Correva l'anno 1953: il Genoa batte il Legnano e vola verso la serie A

Ci sono partite memorabili per qualità tecnica, questa tra Genoa e Legnano lo è per il patos suscitato dall’importanza della posta in palio. Il Genoa, retrocesso nel ’51, è al secondo anno di B e i tifosi non ne possono più. Nei loro sogni c’è sempre la speranza di una grande squadra, come possono sopportare […]

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Ci sono partite memorabili per qualità tecnica, questa tra Genoa e Legnano lo è per il patos suscitato dall’importanza della posta in palio. Il Genoa, retrocesso nel ’51, è al secondo anno di B e i tifosi non ne possono più. Nei loro sogni c’è sempre la speranza di una grande squadra, come possono sopportare la serie B? Questa seconda retrocessione ha lasciato in loro un segno profondo. Amano sempre molto il Genoa ma non hanno più fiducia nella dirigenza e cominciano a rendersi conto che devono accontentarsi del pane perché il companatico possono averlo solo con la fantasia.

La squadra comunque è forte, costruita con criterio e questa volta dovrebbe farcela. E infatti prima in classifica, ma il margine sul Legnano è sottile. Partita quindi da vincere a tutti i costi!

Il colpo d’occhio del Ferraris è di quelli da emozioni forti. Se il Genoa è in serie B, il tifo che lo sostiene è però da grande squadra, e il Legnano capisce subito che il compito di uscire indenne dal catino di Marassi è di quelli disperati.

Ma durante il riscaldamento ecco un colpo di scena che i tifosi ignorano. “Nani” Franzosi, il vecchio portiere titolare che così bene si sta comportando non ce la fa, ha sentito un dolore alla schiena. E Gandolfi, il suo sostituto è ormai in tribuna ignaro di tutto.

Scuola Toro, Gandolfi è arrivato al Genoa attraverso una lunga trattativa che è passata prima per la comproprietà col Torino e prestiti vari a Legnano e Lazio. Adesso è tutto rossoblù, ma ha davanti il mostro sacro Franzosi e il Genoa finora lo ha visto sempre dalla tribuna.

Il massaggiatore corre a chiamarlo:

“Vieni giù!!!”

Grida dal parterre delle tribune, ma Gandolfi che sta tranquillamente fumandosi una sigaretta, fa cenno di non capire.

“Vieni giù che Nani non ce la fa!”.

Alla fine Gandolfi capisce, scende negli spogliatoi, dove l’allenatore gli dice stringatamente: “Cambiati che giochi tu”.

Per Gandolfi si tratta di una cosa mica da niente: è il suo esordio al Ferraris!

Non pensava nemmeno lontanamente che potesse avvenire in quel modo, senza la possibilità di prepararsi mentalmente e in una partita così importante.

Ma l’allenatore stoppa subito eventuali timori.

“Che tu abbia paura o no, tra un quarto d’ora devi scendere in campo. Quindi muoviti, dai…”.

Quando le squadre stanno per entrare in campo, l’altoparlante, come di consueto, scandisce le formazioni. Appena si ode:

“Genoa: Gandolfi…”

lo stadio è percorso da un “Ohhhh” di delusione che taglia le gambe al giovane portiere. Ma l’emozione e il timore di non farcela durano dieci minuti soltanto. Il Legnano che persegue l’obiettivo dello 0 a 0, in una puntata offensiva guadagna una punizione dal limite dell’area. Calcia il biondo Eidenjfiall e mette la palla all’incrocio dei pali. Pallone pericolosissimo che dà l’impressione del gol, ma Gandolfi vola e manda in angolo! Il Ferraris esplode in un applauso, e da quel momento per Gandolfi saranno applausi ogni volta che tocca il pallone.

Finirà la partita acclamato e non uscirà più di squadra fino all’ultima giornata. Resterà al Genoa fino al campionato 1958/59, fornendo un buon rendimento in una decade che ha visto la porta rossoblù difesa da nomi importanti come Franzosi, Ghezzi e Buffon.

Il pericolo scampato mette le ali al Grifone che nel giro di cinque minuti sblocca la partita col suo fromboliere “Roccia” Dalmonte.

Adesso per il Genoa il campo è in discesa. Forte del vantaggio può controllare il gioco senza scoprirsi. Si arriva al riposo sull’1-0 per il Genoa senza ulteriori scosse.

Ma nella ripresa il Legnano si gioca il tutto per tutto e diventa più aggressivo, la partita sale di tono agonistico e il Genoa capisce che non può limitarsi a controllare senza correre il rischio di subire il pareggio. Il Ferraris, pieno come nelle grandi occasioni, reclama a gran voce il gol della tranquillità, e il giovane centravanti Firotto trova il modo di mettere tutti col cuore nelle rose infilando la palla del 2 a 0. E’ l’apoteosi.

I tifosi sentono di avere la promozione in tasca e i loro sorrisi a fine partita sono già un anticipo dei festeggiamenti. Ma per la matematica certezza bisognerà aspettare ancora quattro partite, quando al Ferraris arriverà il Fanfulla di Lodi. Il Genoa vincerà 1 a 0 e dalla Nord una grande A salirà in cielo portata da un mare di palloncini rossoblù.

Finito il campionato la Società festeggerà insieme alla ritrovata serie A anche il “60°”, disputando un incontro amichevole con una rappresentativa di Londra, in un Ferraris addobbato a festa e onorato dalla presenza delle altre Società e del presidente della Federazione Ottorino Barassi.

Il Genoa che ritorna in A, è ancora la squadra che ha vinto più campionati italiani, ma non trova un presidente capace di riportarla in alto. Il suo futuro è a rischio.

Ci penserà una tifoseria che non ha eguali, a tenerlo in vita in messianica attesa del presidente del destino capace di vincere il campionato del decimo scudetto.

Genova 5 aprile 1953

Genoa: Gandolfi, Melandri, Becattini, Acconcia, Cattani, Gremese, Dalmonte, Pravisano, Firotto, Chiumento, Frizzi.

Legnano: Longoni, Asti, Pian, Eidenfjall, Lupi, Sassi, Manzardo, Palmer, Loranzi, Mion, Motta.

Reti: Dalmonte (G) 15’, Firotto (G) 68’

Arbitro: Liverani di Torino

Tratto da

Franco Venturelli – “Genoa, una leggenda in 110 partite, storie di Genoa e di Genoani”

Nuova Editrice Genovese, anno 2011

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