Genoa in Europa, tra cessioni eccellenti e tante speranze

Ghe semmu! Il Genoa è tornato in Europa. Finalmente il “Vecchio Balordo” si è risvegliato dal suo torpore e torna nella competizione che aveva lasciato in semifinale 17 anni fa contro l’Ajax: ma ora ha cambiato nome dal vecchio Coppa Uefa in quello più altisonante di Uefa Europe League. Speriamo anche che, oltre al blasone, […]

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Ghe semmu! Il Genoa è tornato in Europa. Finalmente il “Vecchio Balordo” si è risvegliato dal suo torpore e torna nella competizione che aveva lasciato in semifinale 17 anni fa contro l’Ajax: ma ora ha cambiato nome dal vecchio Coppa Uefa in quello più altisonante di Uefa Europe League. Speriamo anche che, oltre al blasone, porti qualche quattrino in più nelle casse sociali. E a proposito di questo voglio fare un’osservazione, a costo di passare come Giampiero Albertini come in quel celebre Carosello degli anni ’70. Anzi immagino già che qualcuno dirà la celeberrima frase di quella pubblicità «ma lei è incontentabile!»: io risponderò, certo! Avrei voluto che il Genoa avesse vinto almeno oggi per tenere sulla corda fino alla fine la Fiorentina per il quarto posto e per la qualificazione alla più ricca e prestigiosa manifestazione continentale: purtroppo contro il Chievo non è andata così. Anzi, una distrazione difensiva ha consentito ai “mussi” di passare in vantaggio: un limite del Grifone, lo abbiamo scritto altre volte, è quello di lasciar giocare molto l’avversario. Di Carlo, che pratica un catenaccio e contropiede all’italiana molto ben organizzato, l’ha capito bene e ha saputo sfruttare le poche occasioni che gli sono capitate: un’altra è stata fermata per fallo di mano di Pellissier. In più oggi si è fatta sentire l’assenza di due veri esterni di centrocampo e in più Palladino che è un’ala aggiunta sulla destra.

Dunque ormai la Champions è andata: il distacco di +5 dalla Fiorentina e +6 dalla Juve è incolmabile, anche a causa degli scontri diretti. Con i bianconeri ci sarebbe anche la differenza reti a escludere i rossoblù. Ora il futuro è (scusate il gioco di parole) adesso: bisogna cominciare a costruire la squadra che dovrà affrontare al meglio l’European League. Premessa fodamentale: Gasperini ha detto che resta e così sarà. E’ già un punto fermo sulla via dell’Europa. Però molti tifosi in settimana hanno civilmente dimostrato il loro dissenso alla cessione di Milito e anche a quella possibile di Thiago Motta. Purtroppo le voci di mercato sui due gioielli di Preziosi si sono rivelate fondate: dovrebbero però arrivare il talentuoso Acquafresca, l’interessante difensore Bonucci, il portiere Viviano, appena prelevato dal Brescia. Secondo Sportmediaset Rubinho sarebbe destinato al Paris Saint Germain in cambio di un altro pacchetto di milioncini. Tuttavia, voglio soffermarmi su un concetto ancor più importante, che dovrebbe far capire la politica del presidente: «Non interessa intascare i soldi ma investire in giocatori che possono rafforzare la squadra». E’ il principio che sta seguendo il Genoa nell’era del calcio a scopo di lucro per poter competere a buoni livelli: vendere a volte i suoi pezzi pregiati e reinvestire il ricavato in altri potenziali campioni. Preziosi è un azionista forte, ma i suoi interventi finanziari di sostegno, oltre 10 milioni solo l’anno scorso, non possono continuare all’infinito. Occorre una gestione societaria oculata: la società rossoblù, come tutte le società di calcio italiane, non ha ricavi da stadio e da merchandinsing. O si ha un paperone alla Moratti o alla Berlusconi oppure bisogna trovare dei metodi per poter fare cassa: in questo senso è logico farla con le plusvalenze calciatori. Non è facile da digerire per i tifosi, ma purtroppo è così: sperando che arrivi un altro Milito e altri campioni che possano consentire al Vecchio Balordo di raggiungere altri prestigiosi traguardi. Anche perché Preziosi ha assicurato che «non saremo la cenerentola» del torneo Uefa.

Marco Liguori

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