Nel 1970 il Genoa incontra il Montevarchi in serie C e nel 1980 supera la Juve

Nel 1970 il Genoa incontra il Montevarchi in serie C. I rossoblu erano reduci da un buon inizio di campionato: cinque vittorie e tre pareggi nelle prime otto partite e i tifosi speravano in un altro successo. Ma il Montevarchi non fu d’accordo e si difese con animosità, galvanizzato dall’opportunità più unica che rara di […]

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Nel 1970 il Genoa incontra il Montevarchi in serie C. I rossoblu erano reduci da un buon inizio di campionato: cinque vittorie e tre pareggi nelle prime otto partite e i tifosi speravano in un altro successo. Ma il Montevarchi non fu d’accordo e si difese con animosità, galvanizzato dall’opportunità più unica che rara di giocare in uno stadio leggendario come il Ferraris. Quel giorno per il Grifone scesero in campo Lonardi, Bittolo, Ferrari, Derlin, Benini, Turone, Perotti, Maselli, Balestrieri, Piccioni e Speggiorin. Partita monotona in uno stadio con poco pubblico sotto un cielo grigio-novembre e temperatura di stagione. Il gioco non decolla, il pallone va da una metà campo all’altra ma raramente entra nell’area di rigore. Per tutto il primo tempo si assiste ad un batti e ribatti senza costrutto e si va al riposo senza vedere gol. Il secondo tempo ripropone i temi ripetitivi dei primi 45′ ma, proprio quando il risultato sembra già scritto, accade il fattaccio: un pallone lungo e innocuo sta per entrare nell’area del Genoa, Maselli lo protegge e Lonardi abbozza l’uscita per prenderlo; tra i due c’è un malinteso, forse Lonardi si aspetta che Maselli gli allunghi il pallone e Maselli invece pensa che il portiere sia più rapido nell’uscire, Bencini s’inserisce tra i due, tocca la palla e la infila nella porta incustodita, a cinque minuti dalla fine. Sul Ferraris cala il silenzio, i giocatori escono dal campo in un clima irreale. Nessuna contestazione da parte dei tifosi, ma una delusione profonda. A fine partita, fuori dallo stadio, il solito capanello di tifosi è intristito, discute di malavoglia e vede tutto nero quando ecco uscire Silvestri. L’allenatore si ferma e i tifosi lo tempestano di domande piene di apprensione e pessimismo; ‘Sandokan’ non si limita a rispondere e a difendere i suoi giocatori, ma riesce a rincuorare i tifosi e dall’alto del suo carisma riporta la fiducia nel futuro. E sarà un buon profeta perchè la squadra stavolta non fallirà l’obiettivo e a fine campionato lascerà l’inferno della C per tornare a sperare nella A. Serie che Silvestri raggiungerà due anni dopo e per lui sarà un trionfo. Lasciata poi la guida del Genoa, il tecnico passerà gli ultimi anni di vita a Pisa e quando mancherà (nel 2002), uno striscione al Ferraris lo ricorderà così: “Grifone Sandokan ti guida dal cielo”, annunciando a tutti che Silvestri era entrato di diritto nella leggenda rossoblu.                                                                                                                                Undici anni più tardi il Genoa batte la Juventus per 2-1. Battere la Juve era un desiderio che raffiorava puntualmente nella mente dei supporters genoani ogni volta che la Juve arrivava a Marassi. Il Genoa, tornato in serie A per la sesta volta in quel suo peregrinare per le serie inferiori, si era rafforzato con l’innesto di alcuni giocatori di valore: Vanderreicken, capitano della nazionale belga e grande organizzatore di gioco, capace di lanci di 50 metri con i giri contati; e poi Iachini e Briaschi, due attaccanti rapidissimi, più portato al cross il primo e al gol il secondo, entrambi adatti a sfruttare i perfetti lanci di Vanderreicken. Lo stadio é al completo quando Barbaresco di Cormons dà il fischio d’avvio: dopo le schermaglie iniziali, la Juve ammutolisce il Ferraris con Cabrini che, arrivato fino nell’area del Genoa, indovina il tiro gol. Non è passato nemmeno un quarto d’ora e il Genoa è già sotto: era già accaduto alla prima e alla quinta di campionato, nelle partite casalinghe con Torino e Roma, di andare sotto di un gol e di perdere poi la partita. I tifosi temono il peggio, ma il Vecchio Balordo sembra di un’altra pasta, reagisce, attacca la Juve e la costringe in area finchè Romano raccolgie sotto la Nord uno spiovente e al volo fulmina in rete, al 25 ‘ di gioco. L’entusiasmo s’impadronisce del Ferraris e il tifo rossoblu domnina la scena. Intanto il Genoa cresce, tiene testa ai bianconeri e va al riposo sull’1 a 1. Nella ripresa il Genoa controbatte le manovre della Juventus con ficcanti azioni orchestrate da Vendereycken e portate avanti dal velocissimo Iachini e dal pericoloso Braschi, mentre Sala, Manfrin e lo stesso fuoriclasse belga proteggono la difesa guidata da un Claudio Onofri ormai leader riconosciuto e autoritario. I rossoblu continuano a tenere bene il campo, i tifosi lo recepiscono e rispondono con un incitamento incessante. Al quarto d’ora, la svolta: Iachini, ben lanciato, parte in contropiede, si beve il campo, entra in area e batte Zoff imparabilmente, tutto d’un fiato. Da non credere, il Genoa, dopo anni di digiuno, passati a salire in A per scendere subito in B  e addirittura in C, sta battendo la Juve. Il vantaggio mette le ali ai piedi dei giocatori genoani, mentre l’avversaria reagisce con forza: i bianconeri non ci stanno mai a perdere, ma stavolta devono fare buon viso a cattiva sorte. Per mezz’ora il Genoa lotta su ogni pallone come se fosse l’ultimo della vita, e tanto impegno viene premiato con la vittoria finale. La giornata fu di quelle speciali e sembrava che nessuno volesse lasciare lo stadio per prolungare lo stato di felicità. Nel parterre della Gradinata Nord, dietro la porta, gruppi di tifosi discussero con sorrisi a tutta bocca per ore, tanto che ci volle addirittura un funzionario di polizia per costringere tutti a lasciare lo stadio.

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