Da registrare i meccanismi della difesa a quattro del Genoa. Cambia l’interpretazione della fase offensiva

Il 4-2-3-1 iniziale, trasformatisi in 4-4-2 nella ripresa, ancora tarda a dare i suoi frutti per quanto riguarda la costruzione di manovra nonostante già si veda una maturazione complessiva per quanto riguarda l’equilibrio e il bilanciamento nella doppia fase di gioco

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Biraschi
Biraschi tallonato da Babacar (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Un pari tutto sommato giusto in una partita che se fosse finita a reti bianche non avrebbe suscitato particolare scalpore. Genoa e Sassuolo portano a casa un punto in seguito a una prestazione fisicamente spigolosa dove l’attenzione ha fatto generalmente da protagonista nell’arco dei novanta minuti. A fare la gara sono stati principalmente i ragazzi di De Zerbi che hanno mantenuto il controllo della palla mentre i rossoblu sono usciti dalla retrovie  a fiammate sporadiche, una delle quali ha visto come coronamento del forcing il gol del pareggio firmato Sanabria.
Il 4-2-3-1 iniziale, trasformatisi in 4-4-2 nella ripresa, ancora tarda a dare i suoi frutti per quanto riguarda la costruzione di manovra nonostante già si veda una maturazione complessiva per quanto riguarda l’equilibrio e il bilanciamento nella doppia fase di gioco. Radovanovic e Lerager rispondono presente alla prima chiamata da titolari della mediana, Sanabria fa capire sotto il punto di vista realizzativo di poter essere il giusto sostituto dell’ormai ex Piatek, seppur differente in movenze e modo di aggradire l’area di rigore.
Nel primo tempo il grifone appare in difficoltà, il Sassuolo pressa a tutto campo nelle rare occasioni di non possesso, il Genoa copre gli spazi e nonostante non riesca a impostare non concede particolari varchi agli avversari. Il gol di Djuricic sveglia i padroni di casa che alzano il ritmo di pari passo con quelli di capitan Criscito: al 41’ Sanabria, fino a quel momento costretto a inseguire lanci lunghi, sfrutta un rimpallo in area e segna il pari. La ripresa è dominata dalla voglia delle due squadre di non perdere la partita e gli squilli complessivi si limitano a un’occasione per Berardi e una parata degna di nota di Consigli su uno spento Kouamè, ben marcato da Magnani.

Il nuovo progetto tattico di Prandelli inizia a prendere forma, ma i meccanismi della difesa a quattro sono ancora da registrare. Biraschi abituato a muoversi in una difesa a 3, tende spesso ad accentrarsi lasciando scoperto l’uomo di destra e Lazovic, ormai più alto, non sempre va a coprire quello spazio (con uno dei due di centrocampo che dovrebbe scalare in difesa non costringendo il terzino a stringere più del dovuto). A Empoli nel primo tempo si sono viste le medesime problematiche di coordinazione generale esattamente come contro il Sassuolo, contro il Milan invece il taglio di Borini sul gol rossonero è da attribuire a un’errata valutazione del centrale (Zukanovic). Bene Criscito che da terzino ha aumentato il rendimento, anche grazie ai meno chilometri da percorrere e alla grande esperienza che si è portato dalla  Russia.
Di pari passo con la fase difensiva rinnovata è cambiato pure il modo di offendere: avendo perso il punto di riferimento principale, ora il grifone deve attaccare con più uomini portando più elementi in area per cercare la conclusione. Questa idea si è vista a Empoli, non contro il Sassuolo con Sanabria costretto a lottare contro 2/3 uomini per mettere a terra i lanci lunghi di Radovanovic.

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