TUTTI A SCUOLA: I REGOLAMENTI SPIEGATI DAL GENOA CRICKET (parte 1)

Da oggi prende il via un nuovo appuntamento bisettimanale curato dalla società  rossoblù: ogni sabato e domenica saranno spiegate le regole di questa disciplina complicata e affascinante. Prima puntata: il campo di gioco


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Pianetagenoa1893.net, in collaborazione con il Genoa Cricket, offre in esclusiva ai propri lettori una guida ai regolamenti del gioco del cricket. Da oggi, per sette settimane, il vicepresidente Claudio De Martini spiegherà nel modo più semplice possibile per i neofiti tutte le particolarità di questa disciplina complessa e affascinante. La collaborazione tra il nostro giornale e la società rossoblù è nata in considerazione del consistente interesse dimostrato dai nostri lettori verso le imprese della squadra nella scorsa stagione, quando arrivò nella finale del torneo di serie B e in quella di Coppa Italia. Ogni sabato e domenica offriremo una guida corredata da una serie di foto e illustrazioni, da stampare e conservare, in vista del prossimo campionato che prenderà il via all’inizio della prossima estate.

PREMESSA

Doverosa una breve premessa: cercherò di spiegare questo gioco -nuovo o quasi per noi Italiani- e le sue regole principali nella maniera più semplice ed accessibile per tutti. Così che chiunque si avvicini da spettatore ad uno sport di squadra che contende al football la palma di “più praticato al mondo” (sembra impossibile a noi inguaribili calciofili, ma è così), abbia qualche difficoltà in meno nel capire lo svolgimento stesso del gioco e le sue regole.

Intanto vediamo di capire “dove si gioca”.Nasce, idealmente, in Gran Bretagna nel XVII secolo e si sviluppa e consolida nelle aree del mondo che hanno fatto parte del Commonwealth o che hanno subìto l’influenza politico-economica inglese, specie nella seconda metà dell’ottocento: India, Bangladesh, Ceylon (l’odierno Sri Lanka), Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Kenya, Jamaica, West Indies (Trinidad e Tobago), Pakistan; ovviamente si devono aggiungere Galles, Scozia e le due Irlanda, dove era praticamente nato nella sua versione moderna. Sommando il numero degli abitanti delle zone sopra citate, non è più così impossibile pensare come ad uno sport di squadra diffuso e praticato quasi quanto il calcio. Lì tutti giocano a cricket, dai sei/sette anni ai settanta e oltre. Per il solo divertimento, il cricket non richiede particolari doti fisiche: bisogna saper lanciare e saper battere, quindi è questione squisitamente tecnica. Ad alti e medi livelli agonistici la musica è diversa, ovviamente: chiunque, anche a sessant’anni è in grado di dare quattro calci ad un pallone nel cortile di casa. Ben diverso è cimentarsi anche solo in una partitella di calcio a cinque, per non parlare di quello a undici, pur se a livello amatoriale. Nel cricket succede più o meno la stessa cosa. Solo che a settant’anni, in India ad esempio, si divertono ancora.

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IL CAMPO DI GIOCO

E’ un gioco che richiede ampi spazi, ben più ampi di quelli necessari per il football. La forma del campo può essere ovale o circolare, di dimensioni cospicue, ma non definite: non esistono misure minime o massime, di regola. Si trovano, all’estero, campi circolari con diametro di 170/180 yards (155/165 metri: la yard è pari a 0,9144 metri) o terreni ovali con asse minore di 155/160 yards (circa 150 metri) ed asse maggiore intorno alle 200/210 yards (ben oltre 180/190 metri): tradotto il tutto in metri quadrati, più del doppio di un campo di calcio di serie A.

La Federazione Cricket Italiana, vista la difficoltà di reperire spazi adatti o adattabili alla bisogna, ha fissato delle misure minime: asse minore di un campo ovale di 60 metri per la serie C e le formazioni giovanili, 70 metri per la B e 90 per la serie A; l’asse maggiore può essere di qualsiasi lunghezza. Diciamo che un campo di calcio, per la serie A di cricket, non è sufficiente.

La zona del “field” (campo) più importante, ai fini dello sviluppo del gioco, è il “pitch” (foto in basso): è una porzione di terreno posta al centro dello stesso, avente lunghezza di 66 piedi (20,12 metri) e larga 10 (circa 3,05 metri), quindi poco oltre i 60 metri quadrati.

Qui si svolge gran parte del gioco, nelle sue due fasi principali: il “bowling” (lancio della pallina) ed il “batting” (respinta della pallina tramite le “bats”, cioè le tipiche mazze piatte del cricket). Il resto del “field” è uno spazio -enorme- sul quale i giocatori si muovono per il recupero della pallina, respinta e allontanata dal “pitch”, da parte del “batsman” (battitore).

Il perimetro del “field” veniva evidenziato, inizialmente, da grosse funi (furono i marinai di Sua Maestà Britannica, di fatto, che esportarono il cricket nelle parti del mondo di cui abbiamo già parlato; una volta sbarcati e trovato un sito adatto, non vedevano l’ora di sgranchire gambe e braccia praticando il loro sport preferito: non mi sentirei di escludere che non doveva essere difficilissimo procurarsi a bordo le gomene necessarie a delimitare il campo); funi che, opportunamente posizionate, formavano il “boundary”, cioè il perimetro del “field”.

Al giorno d’oggi, negli enormi stadi da cricket, il “boundary” è costituito da tabelloni pubblicitari, alti 50/60 centimetri, che circondano interamente il “field”: tale e tanto è il businnes legato al cricket professionistico (in Europa, si può dire che la cosa riguardi, ma non credo agli stessi livelli, solo l’Inghilterra) che ci sono aziende in coda per accaparrarsi gli spazi sui tabelloni: partite con 100 mila, e magari oltre, spettatori sugli spalti, in India o in Australia, ad esempio, non sono cosa rara. E i guadagni dei divi del cricket non sono distanti da quelli dei calciatori più celebrati, anzi. Sul “pitch” vengono collocati i “wickets”, a distanza di 66 piedi (20,12 metri): sono due porticine costituite da tre “stumps” (paletti), sormontati da due “bails” (traverse mobili appoggiate su scanalature al culmine dei paletti); queste piccole porte sono larghe circa 23 centimetri, sono conficcate nel terreno e fuoriescono dallo stesso di 71 centimetri. In se, sembrano misure strane: in realtà, come state osservando, nascono dalla conversione nelle misure metrico-decimali delle unità di misura anglosassoni (pollici, piedi e yards).

Fuori dal “pitch” deve essere tracciata, in modo ben visibile, l’area delle “30 yards” (27,43 metri). In seguito vedremo a cosa serve.

A cura di Claudio De Martini, vice presidente Genoa Cricket

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