenica 6 dicembre 1914].

   Garbutt ha creato, in pochissimo tempo, quell’eccellente giuocatore che è Casanova [II], il cui giuoco può dirsi la prova della gran sapienza sportiva del trainer [cioè: dell’allenatore]. E tanti altri elementi, tratti dalle squadre inferiori e ben presto divenuti degni dei migliori compagni della prima squadra – Rolla, [A.] Magni, Leale, Benvenuto [I] – devono la loro forma attuale ai consigli di Garbutt. E i grandi campioni, già arrivati nel Genoa con un passato famoso – [R.] De Vecchi, Berardo [II], [C.] Sardi [I], Santamaria [I], [Ed.] Mariani – debbono in non piccola parte il perfezionamento e la continuità della loro forma alle cure di Garbutt.

   Molto ha fatto, Garbutt, per il football italiano. Ai nostri giuocatori s’era presto sinceramente affezionato, e ne avemmo prova quando, trainer [cioè: allenatore] della squadra nazionale [italiana] [titolo misteriosamente non riconosciutogli dagli elenchi ufficiali della Federazione Italiana Giuoco Calcio], a Torino [negli incontri vinti 1-0 con il Belgio giovedì 1° maggio 1913, 2-0 con la Francia domenica 29 marzo 1914 e 3-1 con la Svizzera domenica 31 gennaio 1915], a Genova [nell’incontro pareggiato 1-1 domenica 5 aprile 1914], ultimamente a Berna [nell’incontro vinto 1-0 domenica 17 maggio 1914], lo vedemmo sollecito di cure intorno ai nostri azzurri come non vedemmo mai nessuno, e appassionato, e perfino – incredibile a dirsi! – commosso alle vicende del match [cioè: dell’incontro], seguito dalle linee di fallo [laterale], passeggiando nervosamente.

   Certo, egli ha molto amato i nostri giuocatori: quelli del [proprio] club e anche quelli degli altri [sodalizi]. Ed egli deve alla sua serenità tutta inglese, ai benefici dati dalla sua arte sportiva, le unanimi simpatie che lo circondano fra noi.

   Se ne va, mister Garbutt, il cui animo lieto e sereno ho saputo apprezzare in ore di intimità durante lunghi viaggi al seguito della squadra nazionale [italiana], se ne va verso il suo nuovo destino di soldato, accompagnato dalla sua gentile signora [Anna Stewart, sposata mercoledì 29 novembre 1911] e dal proprio bimbo [Stuart Paul, nato lunedì 15 aprile 1912]: quell’amore di bimbo che, vestito colla maglia del Genoa, s’allenava già sotto la guida del padre, al football, con un pallone più grande di lui…

   Andate, amico, e vi servano tutte le grandi simpatie che lasciate in Italia come migliore augurio di gloria. E quando ritornerete, ci ritroveremo certo, durante qualche viaggio con la squadra nazionale [italiana], accomunati in qualche gustosa avventura, come quella notte che passammo per le vie di Briga, avendo perduta la coincidenza col Simpion Express, e sfuggimmo a mala pena alle zanne del cane-poliziotto e del poliziotto-cane che voleva arrestarci – vi ricordate? – per…vagabondaggio.

   SECONDA CITAZIONE DAL SETTIMANALE MILANESE IL FOOT BALL: Alcuni giorni or sono, [«]Willy[»] Garbutt con la sua signora [Anna Stewart, sposata mercoledì 29 novembre 1911] e col suo grazioso marmocchio [Stuart Paul, nato lunedì 15 aprile 1912] è partito alla volta della sua grande isola nativa [l’Inghilterra, dove era venuto al mondo a Stockport martedì 9 gennaio 1883].

   Ai consoci del signorile club genoano, il valentissimo trainer [cioè: allenatore] ha espresso il suo fermo proposito di arruolarsi, appena giunto in patria, in un reggimento di artiglieria combattente nelle Fiandre insanguinate.

   Coloro che conoscevano intimamente l’ottimo Garbutt sapevano da tempo il suo nobile proposito, da lui comunicato ad alcuni amici mesi addietro.

   Se l’Italia entrerà anch’essa in guerra, io mi arruolerò nell’esercito inglese [sic!; britannico] – aveva detto.

   Forse egli considerava già l’Italia come una seconda patria e non volle mancare di offrire anche il suo braccio alla causa della alleanza divenuta quadruplice [con il passaggio dell’Italia nel 1915 dalla Triplice Alleanza, patto difensivo (e come tale non impegnativo per l’ingresso in una guerra che era stata dichiarata dall’Impero asburgico) con Austria-Ungheria e Germania firmato nel 1882, alla Triplice Intesa, che legava Gran Bretagna, Francia e Russia].

   [«]Willy[»] Garbutt lascia in Italia unanimi e infinite simpatie. L’egregio sportsman [cioè: uomo di sport] molto ha fatto per il football italiano. Lo ricordiamo a Genova [nell’incontro pareggiato 1-1 domenica 5 aprile 1914] e a Berna [nell’incontro vinto 1-0 domenica 17 maggio 1914] premuroso allenatore della nostra nazionale azzurra, affezionato ai giocatori, commosso dopo il successo [in Svizzera].

   A Garbutt i nostri migliori auguri di buona fortuna e di pronto ritorno fra i suoi rosso-bleu che tanto gli devono.

A cura del professor Stefano Massa

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