Scusi, per l’apocalisse? Sempre in fondo a destra

Scusi, per l’apocalisse? Sempre in fondo a destra

La mancata qualificazione al Mondiale in Russia è il prodotto della disastrosa politica calcistica adottata dal post Berlino 2006 a oggi

Luci a San Siro non ne accenderanno più. Le note amare del capolavoro di Roberto Vecchioni, magari suonate sulla prima corda di violino, sono il sottofondo ideale per Italia-Svezia. E’ il fallimento del nostro sistema calcio, il fallimento di Tavecchio, di chi l’ha sostenuto, candidato e votato; il fallimento di Gian Piero Ventura, incapace di chiedere scusa da solo se non su richiesta di un collega della radio. E’ il prodotto della disastrosa politica calcistica adottata dal post Berlino 2006 a oggi. Da Calciopoli in poi il sistema calcio italiano è regredito, invecchiato interiormente ma abbellito da lifting posticci.

Ha ragione Roberto Renga quando scrive che Conte ha solo rinviato l’apocalisse, spostando indietro le lancette dell’orologio. Cade l’Italia del pallone, com’era caduta, ma meno fragorosamente, in Sud Africa con Lippi. Avvisaglie di un sistema che iniziava a scricchiolare pericolosamente. Ventura non ha saputo gestire il peso della panchina Azzurra andando in completa confusione dopo il 3-0 in Spagna. L’emblema è Daniele De Rossi che sbotta con un preparatore atletico: «Ma che entro a fa’ io? Dobbiamo vincere, non pareggiare». Diamine, dov’è la lucidità? E la libidine?

Passa la Svezia dell’ex genoano Granqvist, talmente alto che poteva svitare le lampadine del Meazza e creare il buio. Quello l’anno creato l’incapacità innovativa di chi governa il calcio, capace solo di gaffe e di sventolare la nascita di una manciata di centri federali, uno scopiazzo del modello tedesco. Da dove e da chi riparte il pallone? Perché nessuno, tranne Buffon che ha avuto la forza di piangere in diretta nazionale di fronte a milioni di italiani, si assume le responsabilità che comporta il proprio ruolo? Era impensabile cadere in un vuoto così vuoto, invece ci siamo riusciti. Milano mia portami via, fa tanto freddo, ho schifo e non ne posso più.

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