Nel 1971 il Genoa batte il Rimini per 2 a 1 e nel 1948 incontra il Torino

Nel 1971 il Genoa batte il Rimini per 2 a 1. Mancavano solo due punti alla promozione e il Genoa doveva vedersela con il Rimini, una squadra tosta che saliva a Genova per giocarsi la partita a muso duro. I tifosi rossoblu quel giorno rempirono il vecchio e magnifico Ferraris di 40mila cuori pulsanti per […]

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Nel 1971 il Genoa batte il Rimini per 2 a 1. Mancavano solo due punti alla promozione e il Genoa doveva vedersela con il Rimini, una squadra tosta che saliva a Genova per giocarsi la partita a muso duro. I tifosi rossoblu quel giorno rempirono il vecchio e magnifico Ferraris di 40mila cuori pulsanti per uno spettacolo di popolo e di cuore: quando le squadre entrarono in campo, nella Nord di levarono al vento un mare di bandiere capace di oscurare il sole di una splendida giornata di giugno. A soli sette minuti dall’inizio, il Genoa è già in vantaggio col solito Speggiorin; boato dei tifosi e canti di festa si levano dal catino di Marassi, ma è presto per considerare chiusa la partita. Il Rimini si batte con determinazione e gli bastano cinque minuti per raggiungere il pareggio: autorete di Rosetti, tutto da rifare. Il Genoa suda e non solo per il caldo, il Rimini si rivela una brutta gatta da pelare: si difende bene e appena può contrattacca tenendo il Genoa e i suoi tifosi in continua apprensione. Si arriva così alla fine del primo tempo sull’1 a 1 e la promozione che dopo il gol di Speggiorin sembrava cosa fatta, ora si sta allontanando. Alla ripresa del gioco si vede subito che il Genoa è deciso a vincere: di trentotto giornate restano a disposizione solo questi quarantacinque minuti per finire primi in classifica e sarebbe imperdonabile non sfruttarli a dovere. I giocatori che hanno sudato tanto per tutto un interminabile campionato sono i primi ad esserne convinti, così la squadra inizia a spingere e il Rimini arretra, sino a vacillare. A guidare gli attacchi è Ramon Turone, simbolo della rinascita di questo Genoa e idolo indiscusso della tifoseria. Nato a Varazze e cresciuto a Genova, per dialetto, fede calcistica e temperamento è un figlio della Gradinata Nord; quando parte dalla difesa palla al piede e divora il terreno con la sua possente falcata, lasciando indietro gli avversari uno dopo l’altro, ciascun tifoso s’identifica in lui. A volte va egli stesso alla conclusione a rete: con l’Entella aveva segnato il gol della vittoria a pochi minuti dalla fine dopo una cavalcata inarrestabile di sessanta metri conclusa con un bolide imparabile e anche contro il Rimini sarà lui a segnare il gol della vittoria e della promozione. Il Rimini, messo alla frusta dagli attacchi del Grifone, finisce col cadere in un fallo da rigore. E’ un pallone pesante quello da calciare, un pallone che racchiude il lavoro, le speranze e le aspettative di 38 partite di campionato. Ma Ramon Turone è l’eroe senza macchia e senza paura, si porta sul dischetto e col suo fare disinvolto ai limiti della sfrontatezza, mette nel sacco la palla che apre i festeggiamenti. Al fischio di chiusura il vecchio catino del Ferraris, che tante ne ha viste, esplode di gioia: i tifosi entrano in campo e si abbandonano ad ogni tipo di manifestazione per sfogare un’immensa felicità. Il Genoa che tutti davano per morto (tutti ma non i suoi tifosi) tornava finalmente in serie A, dopo otto anni, più vivo che mai. Lo stesso giorno, ma ventitrè anni prima, il Genoa incontra il Torino. Quando la squadra granata scendeva al Ferraris, sia in campo che sugli spalti erano sempre scintille. Squadra sanguigna come il Genoa, il Torino all’epoca godeva dell’apporto tecnico e caratteriale di grandi campioni abituati ad andare in campo per vincere; proprio quello che ci voleva per incendiare una tifoseria come quella rossoblu, che nello scontro si esalta. Tuttavia in quel momento il Genoa aveva bisogno di punti per mantenersi in zona di sicurezza rispetto alla bassa classifica, nella quale rischiava di restare invischiato contro ogni previsione: infatti, in due mesi aveva totalizzato la miseria di due pareggi in dieci incontri, subendo ben otto sconfitte e precipitando in classifica. Un pareggio quel giorno sarebbe stata tanta manna, ma bisognava fare i conti con il Toro che non guardava