E’ arrivato il quinto posto in una rissa da saloon

Dopo aver conquistato una settimana fa il ritorno in Europa, da stasera il Genoa è matematicamente quinto: domenica contro il Lecce retrocesso in B ci sarà una grande festa al “tempio” di Marassi. Si corona un risultato fondamentale in vista della Europa Uefa League: saltare a piè pari il turno preliminare di luglio che avrebbe […]

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Dopo aver conquistato una settimana fa il ritorno in Europa, da stasera il Genoa è matematicamente quinto: domenica contro il Lecce retrocesso in B ci sarà una grande festa al “tempio” di Marassi. Si corona un risultato fondamentale in vista della Europa Uefa League: saltare a piè pari il turno preliminare di luglio che avrebbe avuto conseguenze pesanti sulla preparazione della squadra. Questo traguardo è arrivato con la vittoria di oggi a Torino, che ha avuto uno spiacevolissimo strascico finale con la rissa da saloon che ha visto coinvolti i giocatori di entrambe le squadre. Premessa fondamentale: chi ha sbagliato, granata o rossoblù che sia, deve essere scovato dalla Procura federale e pagare per i suoi atti di violenza. Ma cerchiamo di ricostruire quello che è accaduto oggi. Abbiamo ascoltato con grande attenzione quello che ha detto Filippo Grassia nella sua moviola in campo. Il collega spiega le immagini viste al microfono: «I giocatori della panchina granata entrano tutti in campo, su tutti Diana che dà vita a un duello con Thiago Motta». Questa invece la versione dell’allenatore del Torino, Camolese: «Mi ricordo Thiago Motta che ha zittito i nostri giocatori della panchina, i giocatori devono evitare di fare simili gesti, anche se ci sono trenta punti di differenza». Mi sembra che ci sia un’incongruenza: visto che il Toro perdeva e che l’atmosfera era pesante, se il brasiliano del Genoa avesse soltanto azzardato un tale gesto sarebbe già stato colpito da uno dei componenti della panchina. Forse i motivi sono ben altri. Soprattutto ci si può chiedere perché è proprio Diana a indirizzarsi su Thiago Motta? Questioni personali tra i due? Se fosse stato come ha detto Camolese, ci sarebbero stati molti più calciatori granata che avrebbero tentato l’aggressione su di lui. Lascia ancora più dubbi e perplessità la versione del presidente Cairo, secondo cui sarebbe stato Olivera a scatenare la rissa, che avrebbe sferrato un pugno a Colombo. E l’uruguaiano quando lo avrebbe potuto fare? Se avesse compiuto questo esecrabile gesto prima del triplice fischio di Saccani, la rissa con relativo finimondo sarebbe scoppiata prima. Puerile resta anche la motivazione di una presunta fiacchezza del Genoa, che sarebbe dovuto scendere in campo senza più alcuno stimolo e lasciare almeno un punto al Torino: sembra un’ingenuità enorme, che Gasperini aveva già smentito venerdì scorso in conferenza stampa. Sembrerebbe dunque che la scintilla della rissa sia di marca granata: sarà la Procura federale a fare piena luce sulla scena da «Pugni, pupe e marinai» (Ricordate? E’ il celebre film di Daniele D’Anza, con Maurizio Arena; Ugo Tognazzi; Gloria Paul; Paolo Ferrari; Franco Franchi; Ciccio Ingrassia). Piccola digressione sul gioco del Toro: soprattuto nel primo tempo i centrocampisti non riuscivano a fare che lanci da 30-40 metri per il povero Bianchi. Ci sono voluti due “lisci” della difesa genoana per pareggiare: per il resto mi sembra davvero ben poca cosa, incapace di costruire (se non rare) manovre d’attacco.

Su tutto resta un fatto inoppugnabile: qualunque sia stata la motivazione, gli atleti del Torino non avrebbero dovuto esercitare arbitrariamente le proprie ragioni in un modo così incivile. E, ripeto, l’aggressione non giustifica la reazione dei genoani. Anzi, Preziosi e la dirigenza dovrà riflettere sull’episodio di oggi: cosa potrebbe accadere se accadesse in una gara della Uefa Europa League? Come dovrebbero comportarsi i giocatori? In Europa le gazzarre sono duramente punite.

Infine, vorrei esprimere un’ultima opinione sull’eventuale arrivo di Quaresma al Genoa, dato per certo da gran parte della stampa. E’ un giocatore da rigenerare: ma non sarebbe questo il problema. Sarebbe un cliente molto difficile per Gasperini che vuole dei calciatori “soldati”, pronti ad ubbidire ad ogni suo ordine soprattutto tattico: cioè improvvisarsi anche in un ruolo o una posizione in campo che non è proprio. Quaresma non sembra proprio il tipo da sacrificarsi: salvo smentite, vedo il compito del Gasp davvero molto arduo.

Marco Liguori

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