La Gdf sequestra beni a Massimo Ferrero

Il presidente della Sampdoria sarebbe coinvolto in un'indagine del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, con altre tre persone. Tra i reati ipotizzati appropriazione indebita e impiego di denaro di provenienza illecita

1022
Massimo Ferrero (Foto Paolo Rattini/Getty Images)
Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Brutta tegola per Massimo Ferrero. Il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di finanza ha eseguito stamane a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica, per un valore complessivo di oltre 2,6 milioni di euro nei confronti della Sampdoria, del presidente blucerchiato e di altri 5 indagati. Il contesto di indagine prende le mosse dall’approfondimento di presunte transazioni finanziarie anomale poste in essere tra le società del c.d. “Gruppo Ferrero”.
In un comunicato delle Fiamme Gialle si rende noto che “In particolare, sono state sottoposte a sequestro disponibilità finanziarie riferibili agli indagati nonché un immobile residenziale di pregio in Firenze, via dei Renai”.
Anche la Sampdoria è stata “destinataria di un sequestro per un importo di oltre 200 mila
euro, corrispondente al profitto del reato tributario accertato” spiega ancora la nota della Gdf.
Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo, quelle di emissione e utilizzo di fatture
per operazioni inesistenti, appropriazione indebita, autoriciclaggio, truffa e impiego di denaro di provenienza illecita.
Secondo il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria sarebbero state individuate “alcune ipotesi di distrazione dalle casse della società calcistica per un importo di circa 1,2 milioni di euro, parte del corrispettivo ottenuto dalla cessione nell’estate del 2015 del calciatore Pedro Obiang al West Ham, attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da altra società riconducibile al Ferrero, benché formalmente amministrata da altra persona”.
Queste somme di denaro, sempre secondo l’accusa, sarebbero state in parte reimpiegate per sanare situazioni debitorie di altre società del gruppo e per finanziare altre due società riconducibili al presidente Ferrero, per l’attività di produzione di un film da distribuire nel circuito cinematografico.
Inoltre, conclude il comunicato, “le indagini hanno inoltre fatto emergere finte controversie di lavoro, dinanzi alla Direzione Territoriale del Lavoro di Roma, mediante le quali, simulando l’esistenza di rapporti di lavoro subordinato con 5 società del gruppo, venivano conclusi 5 distinti accordi transattivi, con percezione indebita di 500 mila euro (100 mila euro per ciascuna società). La successiva ricostruzione dei flussi finanziari ha permesso di accertare che buona parte di tali somme sono state impiegate per l’acquisto di un immobile di pregio in Firenze”.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.