in faccia nessuno. La partita è subito avvincente, le squadre s’impegnano al massimo e il ritmo è elevatissimo. Il Genoa esercita una prevalenza territoriale, puntando sull’aggressività che gli è consueta, sostenuto a gran voce da una tifoseria tradizionalmente calda, il Torino invece prende meno iniziative ma quando si porta in area genoana si rende pericolosissimo, in virtù della superiore qualità del suo gioco. Superiorità tecnica che si concretizza allo scadere: Grezar conquista palla nella metà campo del Genoa e punta deciso la porta avversaria, per sganciare poi un proiettile che Cardani respinge a fatica. Arriva Castigliano e, in corsa dai dieci metri, spara un diagonale teso e preciso che s’insacca alla destra del portiere. Torino a riposo in vantaggio e tifosi genoani in subbuglio. Quando le squadre tornano in campo sugli spalti si scatena il finimondo: il Genoa, quasi fosse un tutt’uno con i tifosi, parte all’attacco con estrema veemenza e il Torino è costretto subito a rifugiarsi in calcio d’angolo. Batte Trevisani, Bacigalupo tenta l’uscita ma si scontra con Brighenti e finisce a terra. Trevisani riprende e centra prontamente per la testa di Bergamo che insacca, al 46′, a porta vuota. Il Ferraris diventa una bolgia infernale, eccheggia un coro rabbioso e potente. Ma il Torino è squadra tosta, abituata agli scontri senza esclusione di colpi e non si fa di certo influenzare nè dal tifo avversario nè dall’agonismo in campo. Il Genoa sta giocando per la permanenza in serie A , il Toro per il prestigio che lo spinge a non accettare un pareggio al quale vorrebbero costringerlo i giocatori rossoblu. Passano solo otto minuti e gli avversari azzeccano un’azione da manuale, andando al raddoppio: Mazzola, nella zona centrale del campo, con una magistrale rovesciata lancia sulla sinistra Ossola, che parte in velocità, supera in dribbling Sardelli e centra per l’implacabile Gabetto che, al volo, gira in rete da pochi passi. Per il Genoa e i suoi tifosi è un colpo tremendo. Il Torino adesso è padrone del campo e per poco non va di nuovo in goal con un tiro velenoso di Castigliano che fortunatamente becca il palo. Lo scampato pericolo scuote i giocatori del Genoa, i quali hanno una improvvisa reazione che costringe il Torino ad arretrare le mezzali in aiuto della difesa. Si gioca nella metà campo avversaria, lo spazio si restringe e negli spazi brevi aumentano gli scontri fisici, i falli e le scorrettezze reciproche. La partita si fa dura e incandescente, il Genoa attacca in massa, vuole il pareggio e i tifosi ci credono, ma Bacigalupo è di diverso avviso: diventa protagonista assoluto e para tutto, anche l’imparabile. Intanto il gioco diventa sempre più duro, fino alla cattiveria e l’arbitro Bellè di Venezia tollera un pò troppo, contribuendo a far crescere l’ira dei tifosi genoani finchè, a due minuti dalla fine, sull’ennesimo scontro decide d’intervenire drasticamente e manda Bacigalupo e Brighenti sotto la doccia prima del tempo. Mazzola andrà in porta giusto per fare una respinta di pugno e allontanare la palla, mentre l’arbitro sta per fischiare la fine di un incontro aspro ma spettacolare per la grinta e l’impegno mostrato dai giocatori in campo. Il triplice fischio arriva pochi attimi dopo, a sanzionare la vittoria del Toro. Non finisce qui però la partita giocata dai tifosi del Genoa che ritengono di avere dei conti da regolare sia con l’arbitro sia con i giocatori granata, che hanno messo in campo un pò troppa cattiveria: ci saranno disordini fuori dallo stadio e un assedio all’arbitro secondo una tradizione che risale agli epici scontri con la Juventus e la Pro Vercelli del tempo dei pionieri. I genoani sono sempre stati tifosi particolarmente accesi e non disposti al facile perdono quando c’è di mezzo l’amata squadra: lo constateranno ancora una volta a loro spese i giocatori del Toro quando, arrivati a Manin, troveranno una folta schiera di tifosi rossoblu inviperiti e decisi a dare una lezione a chi, secondo loro, si era mal comportato. Armati di pietre, questi tifosi manderanno in frantumi i vetri del pullman del Torino. Tuttavia, a causa di tale episodio, il Genoa si vedrà squalificare il campo in un momento in cui non si trovava di certo nelle condizioni di regalare vantaggi a qualcuno.

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